Gandhi e le donne: il debito che la storia femminile indiana ebbe con Gandhi
“Gandhi diede una nuova direzione, forza e ispirazione
per i movimenti della libertà e attirò un gran numero di donne”.
(Aparna Basu, storica indiana, autrice e avvocato per i diritti delle donne)
Sono molte le donne che hanno condiviso dei passi importanti delle loro vite insieme a Gandhi e che in seguito hanno raccolto le esperienze vissute intraprendendo delle strade legate all’impegno sociale, politico e culturale.
Nel pensiero gandhiano le donne ricoprivano un ruolo importante, lui predicò infatti il contrasto alla discriminazione di genere e sosteneva la piena partecipazione delle donne nella vita politica. L’esperienza di Gandhi ha dato un forte contributo al ruolo della donna in India e nel mondo.
Molti saggi e articoli raccontano che Gandhi ha portato molte donne indiane “fuori dalle loro case”, dando loro la spinta di attivarsi socialmente facendole partecipare alle manifestazioni e rendendole per la prima volta delle attrici politiche. Le donne rispettabili infatti lavoravano in casa e si muovevano all’interno di spazi circoscritti, quelle che lavoravano fuori dallo spazio domestico erano viste male.
Le donne che ispirarono Gandhi
Tra le donne che lo influenzarono maggiormente ci furono sua madre e sua moglie Kasturba Gandhi e poi le suffragette inglesi.
Kasturba era figlia di un ricco uomo d’affari e sposò Gandhi quando lei aveva 13 anni e lui 14. Quando nel 1906 Gandhi iniziò a praticare il celibato, Kasturba gli rimase comunque a fianco anche se non accettò sempre le sue idee. Durante il suo viaggio in Inghilterra, Gandhi scrisse della Women’s Social and Political Union (Unione politica e sociale delle donne) e della loro campagna per il suffragio femminile. In quell’occasione elogiò le azioni delle donne per il loro processo di sfida nei confronti delle norme sociali e per la loro battaglia a favore del diritto di voto. Sia le suffragette e sia sua moglie e sua madre gli insegnarono la forza del carattere, l’utilità della sofferenza e l’impatto della performance femminile nelle arene politiche.
Nonostante ciò, Gandhi non incoraggiò mai le donne a diventare attiviste, almeno non prima della loro adesione al Satyagraha nel 1913 (teoria etica e politica elaborata da Gandhi che ha come base la disobbedienza civile e consiste nella lotta nonviolenta) e fino a che non iniziarono a partecipare alle dimostrazioni venendo anche arrestate.
Saraladevi Ghosal Chaudhurani e la figura di donna leader
Gandhi desiderava che le donne diventassero anche delle leader. E lui vide nella figura di Saraladevi Ghosal Chaudhurani proprio quella di una guida per le donne. Con una buona istruzione e con un sentimento patriottico, Saraladevi non si sposò fino all’età di 33 anni, molto tardi per una donna indiana.
Dopo che Saraladevi scomparve dalla scena nazionale, fu Sarojini Naidu (1879-1949), l’“Usignolo” dell’India, a emergere come la donna più significativa associata all’Indian National Congress e a Gandhi. Sarojini incontrò Gandhi nel 1914 e da quel momento in poi la sua vita fu dedicata alla causa della libertà dell’India. Nel 1925 divenne la prima donna indiana presidente della Conferenza nazionale indiana. Sebbene Sarojini non fosse d’accordo con Gandhi su tutto e non vivesse come un gandhiana, era sua leale e devota. Quando Gandhi fu arrestato il 5 maggio 1930 per la produzione del sale, Sarojini si fece avanti per guidare il movimento finché non fu arrestata anche lei. Da questo momento in poi, Sarojini lo fu sempre accanto a Gandhi. Come lui, fu imprigionata fino al 1931.
Tra il Sudafrica e l’India: l’inizio della formazione delle Associazioni delle donne indiane
Tra il 1907 e il 1911, gli uomini indiani si batterono per le leggi discriminatorie in Sudafrica promosse dal Regno Unito, le Immigration Act. Queste abolivano il diritto di voto degli indiani e li tassava pesantemente nel caso in cui non fossero tornati in patria. La nuova legislazione andava anche contro i matrimoni indiani perché prevedeva che solo i matrimoni monogami erano legali e lo erano solo quelli cristiani. Gandhi, recatosi in Sudafrica per un incarico, entrò in contatto con il fenomeno dell’apartheid e pensava che a causa dell’Immigration Act le mogli indiane sarebbero state ridotte allo status di concubine. Le donne indiane dell’associazione Transvaal Indian Women’s Association dichiararono al Ministro degli Interni che avrebbero offerto una resistenza passiva. Gandhi elogiò le “coraggiose sorelle indiane” che vennero anche arrestate per 3 mesi in seguito alle loro proteste, in carcere finì anche la moglie di Gandhi, Kasturba. Durante la prigionia, Valliamma Moonsamy Mudaliar fu la prima donna martire che morì per le gravi condizioni carcerarie e divenne un motivo per mobilitare ancora di più le donne indiane.
Al suo ritorno in India, Gandhi si riunì con molte donne che avevano supportato il suo lavoro in Sudafrica: Ramabai Ranade, la dottoressa Kadambini Ganguli e Jaiji Jehangir Petit. I gruppi femminili, mossi dal desiderio di miglioramento della società, iniziarono a realizzare i primi incontri collettivi. Agli uomini spesso non era consentito l’accesso a queste riunioni, al loro interno si esortavano le donne a lavorare insieme per rigenerare la nazione. Tra gli altri temi critici si parlava della necessità di istruzione, della mancanza di assistenza medica, del matrimonio e dell’assistenza all’infanzia. Saraladevi Choudhurani propose di fondare un’organizzazione di sole donne, il Bharat Street Mahamandal (Il Grande Circolo delle Donne Indiane) che ebbe il suo primo incontro a Allahabad nel 1910. Qualche tempo dopo venne fondata la Women’s Indian Association (Associazione indiana delle donne) con lo scopo di educare le donne e renderle coscienti del loro posto nella società crescente. A questo punto c’erano organizzazioni femminili capaci in tutta l’India di articolare le questioni delle donne e di lanciare progetti per raggiungere i loro obiettivi. Gandhi parlò spesso a queste associazioni esortando le donne all’educazione, alla consapevolezza delle proprie condizioni, alla lotta per i propri diritti; inoltre voleva che donne e uomini lavorassero insieme fianco a fianco.
Conclusioni
La grandezza del pensiero di Gandhi stava proprio nell’iniziare a riconoscere i diritti delle donne avanzando una sua teoria sulla parità di genere. Iniziò a demonizzare i matrimoni precoci e invitava le donne a concentrarsi nell’educazione e nell’uguaglianza, le spronò ad avvicinarsi alla lotta per assumere un ruolo decisivo anche nella politica.
Un altro tema attuale toccato da Gandhi riguardava il concetto di sessualità. Lui non additava la colpa della lussuria alle donne, anzi credeva che era un problema degli uomini. Grazie a Gandhi, le donne indiane divennero ansiose di prendere parte ai movimenti nazionalisti ed erano anche attirate dall’etica nonviolenta.
Manmohini Zutshi, studentessa arrestata nel 1930, scrisse: “Eravamo emozionate ed entusiaste di essere portate in prigione. Ci siamo sentite come se ci fosse stato conferito un grande onore…”
Per la Redazione
Elisabetta Di Cicco
U2 & A.R. Rahman – Ahimsa (Traduzione in italiano)
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