Origine della parola Nazione
Nazione, è una parola che nel nostro immaginario si lega all’idea di etnia, di tribù, di un popolo che condivide una discendenza, una lingua e una storia comune.
La Bibbia descrive il concetto di nazione (nationes o gentes) come “una delle grandi divisioni naturali della specie umana uscita dalle mani di Dio creatore, espressione della diversità visibile della società umana sulla terra”.
La parola Nazione, dal latino natio, comparve per la prima volta nell’antica Roma e si riferiva ai gruppi di persone legate tra loro dal tipo di discendenza. Il termine però non aveva ancora quel risvolto politico che gli affibbiamo oggi, infatti non alludeva all’appartenenza ad una comunità o alla presenza di un ordine politico, si riferiva invece alla condivisione di sangue, di origine e di lingua. Nell’epoca romana, la parola natio si riferiva anche alla terra nella quale si è nati, al luogo d’origine. Durante il Medioevo il termine si caricò dell’elemento sociale, iniziò ad essere attribuito alle persone per inquadrarle all’interno di corporazioni o ceti sociali. Con gli studi di Gian Battista Vico, Voltaire e Johann Gottfried Herder si iniziò ad analizzare la parola nell’accezione di entità collettiva, riferendosi così ad un gruppo di persone dotate di un’autocoscienza politica.
Nell’epoca romantica il concetto di Nazione abbracciava la lingua parlata da un popolo e la cultura detenuta da una comunità, due elementi che pian piano portarono anche alla nascita dei movimenti nazionali. Nei territori germanici ad esempio si poneva l’attenzione alla differenza tra la Nazione Culturale (Kulturnation) e la Nazione Politica (Staatsnation).
Nasce così nel 19° secolo il concetto di nazionalità, un principio secondo il quale ogni nazione doveva essere organizzata in uno Stato politico indipendente. Ben presto questo concetto divenne il principio costitutivo degli Stati, soprattutto con la fine della Prima guerra mondiale. Al principio di nazionalità seguì ben presto quello di nazionalismo, un movimento politico che intendeva affermare la superiorità di uno Stato rispetto ad un altro sul piano mondiale.
Tra il 19° e il 20° secondo il nazionalismo fu l’ideologia attraverso cui le nazioni competevano tra loro per affermare il proprio potere, e iniziarono a nascere anche dei movimenti nazionali che intendevano contrastare i regimi democratici. In Italia il nazionalismo fece scattare la prima miccia del fascismo; in Germania il nazionalismo si appesantì con la politica razziale. Con la fine della Seconda guerra mondiale i nazionalismi andarono a sgretolarsi, anche se a più riprese, anche nei tempi più recenti, molti Paesi sono tornati a far riemergere quel concetto in parte rimosso. Il concetto di nazionalismo legato all’autodeterminazione dei popoli ha proseguito infatti il suo cammino nella storia alimentando il sentimento di alcuni Paesi dominati per alcuni periodi da altre Nazioni.
La parola Nazione ci fa pensare oggi ad un “gruppo di appartenenza”, ad un “noi” fondato su regole ordinate e orientato alla convivenza pacifica, arricchito di simboli e miti comuni, alla protezione e alla durevolezza nel tempo.
Ernest Renan, filosofo e scrittore francese, spiega che la nazione rappresenta il principio spirituale di un popolo e la Nazione esiste finché trova posto nella mente e nel cuore delle persone che lo compongono.
Per la Redazione
Elisabetta Di Cicco
I libri di Corrado Augias: “Cos’è una nazione?” Ernst Renan nel 1882 aveva già la risposta
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