Cibo supersonico

8 Aprile 2022
Cibo supersonico

Francesca Fariello e Chiara Ratti sono le fondatrici del progetto “Cibo Supersonico”, nato per sperimentare e creare nuove possibilità e piatti della cucina a base vegetale.

Francesca è una chef, originaria di Formia, mentre Chiara è di Erba, di professione social media manager.

È importante sottolineare anche l’esperienza condotta nel 2021. Hanno vissuto un mese intero a impatto zero, staccando il loro contatore e riducendo al minimo le emissioni di CO2 quotidiane.

Le due sono anche una coppia nella vita e si definiscono con queste parole:

Mi chiamo Francesca Fariello e sono la fondatrice del progetto Cibo Supersonico insieme a Chiara, mia moglie e manager. Il progetto di Cibo Supersonico vede la cucina vegetale come parte integrante del processo di guarigione, e ha iniziato a svilupparsi dopo aver fatto esperienza di un tumore al seno nel 2016”.

Il progetto cibo supersonico nasce con l’obiettivo di sostenere una cucina vegetale e educare all’utilizzo sano e sostenibile degli alimenti vegetali, tramite eventi privati, cene a domicilio e corsi di cucina.

Nell’agosto del 2016, all’età di 28 anni, a Francesca viene diagnosticato un tumore al seno che scuoterà, ma non travolgerà la vita delle due.

Nel libro “Cibo Supersonico: la nostra storia, le nostre ricette” si affrontano i due diversi punti di vista nell’affrontare il dolore, due tipi di resilienza che si accende e interviene in un caso così complesso, come la malattia.

Da un lato troviamo Chiara che si fa tante domande, sentendosi anche in colpa per quello che non stava facendo o stava facendo. Chiara che per amore si fa rispetto e silenzio.

Dall’altro troviamo Francesca che si interroga sul senso del dolore e che su cos’è e se lei lo abbiamo davvero provato.

Nel libro viene riportato un passaggio interessante, cioè la conversazione tra Francesca e un suo amico Gionata. È proprio durante questa conversazione che si rende conto di quanto dolore aveva provato durante il periodo della chemio e dei trattamenti, ma sottolinea anche quanto sia stata resiliente e sia stata in grado di riorganizzare la sua vita e soprattutto la sua testa, non entrando in conflitto con il tumore, bensì accogliendolo e cercando di far leva sulle interne forze.

“Il dolore è la miccia, ma senza un combustibile nulla può andare a fuoco. E il combustibile del dolore è la resistenza, quando ci opponiamo ad esso invece di prendercene cura, di capirlo, di andargli incontro. Più resistiamo al dolore, più soffriamo. Tu, sei stata assolutamente accogliente con il tuo dolore. Non ti sei giudicata per ciò che ti è successo, ti sei messa alla prova, hai accettato ciò che stava accedendo e spesso con il sorriso sulle labbra. Ecco questo non ha creato attrito.”

Di forte impatto e di grande testimonianza è stata anche la scelta di Francesca, di non ricorrere alla ricostruzione del seno, sia per non cadere nel tranello della società attuale, che reputa alcuni corpi più in diritto di esistere di altri, sia per non rinnegare una parte importante del suo vissuto, una ferita che sarà presente per sempre.

Con la parola resilienza sembra calzante la testimonianza di queste due giovani donne del ventunesimo secolo, femministe, appartenenti alla comunità LGBT+, colpite da una malattia molto comune nel mondo femminile, ma che per alcune diventa morte, come il tumore al seno, e vagane.

Temi questi che ad oggi ancora trovano ostacoli, ferventi oppositori, trovano tabù e silenzi.

Sconfiggere i tabù e le rotture che ancora oggi ci portano ed essere ostili gli uni contro gli altri, vuol dire essere resilienti, ossi aver trovato il coraggio interno di riorganizzarsi e riadattarsi in maniera positiva, a qualcosa che viveva in noi come una ferita o un trauma.

Alessia Saini

di La redazione
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