MEMORIE TRAMANDATE
Intervista ad Alex Filippi, volontario in servizio civile universale
«La storia è fatta di piccoli gesti anonimi.»
Italo Calvino
Questo mese, la nostra redazione ha scelto di approfondire la parola memoria, i suoi significati e le sue sfumature.
La scelta è stata motivata dalla ricorrenza di questo mese, ovvero quella del cinquantesimo anniversario della legge 772, che per prima riconobbe in Italia l’obiezione di coscienza al servizio militare.
Tanti, prima di questa legge, hanno pagato con il carcere la loro scelta morale, religiosa, filosofica o politica che fosse: nel celebrare questa ricorrenza, non possiamo dimenticarci le loro storie, i loro «gesti anonimi». Per questo, abbiamo scelto di intervistare Alex Filippi, un operatore volontario in servizio civile universale presso la Cooperativa Sociale Horizon Service. Il suo progetto, infatti, ha un forte carattere storico ed è molto legato al tema della memoria. La sua, quindi ci è sembrata la giusta storia da raccontare questo mese, visto che comprende il passato e il presente del servizio civile.
Alex partecipa al progetto Giovani Energie di Cittadinanza: attivi nella nonviolenza, del CSV Lazio e del CSV Abruzzo di cui l’Horizon Service è ente di accoglienza. Ha iniziato il suo servizio civile il 25 maggio di quest’anno.
I principali obiettivi del suo progetto sono la diffusione della storia del servizio civile in occasione del cinquantesimo anniversario e la creazione di una memoria digitale che segua i fatti e le storie di Mario Pizzola, un obiettore di coscienza di Sulmona, come ci ha raccontato Alex stesso.
Ti va di raccontarci in cosa consiste il tuo progetto e come procede? Cosa stai facendo, cosa hai già fatto?
«Il progetto consiste nella creazione di contenuti multimediali per la sensibilizzazione sul tema del servizio civile e dell’antiviolenza, soprattutto in occasione del cinquantesimo anniversario del servizio civile, che si terrà il 15 dicembre di quest’anno. Al momento sto lavorando in modo autonomo con il mio olp (operatore locale di progetto) e stiamo procedendo bene.
Ho già fatto molte interviste a ex volontari, che sono stati in servizio civile dal 2014 all’anno scorso presso l’Horizon Service o in sue ramificazioni (come il Centro Antiviolenza o la casa rifugio). Ho chiesto loro di spiegare perché l’esperienza sia stata utile, perché la consiglino… In questo modo raccogliamo le testimonianze di questa esperienza e diffondiamo l’esperienza del servizio civile.
Per quanto riguarda Mario Pizzola, che è stato uno dei primi obiettori, che, anzi, partecipò alla prima obiezione di coscienza di gruppo, io trascrivo le sue memorie e le rimetto online, digitalizzandole. A breve inizierò anche a intervistarlo.
Mi occupo anche della gestione della pagina online della cooperativa, mandando messaggi contro la violenza.»
A livello personale, come stai vivendo questo lavoro sulla memoria di Mario Pizzola, che è anche quella dell’intera rete di quegli anni? E, per quanto riguarda Mario, com’è stato conoscerlo da vicino, incontrare l’origine della memoria su cui lavori?
«Io vedo Mario molto spesso e sentirlo raccontare queste storie è a tratti anche impressionante, perché devo ricordare che lui è stato in prigione per mesi. In condizioni anche poco dignitose, semplicemente perché non voleva andare in guerra. L’aria di quei tempi era veramente pesante e, appunto, vedere il cambiamento da quell’epoca a questa, in cui il servizio civile ormai è una cosa comune, fa veramente riflettere. Soprattutto perché Mario è una persona molto felice. Quindi, vederlo così, dopo un’esperienza del genere, che comunque ti segna… Mario è sicuramente da prendere come esempio, come persona.
Ho letto le sue memorie e il suo libro e certi dettagli (non avere i pasti garantiti, il cibo, l’acqua sporca, la gente che intorno a lui che tentava il suicidio…) mi hanno colpito molto.
Nonostante questo Mario è una grande persona.
A breve inizieremo a fargli delle interviste, che metteremo in allegato al suo nuovo libro, andando proprio a casa sua.»
Per concludere, vuoi raccontarci un episodio in particolare, relativo al progetto o anche al tema della memoria a livello personale, se preferisci?
«In realtà, oltre alle sue storie e all’impressione che mi hanno fatto, non ho ancora avuto troppe esperienze con Mario. Ci siamo visti, ho fatto delle ore di formazione con lui… Però le interviste partiranno a breve, quindi ancora deve iniziare il bello del mio progetto.»
Prima di salutare e ringraziare Alex, augurandogli un buon proseguimento, gli abbiamo chiesto quale fosse una canzone simbolica per lui del suo progetto. Ci ha risposto Another Brick In The Wall, Part Two, dei Pink Floyd, perché «il tema trattato riprende molto l’ideologia di Pizzola o, comunque, la sua storia, anche se la canzone parla di bambini».
«We don’t need no thought control»
(Non abbiamo bisogno di controllo del pensiero)
Pink Floyd – Another Brick In The Wall, Part Two
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