Aldo Mieli e Mariasilvia Spolato: due figure di spicco nella storia della comunità LGBT italiana.
La storia della comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) più conosciuta nella cultura generale è quella statunitense. Conosciamo tutti i moti di Stonewall, o i nomi di quelle figure che negli Stati Uniti hanno spianato la strada, nel loro paese ma anche in tutto il mondo, per milioni di persone pronte a rivendicare i diritti a loro negati. Il diritto di essere se stessi, di amare liberamente. Una lotta che, tutt’oggi, non è terminata.
Una storia conosciuta da pochi, ma che è un simbolo di resistenza continua, la abbiamo anche qua in Italia. La comunità LGBT italiana ha visto una moltitudine di figure che sono state simbolo della resistenza contro l’omofobia. Tra queste figure vediamo Aldo Mieli e Mariasilva Spolato.
Aldo Mieli
Nato nel 1879 a Livorno, Aldo Mieli fu un chimico, storico della scienza e intellettuale di rilievo internazionale.
La sua militanza cominciò indirettamente, quando nel 1902 fu espulso dal Partito Socialista Italiano con l’accusa di “pederastia passiva”. Per via di questa espulsione, la sua carriera accademica e scientifica fu velatamente esclusa. Ciò lo spinse a cercare rifugio all’estero. Ciononostante, Mieli non abbandonò la sua vocazione culturale e politica. Infatti, nel 1921 fondò la “Rassegna di studi sessuali”, una rivista che affrontava temi come omosessualità, divorzio e aborto, in un’Italia che veniva oscurata dall’ombra del fascismo e del nazionalismo.
Mieli fu anche l’unico italiano a partecipare al Congresso internazionale per la riforma sessuale organizzato dal medico tedesco Magnus Hirschfeld, uno dei padri del movimento LGBT+ europeo. Negli anni trenta, segnato dalla presa di potere assoluta del fascismo, fuggì per un’ultima volta in Argentina, dove morì nel 1950.
Mariasilvia Spolato
Se Mieli agiva in un’epoca di forte repressione fascista, Mariasilvia Spolato affrontò invece una società che, pur nel pieno del boom economico e culturale degli anni ’70, era ancora profondamente patriarcale e omofoba. Nata nel 1935 a Padova, Spolato fu la prima donna italiana a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità, durante una manifestazione dell’8 marzo 1972 a Roma.
Fondatrice del Fronte di Liberazione Omosessuale (FLO) e co-fondatrice della rivista Fuori! insieme ad Angelo Pezzana, fu tra le protagoniste del primo nucleo del movimento LGBT+ italiano. Partecipò attivamente a proteste, tra cui la “Stonewall italiana” di Sanremo contro il Congresso di Sessuologia che definiva l’omosessualità una devianza.
Il prezzo per la sua visibilità fu altissimo: licenziata dal Ministero dell’Istruzione perché “indegna all’insegnamento” e abbandonata dalla famiglia, fu costretta a vivere senza fissa dimora per anni. Ridotta all’emarginazione, visse per molti anni al di fuori della scena pubblica. Negli ultimi anni della sua vita finì in una casa di riposo a Bolzano, dove morì nel 2018.
Nonostante i quasi cinquant’anni che li separano, Mieli e Spolato avevano in comune quella sottile linea che connette tutti coloro che, per essere fedeli a se stessi, hanno creato una forma di resistenza contro quelle persone e istituzioni che non accettavano la loro mera esistenza.
In un periodo storico di recessione culturale e politica, come quello che stiamo vivendo, è importante ricordare i loro nomi e le loro storie, per non dimenticare chi ha iniziato le battaglie che ancora oggi portiamo avanti.
Per la Redazione
Vivien Simonetti
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