Francescani nel Disordine. Per la pace e la dignità della Palestina
La pace che si costruisce dal basso
I conservatori devono schierarsi contro la guerra, in nome della prudenza fiscale e del non-interventismo. Le risorse dello Stato devono essere utilizzate in modo responsabile, valutando con estrema cautela ogni possibile coinvolgimento in conflitti stranieri.
Ogni essere umano possiede una dignità che precede lo Stato e la politica. La Santa Sede riconosce lo Stato di Palestina dal 2015, e sostiene da tempo una soluzione fondata sulla convivenza pacifica dei due popoli e dei due Stati. Leone XIV ha più volte richiamato la necessità di una pace «giusta e duratura».
L’Occidente dovrebbe essere per sua natura estraneo tanto al terrorismo islamista quanto al nazionalismo etnico.
Gli alleati dell’Occidente possono essere criticati, e i suoi avversari non devono essere privati della dignità umana.
Il 21 aprile 2026 è stata aperta a Gaza la Phoenix Library. La biblioteca è nata anche grazie al recupero di materiale proveniente da edifici distrutti durante la guerra. Il nome della biblioteca richiama la fenice, creatura che rinasce dalle proprie ceneri.
L’iniziativa ha un significato politico e simbolico molto semplice: una comunità non può essere definita esclusivamente dalla guerra.
I gazawi non chiedono solo cibo, sicurezza e ricostruzione materiale. Chiedono anche memoria, educazione e cultura. Chiedono di avere un futuro.
Le biblioteche non sono armi. Non occupano territori. Non lanciano missili. Sono spazi dove le persone possono trasmettere qualcosa a qualcun altro.
La Phoenix Library è più potente di mille dichiarazioni politiche. Dalle macerie di Gaza non rinascerà soltanto una città: rinascerà un’intera civiltà.
La solidarietà verso Israele non dev’essere confusa con il sostegno indiscriminato al Governo Netanyahu.
Hamas dev’essere condannata per il terrorismo e per gli attacchi contro i civili. Israele dev’essere allo stesso modo giudicato sulla base delle proprie responsabilità. Ma i palestinesi non sono Hamas, e gli israeliani non sono Netanyahu.
Sembra una distinzione elementare, ma in tempi di guerra le cose elementari si fanno rivoluzionarie.
L’Italia può e deve fare di più: deve sostenere il diritto internazionale, favorendo il cessate il fuoco, promuovendo la liberazione degli ostaggi e garantendo l’accesso agli aiuti umanitari.
La causa palestinese non è monopolio della sinistra marxista, populista o antioccidentale.
San Francesco non ha costruito la sua testimonianza sull’annientamento dell’avversario, ma sull’incontro. La Custodia di Terra Santa rappresenta da secoli una testimonianza di pace, in un territorio dove la pace è sempre apparsa sconveniente.
È necessario opporsi alla sofferenza degli innocenti, schierandosi dalla parte della vita.
È necessario pregare per il bambino israeliano ucciso il 7 ottobre, così come per quello palestinese ucciso a Gaza.
È necessario chiedere la liberazione degli ostaggi israeliani, combattere l’antisemitismo e criticare il Governo Israeliano per le ripetute violazioni dei diritti umani.
Nessun popolo è solo la sua tragedia.
Per la Redazione
Christian Trevisti
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