Rojava, tra rivoluzione sociale e conflitto permanente
Con il nome Rojava si indica l’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est (AANES), una regione autonoma de facto nel nord della Siria, lungo il confine con la Turchia. Il termine “Rojava” significa “ovest” in curdo, cioè il Kurdistan occidentale.
Questa esperienza politica nasce nel contesto della guerra civile siriana iniziata nel 2011, quando il governo di Bashar al-Assad si è ritirato da alcune aree settentrionali del paese, permettendo ai curdi siriani e ad altre comunità locali di organizzare forme di autogoverno a partire dal 2012–2014. Il progetto politico del Rojava si ispira alle idee di Abdullah Öcalan, leader del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), e al concetto di confederalismo democratico, un modello che rifiuta lo Stato-nazione centralizzato e propone invece una rete di comunità autonome basate su assemblee locali, partecipazione diretta dei cittadini, parità di genere, pluralismo etnico e religioso ed ecologismo.

https://thisisbeirut.com.lb/articles/1303301/rojava-syria-s-kurdish-enclave-under-us-shield
Dal punto di vista militare, la regione è difesa principalmente dalle Forze Democratiche Siriane, una coalizione guidata dai curdi delle YPG e YPJ, ma composta anche da combattenti arabi e assiri, che hanno svolto un ruolo decisivo nella sconfitta territoriale dell’ISIS tra il 2015 e il 2019, spesso con il supporto degli Stati Uniti. Tuttavia, il Rojava è al centro di forti tensioni geopolitiche: la Turchia lo considera una minaccia alla propria sicurezza, accusando le milizie curde di essere collegate al PKK, e ha lanciato diverse operazioni militari per occupare parti del territorio. La regione non è riconosciuta come Stato dalla comunità internazionale e si trova in una posizione precaria tra il governo siriano, la Turchia, la Russia e gli Stati Uniti.
Oltre alla dimensione militare, il Rojava è noto per il tentativo di costruire una società alternativa basata su cooperative, assemblee popolari e un forte protagonismo delle donne. Le Unità di Protezione delle Donne (YPJ) sono diventate un simbolo globale della resistenza contro l’ISIS e di una forma inedita di femminismo politico armato, mentre in molte città funzionano scuole multilingue e progetti comunitari che cercano di superare divisioni etniche e religiose. Nel Rojava convivono infatti curdi, arabi, assiri e siriaci cristiani, armeni, turcomanni e yazidi, con l’obiettivo dichiarato di creare una società inclusiva e non nazionalista. Allo stesso tempo, non mancano critiche e controversie, tra cui accuse di repressione dell’opposizione politica, coscrizione obbligatoria e forte controllo da parte del partito dominante.
Il Rojava si inserisce nella più ampia questione curda, che coinvolge circa 30–40 milioni di persone distribuite tra Turchia, Siria, Iraq e Iran, senza uno Stato nazionale. In questo contesto, l’esperienza del nord-est siriano rappresenta una delle forme più avanzate di autogoverno curdo mai realizzate, dopo l’esperienza del Kurdistan iracheno, ma anche una delle più fragili, a causa della pressione degli Stati circostanti e delle dinamiche della guerra siriana.
Negli ultimi anni, il Rojava è stato sottoposto a continui attacchi militari da parte della Turchia, che utilizza droni e bombardamenti per colpire infrastrutture civili e militari. Allo stesso tempo, la regione affronta una grave crisi economica e umanitaria, aggravata dall’embargo e dall’isolamento politico, mentre il futuro del rapporto con il governo siriano rimane incerto.
L’esperimento del Rojava solleva interrogativi profondi sul rapporto tra emancipazione sociale e conflitto armato.
Da un lato rappresenta un tentativo radicale di costruire democrazia, pluralismo e uguaglianza di genere in un contesto dominato da autoritarismi e nazionalismi; dall’altro mostra i limiti e le contraddizioni di un progetto che nasce e sopravvive in condizioni di guerra permanente. Per i movimenti pacifisti e progressisti, il Rojava rimane così un laboratorio politico affascinante e problematico, che invita a ripensare le forme di autogoverno, resistenza e solidarietà internazionale.
In un Medio Oriente segnato da conflitti, repressioni e interventi esterni, il Rojava rappresenta una delle poche esperienze che hanno provato a coniugare emancipazione sociale e autogoverno popolare, pur dentro le drammatiche contraddizioni della guerra.
Per la Redazione
Nicoletta Capotorto
Rispondi