LA COMPRENSIONE È AMICA DELLA PACE
In una storiella citata da Foster Wallace in un libro di qualche anno fa, due pesci giovani incrociano un pesce anziano che chiede loro: “Com’è l’acqua?”. I due pesci giovani sfilano via, nuotano ancora un po’, poi uno si rivolge all’altro e dice: “Che cavolo è l’acqua?” (Questa è l’acqua, Einaudi 2009).
La Russia ha invaso l’Ucraina. Molti a gran voce chiedono la pace, ma “chi vuole la pace oggi, come fa a realizzarla?”.
Questa una domanda presente in quello potremmo chiamare “il dibattito di questi tempi”, ma che in realtà è spesso soloun confuso fervore mediatico.
La domanda, comunque, viene rivolta soprattutto ai pacifisti, vale a dire a coloro che chiedono ai paesi e alle organizzazioni in causa, passi concreti per arrivare al “cessate il fuoco” e a trattative guidate dal diritto internazionale.
Vale la pena di registrare che con quella domanda, posta in maniera insistente a quei destinatari, sembra quasi che il problema diventi chi non vuole la guerra e non la stessa.
Il bersaglio più facile appare essere il pacifismo, ritenuto ideologico, troppo rigido e poco efficace quando il gioco si fa duro e spesso i commenti più critici alle posizioni pacifiste provengono da commentatori appartenenti alla cultura progressista. Mostrare disincanto e realismo e fare le pulci alla pace, sembra accreditare meglio al ruolo di opinionisti che sanno come gira il mondo.
Del resto schierarsi e mettere, per così dire, l’elmetto è l’opzione più facile al momento. Nessuno o pochi mettono in dubbio che la guerra sia ineluttabile e che il riarmo sia la via per la sicurezza: non Putin, non Zelensky, non la Nato né gli Usa democratici di Biden.
L’Europa gioca una partita più delicata, attraversata da forze centrifughe che oscillano tra l’integrazione e i nazionalismi, con una cultura solidale e cooperativistica ancora imperfetta.
Al netto del dramma ucraino e delle sofferenze della popolazione civile, appare importante comprendere che la strada del riarmo non solo è nefasta in sé, ma serve a rafforzare i blocchi contrapposti tendenti all’egemonia mondiale (USA e Cina), prefigurando guerre ancora peggiori.
In un momento come questo è fondamentale una voce pacifista dissonante da chi intima di schierarsi acriticamente. In un momento come questo è preziosa una posizione che promuova una visione alternativa di investimenti per il progresso sociale. Oggi in Italia e in Europa, l’opinione pubblica è largamente pacifista e attenta all’aumento di politiche in favore dell’istruzione, della sanità e del welfare. C’è uno spazio importante per un’azione di pace sovranazionale e va sfruttato.
La capacità di mobilitazione pacifista in Nord America e in Europa appare in salute. Secondo quanto registrato dal database Acled sulle manifestazioni svolte dal 21 febbraio al 21 marzo, sono state circa 2000, di cui quasi ottanta in Italia (Il sole 24 Ore, 27 marzo 2022).
Affinché il potenziale diventi effettivo è fondamentale un’alleanza tra cittadini, organizzazioni e operatori dell’informazione che non si appiattiscano sul conformismo dilagante della propaganda, di cui si nutre ogni guerra.
Nei paesi che vogliano dirsi veramente democratici e non semplicemente appartenenti a blocchi contrapposti che propugnano un capitalismo egemone, la società civile si organizza per fare pressione su quelle istituzioni che possano intervenire e fare cessare le armi e dare fine al massacro quanto prima.
Vale la pena ricordare il caso ormai emblematico del Canada di 10 anni fa. Dopo un dopo un lungo dibattito che aveva coinvolto le istituzioni e l’opinione pubblica canadese, il Governo di Ottawa aveva resettato l’acquisto dei famigerati aerei da guerra F35.
Perdere di vista la priorità del benessere collettivo e cedere a logiche esclusivamente strumentali, significa abbandonare il mondo a una spirale di ingiustizia e violenza.
Senza complottismi, vale sempre la pena comprendere in quale acqua stiamo nuotando e chiedersi a chi giovi tutto questo.
di Fabrizio Ferraro
Questo articolo è stato realizzato a chiusura del nostro percorso formativo sulla scrittura per il web in collaborazione con Massimiliano De Ritis.
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