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Migrazione, una via possibile per tutti con una società priva di pregiudizi

12 Dicembre 2025
Migrazione, una via possibile per tutti con una società priva di pregiudizi

Al primo posto della definizione della parola migrazione sul vocabolario dell’enciclopedia Treccani troviamo la migrazione riferita agli animali, agli uccelli e si intende un cambiamento di sede. Le migrazioni sono, infatti, spostamenti che specie viventi animali compiono in modo regolare, periodico (stagionale), lungo rotte ben precise (e in genere ripetute), e che coprono distanze anche molto grandi, seguiti da un ritorno alle zone di partenza. 

Le migrazioni che effettuano gli esseri umani, invece, vengono definite come “spostamento di una popolazione verso aree diverse da quella di origine, nelle quali si stabilisce”. 

La definizione che ci viene data dalla Treccani è molto simile a quella dell’OIM: “lo spostamento di una persona o di un gruppo attraverso un confine internazionale o all’interno di uno Stato, includendo ogni tipo di movimento, indipendentemente dalla durata, composizione e cause, coprendo migrazioni volontarie/forzate, interne/internazionali, legali/irregolari, per motivi economici, familiari, di conflitto o ambientali, e includendo rifugiati, sfollati e migranti economici.” L’OIM è un’organizzazione internazionale fondata nel 1951 che si occupa di migrazioni. Attualmente gli Stati membri sono 173 e l’Italia è uno dei paesi fondatori. L’azione dell’OIM si basa sul principio che una migrazione ordinata e nel rispetto della dignità umana porti benefici sia ai migranti sia alla società.

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.” – Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 32

La nostra Costituzione promette tutela alla salute come diritto dell’individuo e non solo del cittadino italiano. È fondamentale considerare il migrante come individuo, con i propri diritti e che rispetta i propri doveri, per vivere in una società giusta. 

La migrazione dell’uomo è influenzata da diversi fattori: religiosi, politici ed economici.

 Si può fare una distinzione tra push factors e pull factors. Dove i primi sono fattori che spingono via dal Paese di origine, mentre i secondi sono fattori che attraggono verso il Paese di destinazione. Per tutti questi fattori, comunque, è alla base il concetto che l’individuo ricorre alla migrazione per migliorare la propria vita, anche se spesso il cammino per raggiungere un miglioramento è lungo (in molti casi letteralmente, ci vogliono anche anni, per chi non ha i mezzi, per raggiungere la propria meta). Oltretutto, molte volte i migranti scappano da Paesi considerati molto poveri, ma non riescono a raggiungere i Paesi “ricchi” e si spostano in Paesi limitrofi, che sono comunque considerati poveri. L’esempio più eclatante di questo avvenimento è il Libano, che è il Paese con più rifugiati al mondo, circa un terzo della popolazione è composta da rifugiati, principalmente siriani e palestinesi.

Vorrei concludere con una citazione che può farci riflettere sui pregiudizi posti nei confronti dei migranti.

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in 2 e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici, ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali. 

Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purché le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.”

Relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912

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Ricordiamoci sempre che siamo stati anche noi gli immigrati!

Per la Redazione 

Nicoletta Capotorto

Storia dell’immigrazione italiana negli Stati Uniti

Si ringrazia per i materiali la Dott.ssa Anna Paola Massetti coordinatrice dell’ambulatorio stranieri al Policlinico Umberto I e docente all’Università La Sapienza del corso di Medicina delle Migrazioni (CdL in Scienze e tecnologie geografiche per l’ambiente e la salute), oltre ai corsi nei CdL di Medicina e di Infermieristica

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