SPOILER ESTIVO: il sole non perdona (ma la crema sì)
Dalla spiaggia più affollata al sentiero di montagna più isolato, c’è un consiglio che non è una scocciatura, ma una mossa d’astuzia.
L’estate è la stagione d’oro dei suggerimenti. Ci sono quelli bellissimi che accettiamo al volo (“Aggiungiamo un po’ di panna sul gelato?”), quelli decisamente più discutibili (“Facciamo un’altra camminata di 4 ore sotto il sole delle due?”) e poi c’è il suggerimento per eccellenza. Quello che se ne sta lì, appoggiato in cima alla borsa del mare o nello zaino da trekking, e ci fissa in silenzio: “Mettiti la crema solare”.
Generalmente la reazione d’istinto è fingere una temporanea cecità. Dopotutto, quando si vede il mare o si punta la vetta di una montagna, l’ultima cosa che si ha voglia di fare è fermarsi a spalmare una crema bianca che appiccica e ci fa sentire ancora più caldo di quanto non sentissimo prima di metterla. E ammettiamolo: con le estati sempre più roventi e i record di calore che si infrangono anno dopo anno, la voglia di spalmarsi addosso altro calore sembra quasi una tortura. C’è sempre la tentazione di liquidarlo come il solito consiglio noioso, una di quelle raccomandazioni che frenano l’entusiasmo.
In realtà, bisognerebbe ribaltare la prospettiva: quello della protezione solare non è un dovere burocratico per guastafeste, ma il miglior suggerimento “pro-vacanze” che ci si possa dare. Una sorta di trucco di sopravvivenza intelligente che ci permette di goderci il meglio dell’estate, evitando che il sole trasformi una splendida giornata all’aperto in un ricordo doloroso (e parecchio rosso).
…Che il tuo piano per oggi preveda di rosolarti sul bagnasciuga o di conquistare una cima a duemila metri, c’è un unico comune denominatore che la scienza approva a pieni voti: proteggere la pelle prima di partire. Oggi più che mai, in un contesto in cui le temperature estive medie continuano a salire vertiginosamente rispetto al passato, sottovalutare la forza del sole è un lusso che non possiamo più permetterci.
La scienza della tintarella: cosa succede alla nostra pelle?
Per capire perché la protezione solare sia fondamentale, bisogna fare un piccolo viaggio nella fisica della luce. Il sole emette diversi tipi di radiazioni ultraviolette, ma quelle che ci interessano direttamente sono principalmente due: i raggi UVA e i raggi UVB.
- I raggi UVA sono i “subdoli”. Rappresentano circa il 95% delle radiazioni UV che raggiungono la terra, penetrano in profondità nel derma e sono presenti tutto l’anno, persino quando il cielo è coperto. Non causano scottature immediate, ma sono i principali responsabili dell’invecchiamento precoce della pelle, delle rughe e delle macchie cutanee.
- I raggi UVB sono invece i “superficiali ma aggressivi”. Colpiscono lo strato più esterno della pelle e sono i diretti responsabili delle classiche scottature, dei rossori e di quel fastidioso effetto “aragosta” che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita.
La reazione del nostro corpo a queste radiazioni è la produzione di melanina, il pigmento che ci regala l’ambita abbronzatura. Ma attenzione: l’abbronzatura non è altro che un meccanismo di difesa. La pelle si scurisce per tentare di proteggere il DNA delle sue cellule dai danni dei raggi UV.
Mare o montagna? Il sole non fa distinzioni (anzi)
Uno degli errori più comuni è pensare che la crema solare serva solo quando ci si sdraia sui lettini in riva al mare. In realtà, la montagna può essere persino più insidiosa.
In altitudine, l’atmosfera è più sottile e filtra meno i raggi solari: l’intensità dei raggi UV aumenta di circa il 10-12% ogni 1.000 metri di altitudine. Se a questo aggiungiamo la presenza della neve o di rocce chiare, che riflettono la luce amplificandone l’effetto, il rischio di ustioni in quota diventa altissimo. E se un tempo in vetta ci accoglieva un’aria frizzante che ci illudeva che il sole picchiasse meno, oggi le ondate di calore raggiungono frequentemente anche le quote più elevate, spingendoci a scoprire la pelle proprio dove la radiazione UV è più spietata.
Al mare, d’altro canto, l’acqua e la sabbia agiscono come veri e propri specchi, riflettendo i raggi e raddoppiando l’esposizione anche quando ci troviamo sotto l’ombrellone.
Rischi reali e benefici duraturi
Andiamo al sodo: quali sono le conseguenze se continuiamo ad ignorare il consiglio?
Nel breve termine, una scottatura provoca infiammazione, disidratazione e dolore. Con le stagioni estive che si allungano e le giornate di sole intenso che si susseguono per mesi ininterrotti, la nostra pelle si trova esposta ad uno stress termico e radiativo prolungato come mai prima d’ora. Ma è nel lungo termine che i rischi si fanno seri. L’accumulo di danni solari negli anni altera la struttura del collagene (rendendo la pelle meno elastica e più segnata) e, soprattutto, aumenta in modo significativo il rischio di sviluppare tumori della pelle, tra cui il melanoma. Le ustioni prese durante l’infanzia e l’adolescenza, in particolare, raddoppiano questo rischio in età adulta.
Bisogna tener presente che usare regolarmente la crema solare porta benefici straordinari:
- Previene l’invecchiamento precoce: è letteralmente il miglior prodotto anti-età esistente sul mercato.
- Mantiene la pelle idratata e sana: evita la desquamazione e le macchie scure.
- Ti permette di abbronzarti meglio: sì, la crema solare non impedisce l’abbronzatura! Al contrario, favorisce un colorito più omogeneo, dorato e duraturo, evitando la spurgata da scottatura.
In conclusione, ascoltare questo suggerimento non significa rinunciare al piacere del sole o alla gioia di una bella giornata all’aperto. Significa semplicemente volersi bene e fare in modo che i ricordi delle vacanze siano legati a bei momenti, e non a notti insonni passate a cospargersi di doposole nella speranza di placare la buccia d’arancia sulle spalle.
Quindi, la prossima volta che qualcuno ti dirà “Metti la crema!“, non alzare gli occhi al cielo: in un pianeta che si fa di anno in anno più caldo, sorridi, apri il tubetto e goditi la tua estate in totale sicurezza.
Per la redazione
Anna Rocchi.
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