Corpi Civili di Pace in Tanzania: superare insieme le barriere per un futuro inclusivo
Ogni giorno è diverso, ogni giorno ci troviamo di fronte ad una nuova sfida.
Questa frase raccoglie quella che è la sensazione che abbiamo provato nel portare avanti il progetto del quale facciamo parte in Tanzania, nella regione di Mbeya.
L’obiettivo fondamentale che ci siamo preposti è l’individuazione delle barriere che le persone con disabilità, soprattutto ragazzi e bambini, incontrano nell’accesso all’istruzione, alla sanità e al mondo del lavoro.
Nonostante la legge tanzaniana preveda l’inclusione sociale delle persone con disabilità, tramite l’approvazione del Disability Act del 2010, spesso questo non avviene e ci si trova di fronte a delle situazioni di discriminazione.
Infatti, è ancora forte lo stigma nei confronti della disabilità e, anche tramite la documentazione letta e studiata, ci siamo resi conto di quanto forte sia il retaggio culturale da sconfiggere affinchè la disabilità non venga più vista in un’accezione negativa.
Il nostro obiettivo finale è far sì che la disabilità venga vista come risorsa, come condizione da valorizzare e non qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi.
Andando più nello specifico, il nostro lavoro si è concentrato inizialmente sullo studio di documenti che ci hanno aiutato a capire le condizioni di vita delle persone con disabilità in Tanzania e ci siamo accorti che in realtà mancano ancora dati e informazioni utili ad avere un’immagine più completa della loro situazione.
Per fare questo abbiamo quindi deciso di andare sul campo e toccare con mano la realtà nella quale ci troviamo; a questo proposito abbiamo portato avanti due attività in parallelo: da un lato abbiamo infatti creato dei questionari da somministrare a giovani con disabilità e alle loro famiglie, mentre dall’altro ci siamo recati in due centri che ospitano ragazzi con disabilità.
Nel centro di Shewa seguiamo due gruppi: da un lato giovani con disabilità fisica e cognitiva, mentre dall’altro ragazzi di strada che hanno delle situazioni familiari complesse.
Tramite le attività che proponiamo loro, piccoli giochi che stimolino la creatività, il movimento e la concentrazione, cerchiamo anche di favorire l’interazione tra i due gruppi per iniziare a promuovere l’integrazione di cui abbiamo detto in precedenza.
Nel centro di formazione professionale di Iyunga, invece, abbiamo pensato di affiancare alle attività formative già offerte, come falegnameria e sartoria, corsi di inglese, informatica e matematica.
Tutto è nato nel 2017 con il primo progetto dei CCP in Tanzania NYEUPE NA NYEUSI – IL BIANCO E IL NERO che aveva come obiettivo l’emersione del fenomeno delle discriminazioni delle persone albine per una sua accresciuta visibilità a livello istituzionale e sociale/comunitario. Si è lavorato pertanto per sradicare o mitigare in modo efficace le forme di esclusione e violenza di cui sono fatte oggetto le persone con albinismo, attraverso il loro inserimento nei principali sistemi comunitari: scuola, lavoro, partecipazione sociale e politica. Azzurra, una delle operatrici dei CCP di quell’anno, è la responsabile del nostro progetto, un cerchio che si è aperto anni fa e che continuerà anche con altri giovani che seguiranno dopo di noi perchè abbiamo sicuramente fatto parecchio, ma ci sentiamo solo all’inizio del nostro percorso dei Corpi Civili di Pace.
Auspichiamo che il lavoro svolto e le attività proposte possano servire concretamente affinchè si sviluppi una sempre più forte apertura nei confronti delle persone con disabilità, per far sì che vengano accettate, incluse all’interno della comunità e considerate al pari delle altre.

Noi ce la stiamo mettendo tutta!
Per la Redazione
Aldo, Camilla, Nicholas, Samar
Operatrici e Operatori dei Corpi civili di Pace del CESC Project e di Gondwana
Tanzania, la storia dei bambini nati albini
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