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Arte, psicologia e felicità

20 Marzo 2025
Arte, psicologia e felicità

La trasmissione di una emozione è il più importante degli impegni di un artista che vuole esprimere se stesso e ciò che sente attraverso la sua arte.
Se in particolare trattiamo la felicità come argomento di discussione nell’arte e nella psicologia, sicuramente possiamo dire che sono nate come insieme nell’uomo, in quanto mente, mano e cuore, sono gli strumenti che ci tengono in vita, che tengono in vita l’espressione di un artista o di un pensatore che ne traccia le sue definizioni o più semplicemente di un essere umano che la prova.
Nella Storia della Filosofia delle civiltà antiche Aristotele per esempio considerava la felicità come l’unione di piacere, edonia, e lo scopo di condurre una vita degna di essere vissuta, eudaimonia. Per Seneca la felicità è una vetta da condurre in solitaria, possibilmente trattando le virtù ed eliminando i desideri. Altri pensatori affermano che la felicità è un qualcosa di fuggevole, non duraturo, che non permane a lungo. Altri addirittura mettono in dubbio l’esistenza della stessa.

Ci interroghiamo sul raggiungimento della felicità da sempre, e l’arte nella psicologia dell’uomo ha influito su questo punto. 

Era desiderio dell’artista, raffigurando nella pittura scene delle sacre scritture, riportare l’uomo a una sorta di beatitudine, un senso di sollievo, una visione divina, per esempio. O tramandare spettacoli in forma orale come facevano i cantori nella Grecia antica. Anche questa è arte.
Così l’artista, seppur probabilmente vivendo anche nel disagio egli stesso, riesce attraverso l’arte a risollevare per un attimo se stesso e chi lo ammira nel suo creare.
Possiamo dire che l’arte, in tutte le sue forme, ha sempre spinto l’uomo a guardare oltre, lo ha indotto a ridere negli spettacoli comici, o a riflettere nella visione di un film, nella lettura di un libro, nella riflessione.
Nel Medioevo la Felicità era collegata alla Conoscenza, a Dio e alla Natura, un qualcosa considerato oggetto di pochi, e sicuramente non degli schiavi o di chi doveva servire il padrone, e anche lo stesso artista non ne godeva spesso. Paradosso dell’arte. Ne gode chi la guarda, non sempre chi la realizza ne è cosciente.
Ricordiamo i grandi maestri dell’impressionismo, come Renoir, Manet, geni assoluti dall’arte, che ci hanno lasciato scenari di ordinaria felicità, scene del quotidiano, scene che possiamo ancora ammirare, e che rimangono eternamente visioni del vero.
Ci si interroga da sempre sul raggiungimento di questo stato emotivo, prima ne discute la Chiesa, poi passa nella mani dei Filosofi e poi se ne occupa la Psicologia.
Nell’epoca moderna infatti, la Felicità perde quella connotazione morale legata alla conoscenza e a Dio, e diviene un qualcosa di personale, legato all’individuo e ai suoi desideri.
Nel moderno intendere uno stato di felicita è personale e poi collettivo, se consideriamo che essa è strettamente legata al livello di consapevolezza della persona che la prova. Ad oggi essere felici è possibilità prima legata alla salute mentale, e qui per fortuna ad oggi abbiamo moltissimi strumenti, in psicologia, nel campo dell’arte, per poterla realizzare.
Saper intendere quindi la felicità come questione quotidiana e non come qualcosa di irraggiungibile potrebbe diminuire la nostra frustrazione, in ogni caso non tutti vivono questa gioia e ognuno di noi la vive in modo diverso attraverso le sue caratteristiche personali.
La psicologia è per definizione lo studio della mente e quindi nel caso in cui non dovessimo del tutto vedere mai un orizzonte sereno questa potrebbe correrci in aiuto.
Sarebbe più bello riuscire a non vedere la felicità come un qualcosa di impossibile da raggiungere, ma come invece un sentimento di quotidiana scoperta, che ognuno può colorare a modo suo, che ognuno può disegnare a modo suo, o ballarla a modo suo, o amarla a modo suo.
Non esiste un tempo preciso per divenire in qualche modo felici, e non si deve vivere il tempo come un’ansia che non ci crea aspettative migliori.
Per chi ama i Classici nella letteratura e nelle varie discipline, può iniziare leggendo un libro, anche questo può farci sentire bene.
Ad oggi questo sentimento deve essere intanto possibilmente garantito, ma non è tutto scontato, e non è tutto perfetto, ci sono sfumature da rispettare, caratteri diversi, varie discipline, tante possibilità.
La storia insegna che la consapevolezza aiuta l’essere umano singolo a migliorare la propria visione della vita, a potenziare le proprie capacità, a scoprire anche attraverso l’espressione artistica nuovi modi di comunicare.
Sicuramente lo studio dei classici, lo studio della psicologia è fondamentale per acquisire una consapevolezza anche storica sulla questione personale della felicità, ma è oltremodo necessario che le istituzioni e la scuola, e tutto ciò che ci circonda e che spesso decide anche per noi, che sia anch’esso portatore di possibilità di benessere personale.
Intanto c’è chi si impegna in progetti educativi e formativi, sicuramente il servizio civile anche ora ci sta aiutando ad aprire gli occhi sulle caratteristiche fondamentali di un essere umano.

Per la Redazione

Francesca Drago

Roberto Benigni – La Felicità, il discorso più bello.

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