LA COSCIENZA DAVANTI ALLA SPERIMENTAZIONE SUGLI ANIMALI

6 Settembre 2022
LA COSCIENZA DAVANTI ALLA SPERIMENTAZIONE SUGLI ANIMALI

“Non c’è parola, in nessun linguaggio umano, capace di consolare le cavie
che non sanno il perché della loro morte.”

Elsa Morante

La legge n. 413 del 12 ottobre 1993 approvata dalla Camera dei deputati e dal Senato ‘Norme sull’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale’ tutela tutti coloro che sono contrari alla sperimentazione animale. Medici, ricercatori, studenti, personale sanitario possono scegliere – grazie a questa legge – di non svolgere attività che implichino la sperimentazione animale.

Vi starete domandando del perché scrivere su una legge approvata quasi 30 anni fa…

Perché, nonostante siano passati diversi anni, la legge è ancora poco conosciuta e poco divulgata dalle istituzioni pubbliche, private e universitarie; molti studenti e lavoratori non sono consapevoli di poter compiere delle scelte ben precise che li mettano al riparo da ricerche o esperimenti di lavoro sugli animali. Chi la conosce o ne conosce già il contenuto dovrebbe diffonderlo: più persone si oppongono ad attività dove è compresa la sperimentazione animale e più è probabile che si utilizzi la ricerca scientifica basata esclusivamente su metodi alternativi.

L’obiezione di coscienza è un diritto fondamentale del cittadino:

l’art 1. Il “Diritto all’obiezione di coscienza” delle citate leggi riconosce la difesa dei cittadini contro ogni atto di violenza contro qualsiasi essere vivente “attraverso l’esercizio delle libertà di pensiero, di coscienza e di religione riconosciute nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e patti internazionali relativi ai diritti civili e politici”,

dichiarando la possibilità per i soggetti di opporsi coscienziosamente a qualsiasi condotta connessa alla sperimentazione animale.

Quindi, come apprendiamo dall’art. 2 “Effetto della Dichiarazione di obiezione di coscienza, gli operatori sanitari, medici, ricercatori, studenti universitari che hanno presentato domanda – infatti, esistono due diversi moduli da compilare, uno per medici e ricercatori e uno per studenti – possono scegliere non svolgere le attività che coinvolgono la sperimentazione animale.”

Ogni anno circa 100 milioni di animali soffrono e muoiono nei laboratori di tutto il mondo (600.000 solo in Italia), costantemente trattenuti, controllati, manipolati, smembrati, riassemblati e infine eliminati.

Nel Marzo 2021 è uscito il progetto animato Save Ralph nel tentativo di Humane Society International di vietare i test sugli animali in tutto il mondo.

Ralph è un coniglio usato come cavia per sperimentare con i cosmetici. Mentre si prepara a tornare al laboratorio, Ralph, che è cieco da un occhio e parzialmente sordo, spiega con tono calmo che non gli importa necessariamente della sua vita perché sente che vale la pena sacrificare il suo corpo per “aiutare” gli umani, considerati “superiori”. In laboratorio, gli amici conigli di Ralph hanno implorato gli intervistatori di liberarli e a Ralph è stata iniettata una sostanza chimica nel suo occhio funzionante. Completamente cieco ed estremamente debole, Ralph pronuncia le sue ultime parole: se non ci fossero paesi che consentissero la sperimentazione sugli animali, sarebbe disoccupato e lavorerebbe nei campi “come un normale coniglio”.

Alla fine del video, Ralph saluta la telecamera con un’espressione preoccupata.

Il film è anche sottotitolato in più lingue per supportare gli sforzi della Human Society International (HSI) per influenzare i legislatori in Canada, Brasile, Cile, Europa, Messico, Sud-Est asiatico, Corea del Sud e altro ancora.

Nella ricerca accademica e scientifica, sempre più professori universitari, scienziati o ricercatori si sono dichiarati contrari alla sperimentazione animale per ragioni etiche e scientifiche. Ricordiamo che il 90% dei farmaci testati sugli animali non supera i test clinici sull’uomo.


Allora perché continuare queste pratiche orribili?

Dovremmo concentrarci sui metodi alternativi anziché causare sofferenze e morti inutili a migliaia di animali.

Giulia Ruggeri

di La redazione
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