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17 Maggio: contro l’omobitransfobia, per una cultura della pace

22 Maggio 2025
17 Maggio: contro l’omobitransfobia, per una cultura della pace

“Se sei neutrale in situazioni di ingiustizia, 

hai scelto la parte dell’oppressore.”

Desmond Tutu

A partire dal 2004, il 17 maggio si celebra la Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia e la Transfobia (IDAHOBIT). La data scelta non è casuale, si vuole ricordare la decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali avvenuta proprio il 17 maggio 1990.

La giornata ha l’intento di far riflettere e fare luce sulle discriminazioni che ancora oggi colpiscono le persone LGBTQIA+ in tutto il mondo. Infatti, in molti Paesi, queste persone continuano a essere discriminate, perseguitate, incarcerate, e in alcuni casi persino uccise, solo per la loro identità o orientamento sessuale. Anche nelle società democratiche, le aggressioni quotidiane, la violenza verbale, l’esclusione sociale e le disuguaglianze nell’accesso a diritti fondamentali restano una dura realtà. Solo in Italia si conta che nel 2024 i casi di violenza omofoba, in base ai dati di Gay Center, siano stati 3.600.

Contrastare l’omobitransfobia significa disinnescare meccanismi di odio, paura e ignoranza. Bisogna, invece, educare all’empatia, promuovere l’ascolto e riconoscere il valore unico di ogni persona; si attua, così, un vero e proprio disarmo culturale e morale, che contribuisce alla costruzione di una società più rispettosa e più unita.

Non è più solo un problema di diritti civili: si tratta di pace, di giustizia. Ogni volta che una qualsiasi persona viene esclusa, discriminata, bullizzata o addirittura ferita per quello che è, la società di divide e si allontana dal bene comune. 

La pace non è solo assenza di guerra, ma, appunto, presenza di giustizia, è fondamentale riconoscere la dignità di ogni persona per costruire la vera pace. 

Celebrare il 17 maggio, quindi, non è un atto di solidarietà (non solo, almeno), ma un impegno collettivo per i diritti umani di tutti, per una società in cui ognuno possa vivere liberamente e senza paura. 

Per costruire una società migliore è fondamentale prendere una posizione e per avere la pace è necessario prenderla contro ogni forma di esclusione. 

Stare dalla parte della comunità LGBTQIA+ e delle persone emarginate non è quindi una questione ideologica: è una scelta etica, civile e umana.

Per la Redazione

Nicoletta Capotorto

Omobitransfobia for dummies

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