CAMMINANDO INSIEME PER L’INCLUSIONE IN RWANDA
Il Rwanda è un piccolo stato centro-occidentale del continente africano. Noto come “il paese dalle mille colline”, rappresenta un unicum in tutto il continente.
Si tratta di un Paese che ha saputo riunirsi e rialzarsi dopo la triste e sanguinosa parentesi del genocidio fratricida del 1994, diventando simbolo di rinascita e di collettività, ma anche di notevole progresso e accettazione.
Come Corpi Civili di Pace operiamo a Kigali, la sua capitale, impegnandoci perché la tolleranza nei confronti delle persone con disabilità diventi sostegno e poi inclusione.
La visione della disabilità in Rwanda, infatti, non ha tenuto il passo con l’apertura mentale che è andata via via ampliandosi negli ultimi decenni, rimanendo sempre un tema marginale e, spesso, imbarazzante, da tenere celato.
Siamo arrivate in questo Paese solo ad aprile, ma ciò che abbiamo potuto constatare in questi pochi mesi è che, per quanto relativamente accettata, la disabilità in età infantile viene ancora considerata come un difetto da correggere, mentre quella in età adulta viene nascosta, considerata un fallimento del processo di correzione.
Sebbene attualmente sia in corso qualche sperimentazione, in questo paese, i bambini affetti da disabilità intellettive non sono accettati nel sistema scolastico ordinario, vuoi per mancanza di insegnanti qualificati, vuoi per questioni di discriminazione sociale.
Questo costringe i genitori a tenere i propri figli a casa o ad affidarsi ai pochi centri specializzati attualmente disponibili, spesso lontani dalle proprie abitazioni, tanto da risultare, non di rado, inaccessibili su base quotidiana.
Alcuni dei nostri servizi ci vedono impegnati proprio in questi centri, dove cerchiamo quotidianamente di portare creatività e innovazione nel complesso mondo dell’educazione, ancora improntato su un’istruzione tradizionale e conservatrice, per niente adeguata allo sviluppo dell’autonomia fisica e intellettuale del bambino con disabilità.
Tramite attività creative, giochi didattici o propedeutici allo sport, cerchiamo di stimolare la motricità e la capacità cognitiva dei nostri piccoli allievi, contribuendo non solo allo sviluppo della loro autonomia personale, ma anche alla crescita di educatori e professionisti, proponendo idee sempre nuove e originali, spesso lontane dal loro modello educativo di riferimento.
A lungo termine, infatti, lo scopo del nostro lavoro è anche – e soprattutto – mostrare che un modo nuovo di educare, basato sul rispetto e strutturato sulle esigenze del bambino con disabilità, è, non solo possibile, ma anche sostenibile.
Un altro servizio, ci vede coinvolte presso un centro residenziale dove donne di ogni età e disabilità convivono nel più totale anonimato, sotto la supervisione di suore e infermiere.
Qui, abbiamo scoperto come anche l’attività più semplice possa essere uno stimolo importante in un ambiente dove la monotonia e la vacuità si susseguono inesorabili giorno dopo giorno.
Ci troviamo spesso a proporre attività creative come pittura, creazione di candele e di braccialetti di perline, ma anche giochi da tavolo e cineforum, anche se, ci rendiamo conto che in questo contesto non è tanto importante il fare, quanto l’esserci, anche solo con un semplice saluto o un sorriso sincero. È proprio questa semplicità che ci rende consapevoli nel quotidiano di quanto ogni attenzione o piccolo gesto sia in grado di fare la differenza, che sia questa piccola o grande, passeggera o duratura, per pochi o per molti.
Come Corpi Civili di Pace, la nostra ambizione non è quella di cambiare la realtà esistente o ergersi come portatrici di una conoscenza o una pratica nuova, ma piuttosto presentarci come Rebecca e Silvia, due persone in grado di ascoltare storie, condividere esperienze, e sognare insieme possibili scenari futuri. Questo ci permette di inserirci in uno scambio reciproco nel quale non c’è giusto o sbagliato ma piuttosto prospettive diverse; ed è proprio questa diversità che ci spinge a trovare punti di contatto dai quali partire per raggiungere uno scopo comune.
Per la redazione
Rebecca Petetti – Silvia Milone
Operatrici dei Corpi civili di Pace per CESC Project e Gondwana
Disability Inclusivity in Rwanda | Beyond Closing Orphanages
LINK: https://www.youtube.com/watch?v=b6J1F6vPNV8&t=67s

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