I frutti della memoria: come Gildo Claps ha trasformato il dolore in speranza
Esistono storie che lasciano una ferita profonda nel cuore di un’intera nazione. Storie di ingiustizia, di silenzi complici e di una ricerca della verità lunga e dolorosa. La storia di Elisa Claps è una di queste. Eppure, a trent’anni da quel tragico 12 settembre 1993, il racconto della sua vita non si è fermato al buio di quel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza. Grazie al coraggio incrollabile di suo fratello, Gildo Claps e alla tenacia della mamma Filomena, quella che era una ferita insanabile si è trasformata in una straordinaria testimonianza di amore, solidarietà e riscatto.
Una ferita aperta: la storia di Elisa
Elisa Claps era una studentessa di sedici anni con tutta la vita davanti quando è scomparsa nel nulla. Per diciassette lunghissimi anni, la sua famiglia ha vissuto nel limbo della speranza e del dolore, scontrandosi con depistaggi, omissioni e l’indifferenza di chi avrebbe dovuto parlare. Il corpo di Elisa è stato ritrovato solo nel 2010, confermando la tragica realtà: era stata uccisa lo stesso giorno della sua scomparsa da Danilo Restivo.
In situazioni del genere, il rischio più grande è che la rabbia e il desiderio di vendetta prendano il sopravvento ma la famiglia Claps, guidata dalla determinazione del fratello Gildo, ha scelto una via diversa: quella della giustizia unita alla memoria attiva. Gildo non ha solo lottato nelle aule di tribunale per raggiungere la verità, ma ha promesso a se stesso che il nome di Elisa non sarebbe rimasto legato soltanto a un fatto di cronaca nera.
Trasformare il dolore in bene: la forza di un testimone
La capacità di Gildo Claps di trasformare una tragedia immensa in qualcosa di “positivo” rappresenta un esempio rarissimo di resilienza e cittadinanza attiva. Gildo ha capito che il modo migliore per onorare Elisa non era piangerla nel privato, ma far vivere i suoi sogni attraverso gli altri. Elisa voleva diventare medico, amava la vita e desiderava rendersi utile.
Da questa consapevolezza è nata l’idea di guardare oltre i confini italiani, fino in Africa, per piantare i semi di una speranza che a Potenza era stata spezzata. Gildo è diventato così un vero e proprio “testimone di speranza”, dimostrando che il bene può nascere anche dalle macerie del dolore più assoluto.
Il cuore di Elisa nel cuore dell’Africa
Il cuore pulsante di questo riscatto si trova a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. Qui, in collaborazione con la Onlus Vis (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) e grazie alle donazioni raccolte anche attraverso i proventi del libro scritto da Gildo e i diritti della serie TV sulla storia di Elisa, è stato realizzato un progetto straordinario.
Nasce così il “Centro Elisa Claps”, una struttura che racchiude in sé i migliori ideali di solidarietà e cooperazione. Il progetto si occupa principalmente di:
- Accesso all’acqua potabile: È stato realizzato un grande pozzo che rifornisce l’intera comunità e le scuole della zona, garantendo un bene fondamentale che prima mancava.
- Istruzione e Formazione Professionale: Il centro offre percorsi di studio e formazione per i giovani del luogo, dando loro gli strumenti per imparare un mestiere e costruirsi un futuro dignitoso nella propria terra.
- Supporto alle donne e ai bambini: Vengono promossi progetti di microcredito e laboratori artigianali (come la sartoria) per permettere alle donne della comunità di emanciparsi e sostenere le proprie famiglie.
Questo non è un semplice atto di beneficenza calato dall’alto, ma una vera e propria cooperazione comunitaria: i locali sono i protagonisti della gestione del centro, che crea lavoro e sviluppo sul territorio.
..Una storia che non finisce
L’opera nata dal coraggio di Gildo Claps dimostra che la morte non ha l’ultima parola. Oggi, a migliaia di chilometri di distanza da dove Elisa è stata strappata alla vita, ci sono bambini che bevono acqua pulita da un pozzo che porta il suo nome e giovani che studiano grazie alla sua memoria.
Gildo Claps ci ha insegnato che non possiamo scegliere le tragedie che ci colpiscono, ma possiamo scegliere come rispondere. E rispondere al male costruendo una cooperativa di vita, di studio e di futuro è la vittoria più bella che si potesse dedicare a Elisa.
Per la redazione
Anna Rocchi

Rispondi