Skip to main content

La mia esperienza di servizio civile all’Università di Pisa. Essere tra quel “tipo di persone che possano contribuire a prevenire la guerra”

23 Marzo 2026
La mia esperienza di servizio civile all’Università di Pisa. Essere tra quel “tipo di persone che possano contribuire a prevenire la guerra”

Ogni mattina un obiettore di coscienza si sveglia, si allaccia le scarpe, mette nella sua borsa o zaino il necessario e si reca nella sede dove svolge il servizio civile. Alcuni operatori volontari si svegliano in Argentina, altri in Rwanda, altri ancora in Grecia. Molti passano la giornata in un asilo, altri in una casa riposo, chi assiste le persone malate, chi si dedica al lavoro nella natura e nella coltivazione. 

Tutti nel loro piccolo settore contribuiscono con la loro scelta a creare un mondo che porga la mano invece che imbracciare il fucile.

Anche io ho deciso di dare il mio piccolo contributo scegliendo di svolgere il servizio civile all’Università di Pisa, dove ho studiato anni fa: un ambiente che, pur essendo cambiato, mi resta familiare.
Ho scelto l’università perché è un luogo profondamente legato alla conoscenza, alla formazione e alla crescita, sia professionale sia personale: uno spazio che, nella sua apparente ordinarietà, racchiude in realtà una forza silenziosa. In più Pisa, da buona città universitaria, è caratterizzata da un corpo studentesco molto attivo sulle tematiche legate alla violenza e ai diritti.
Spesso mi sono chiesta come si possa prevenire la violenza, e ogni volta sono arrivata alla stessa conclusione: l’istruzione. 

Educare e imparare sono alla base di un confronto consapevole e della comprensione reciproca. Questo è anche il senso che attribuisco all’università: uno spazio in cui si sviluppa il pensiero critico e si impara a convivere con gli altri.
Virginia Woolf si interrogava su quale fosse lo scopo dell’istruzione universitaria, su quale tipo di società, di esseri umani dovesse proporsi di produrre. La sua risposta (ad oggi anche la mia): “[…]il tipo di persone che possano contribuire a prevenire la guerra”[1].
Woolf scriveva: “[…] cosa si dovrà insegnare nel college nuovo? […] certo non l’arte di dominare sugli altri; non l’arte di governare, di uccidere, di accumulare terra e capitale. [..] si dovranno insegnare la medicina, la matematica, la musica, la pittura, la letteratura. E l’arte dei rapporti umani; l’arte di comprendere la vita e la mente degli altri. Lo scopo del nuovo college dovrebbe essere non di segregare e di specializzare, ma di integrare”[2].
Queste idee di per sé hanno già una forza straordinaria, ma il loro impatto diventa ancora più potente quando si trasformano in azioni concrete. 

Pochi giorni fa, ad esempio, venerdì 12 marzo, gli attivisti del movimento No Base hanno bloccato per oltre cinque ore un convoglio militare alla stazione centrale di Pisa. Il treno, partito dal porto di Piombino e diretto al Nord Italia, è stato costretto a tornare indietro. Con questa azione, il gruppo ha nuovamente messo al centro il contrasto alle politiche di guerra e di controllo che caratterizzano il panorama internazionale, politiche a cui anche il nostro paese contribuisce tramite il traffico d’armi. 

Mantenere vivi i propri ideali non è semplice: occorre prendersene cura, ricordarli, dirli ad alta voce. E sebbene in molti contesti ostili questo sia difficile, l’ambiente universitario rappresenta per me un luogo dove questi ideali possono crescere liberamente.

Per questo sono entusiasta che il servizio civile mi abbia dato l’opportunità di viverlo ogni giorno.

Per la redazione

Viola Degl’Innocenti

FUORI LE ARMI DALLA NOSTRA TERRA – MOVIMENTO NO BASE

No Base, No Tagli all’Università e alla Ricerca. Giornata di mobilitazione a Pisa


[1] Virginia Woolf, Le tre ghinee (Milano: Feltrinelli, 1987), pp.57-58

[2] Woolf, Le tre ghinee, p.58.

Rubriche
Appunti di vista
Lascia un commento

Rispondi

Rimani aggiornato con i nostri eventi
Iscriviti alla Newsletter di Appunti di Pace