Pat Patfoort. Dallo scontro alla comprensione e all’equivalenza
Pat Patfoort è un’antropologa e studiosa della nonviolenza, nata in Belgio nel 1949, ha dedicato la sua vita allo studio dei conflitti che attraversano l’esperienza quotidiana di ciascuno di noi: in famiglia, nei luoghi di lavoro, nelle relazioni sociali e nei contesti segnati da differenze culturali o religiose.
Il suo lavoro parte da un presupposto chiaro: il problema non è l’esistenza delle differenze, ma il modo in cui gestiamo i conflitti che da esse nascono.
Nel suo approccio alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, Patfoort propone un cambio di prospettiva: passare da una logica di scontro a una logica di comprensione reciproca. Il conflitto non deve, dunque, essere negato nè tantomeno evitato, ma è necessario dotarsi di strumenti efficaci e concreti per poterlo affrontare in modo costruttivo, eliminando l’utilizzo della violenza ed evitando di cadere nella trappola della lotta per la vittoria, vale a dire il voler prevaricare sull’altro.
Per questo, distingue due modelli principali della gestione del conflitto.
Il primo è il modello maggiore-minore, ed è il modello più utilizzato e utilizzato automaticamente da noi esseri umani. In questo schema ciò che prevale è il voler avere ragione: una parte si colloca in una posizione di superiorità rispetto all’altra e il confronto si trasforma in una gara. Con questo approccio, l’istinto di ricorrere alla violenza (che sia verbale, simbolica o sociale) è dietro l’angolo in quanto spinge le persone a difendersi attaccando.
Come alternativa, Patfoort propone il modello di Equivalenza, che costituisce il cuore della gestione nonviolenta del conflitto. In questa prospettiva nessuna delle parti è “sopra” o “sotto” l’altra ma entrambe vengono riconosciute sullo stesso piano di dignità. Il focus non è più lo scontro tra posizioni contrapposte, al contrario, il focus viene riposto sui bisogni, le motivazioni, i sentimenti o valori che stanno alla base dei punti di vista diversi.
L’attenzione si sposta così dalle affermazioni rigide alle domande di senso: perché questo è importante per me? e, allo stesso modo, perché lo è per l’altra persona?
È un cambio di sguardo che disinnesca la dinamica del “torto o ragione” e apre uno spazio di ascolto reale. In questa cornice, comprendere non significa aderire o essere d’accordo, ma riconoscere l’umanità e la legittimità dell’esperienza dell’altro.
È da qui che può iniziare un percorso di trasformazione del conflitto orientato alla pace e alla relazione, non alla vittoria.
Il messaggio di fondo è che la nonviolenza non è passività né buonismo, ma un metodo rigoroso di lettura e trasformazione dei conflitti. Spostare lo sguardo dalle posizioni ai fondamenti e dal giudizio all’ascolto può ridurre la spirale dello scontro e aprire spazi di soluzione condivisa. Per Patfoort, imparare questo passaggio non è solo utile nelle relazioni personali: è un vero e proprio lavoro culturale capace di incidere sul modo in cui la società gestisce le differenze e costruisce la pace.
Per la redazione
Giulia Savegnago
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