Skip to main content

IL VALORE UNIVERSALE DELL’ALIMENTAZIONE

16 Gennaio 2023
IL VALORE UNIVERSALE DELL’ALIMENTAZIONE

La passione per il cibo, la variegata arte del cucinare oppure il naturale piacere di consumare la cena in un locale dopo una giornata stressante di lavoro, accomuna sicuramente tutti i popoli della terra – o almeno quelli privilegiati dall’averne disponibilità quotidiana. Negli ultimi anni il fattore social media ha aumentato ancor di più l’interesse per il cibo: che sia la cucina tradizionale dei paesi più remoti del pianeta oppure la classica alta cucina dei ristoranti presenti nelle grandi metropoli, basta un like o un commento sui social network per generare consenso, e giudizi a cascata, riguardo a una particolare pietanza, di casa, pizzeria, ristorante, etc.

Ma quante sono effettivamente le persone a conoscenza della propria cultura alimentare?
E ancora, quanto è diffusa la consapevolezza dell’esistenza di una cultura alimentare in sé?

Questi due fondamentali quesiti hanno portato l’UNESCO – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura – a includere , progressivamente, la questione alimentare tra le materie da tutelare a livello universale. 

Con il programma dell’UNESCO “Culture and Food” volto a tutelare cibi tradizionali appartenenti alle diverse popolazioni che sono presenti nei cinque continenti, le diversità culinarie e alimentari sono state inquadrate come valori culturali: la scelta degli ingredienti, la preparazione e l’offerta del cibo come consuetudini che in quanto azioni consapevoli e identitarie appartengono al patrimonio culturale dell’umanità. Attraverso questo programma l’Unesco promuove la storia e, soprattutto, lo stile di vita, i valori e il folklore dei popoli. 

Fa un certo effetto riconoscere ora nel patrimonio dell’UNESCO, al pari di monumenti e siti archeologici, il cous cous, esempio di piatto tipico del Nord Africa a base di semola o grano duro, solitamente servito con verdure, carne o pesce meticolosamente speziati, tutelato ufficialmente in quanto racchiude tecniche, conoscenze e pratiche che provenienti dalle popolazioni sedentarie e nomadi hanno contribuito a plasmare l’identità culturale del continente africano. 

Il consumo del cous cous è paradigmatico per comprendere il contesto delle relazioni internazionali, e la loro evoluzione nel corso dei secoli, che coinvolgono i vari paesi del Mediterraneo: una ricetta unica che unisce Italia, Tunisia, Malta, Algeria, Mauritania e Marocco. Stati che hanno sempre avuto tensioni dal punto di vista diplomatico, politico e culturale, come nel caso di Marocco e Algeria che mangiano lo stesso piatto, ma non poche volte sono rimasti coinvolti in diatribe legate ai confini territoriali o per questioni che riguardano la giurisdizione su territori del Sahara. Altro caso di suoi abituali consumatori è quello che vede coinvolti Marocco e Mauritania, dove Rabat rivendica il controllo su gran parte dei territori appartenenti all’ex colonia spagnola, ma che di fronte trova la decennale opposizione dei separatisti del Fronte Polisario. L’inserimento del cous cous e di altre pietanze tra i beni immateriali e culturali dell’umanità protetti dall’UNESCO ha reso giustizia al vincolo indissolubile del piacere della gastronomia che unisce davvero tutti i popoli e li fa parlare tra loro, nonostante gli atteggiamenti ostili portati avanti dai governi dei rispettivi paesi.  E’ questo il potere del cibo condiviso, ovvero sedendosi a tavola rendere culture e masse più vicine, più like, meno guerre e divisioni. 

Rubriche
Appunti di vista
Lascia un commento

Rispondi

Rimani aggiornato con i nostri eventi
Iscriviti alla Newsletter di Appunti di Pace