Agosto: 31 giorni di ‘’Ci pensiamo a Settembre’’
Di fronte al calendario, nessun mese possiede la stessa carica emotiva, la stessa densità psicologica e la stessa capacità di dividere i pareri come Agosto. C’è chi lo attende come il messia della fine dell’anno lavorativo e chi lo teme come un deserto di solitudine e asfalto rovente. Ma da dove nasce questa strana magia che trasforma trentuno giorni in una dimensione temporale a sé stante? Per capirlo, bisogna fare un passo indietro, laddove il tempo ha iniziato a prendere un nome.
Dalle origini al mito: il mese dell’imperatore
Per gli antichi romani questo periodo dell’anno si chiamava Sextilis, perché era il sesto mese del loro calendario. La svolta arrivò quando il Senato decise di ribattezzarlo in onore del primo imperatore romano, Ottaviano Augusto. Non fu una scelta a caso: in questo mese l’imperatore aveva ottenuto le sue vittorie più importanti. Da quel momento Sextilis divenne Augustus, una parola che evoca concetti come crescita, abbondanza e massimo splendore.
Insieme al nuovo nome, Augusto portò anche una ventata di riposo. Nel 18 a.C. istituì le Feriae Augusti (le vacanze di Augusto), una pausa ufficiale dai lavori agricoli pensata per far riposare i campi e i contadini dopo le fatiche del raccolto. Secoli più tardi, la tradizione cristiana si è intrecciata a quella pagana celebrando il 15 agosto l’Assunzione di Maria. È proprio da questo mix di storia e antiche usanze che è nato il nostro Ferragosto, il giorno che ancora oggi rappresenta il cuore dell’estate.
L’Agosto d’Italia: tra mare e città deserte
Oggi in Italia Agosto porta con sé un carico psicologico unico: è il mese della sospensione. Anche se il mondo del lavoro è cambiato e non ci si ferma più in blocco come un tempo, per qualche settimana le email rallentano, le scadenze sembrano meno tassative e l’intero Paese si concede il permesso di respirare. In fondo, Agosto è una domenica che dura trentuno giorni. Ha la stessa luce dorata del tardo pomeriggio e la stessa sottile malinconia della sera, quando sai che il “lunedì dell’anno” – ovvero Settembre – è ormai dietro l’angolo.
Il vissuto degli italiani in questo mese si spacca nettamente in due. Da un lato c’è il rito collettivo del mare e delle vacanze: una corsa contro il tempo animata da una strana urgenza, quella di divertirsi a comando e collezionare ricordi memorabili da spendere durante l’inverno. Dall’altro lato, c’è l’esperienza di chi resta o sceglie di rimanere a casa. Chi vive le città deserte scopre una dimensione quasi magica e metafisica, dove i palazzi sembrano più alti e il tempo scorre finalmente ad un ritmo umano, liberato dalla tirannia del traffico, dello smog e della fretta.
Il vissuto globale: due emisferi, due anime
Se in Italia e nel bacino del Mediterraneo Agosto è sinonimo di spiagge affollate, città deserte, saracinesche abbassate e il rito collettivo del “ci rivediamo a settembre”, nel resto del mondo il mese assume sfumature radicalmente diverse.
L’estate boreale: il rito della pausa
In Europa e in buona parte del Nord America, Agosto è il picco dell’estate, ma con due filosofie distinte.
- Il modello latino: In paesi come la Spagna o la Francia, resiste ancora il mito della chiusura totale. Le città si svuotano e si trasferiscono in massa verso il mare o la montagna. È il trionfo dell’ozio programmato.
- Il modello anglosassone: Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, il mese è vissuto in modo più dinamico. Le vacanze sono frammentate, le città non si fermano mai del tutto e la seconda metà del mese è già proiettata verso il Back to School, il ritorno sui banchi che segna l’inizio psicologico del nuovo anno.
L’inverno australe: la normalità del freddo
Dall’altra parte dell’equatore, lo scenario si ribalta completamente. In Argentina, Australia o Sudafrica, Agosto è un mese invernale. Lungi dall’essere il tempo della pigrizia balneare, qui Agosto è il mese dei venti freddi, dei cappotti e della massima produttività lavorativa o scolastica. In Australia, ad esempio, Agosto è il mese in cui ci si stringe nei caffè di Melbourne per sfuggire al freddo, guardando con una punta di invidia le foto in costume degli amici europei sui social network.
Il raccolto dell’anima
Agosto, in fondo, è rimasto fedele alla sua promessa originaria. Che lo si passi sotto l’ombrellone, scalando una vetta o lavorando in un ufficio climatizzato, resta il mese del raccolto. Non più solo di grano e di vite, come ai tempi di Ottaviano Augusto, ma di riflessioni.
È il momento in cui si tirano le somme e si iniziano a tracciare i contorni dei progetti futuri. Sotto il cielo delle stelle cadenti di San Lorenzo, Agosto ci sussurra che ogni ciclo ha bisogno di una pausa prima di ricominciare. E che, dopotutto, fermarsi non è una perdita di tempo, ma l’unico modo per dare un senso al viaggio.
Per la Redazione
Anna Rocchi.
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