Carlo Tresca da Sulmona. Anarchismo e Antifascismo di un Emigrante negli Stati Uniti.
Carlo Tresca è stato un sindacalista italiano naturalizzato statunitense; oltre che di politica (nella quale era anarchico e antifascista), si occupò di giornalismo, editoria e drammaturgia.
Nato a Sulmona il 9 marzo 1879, Tresca si laureò in Giurisprudenza, quindi diventò editore del quotidiano Il Germe. Nel 1904 le persecuzioni contro gli anarchici lo costrinsero all’esilio verso gli Stati Uniti. Qui aderì al socialismo e al sindacalismo rivoluzionario. Inizialmente lavorò alla redazione de Il Proletario, dalla quale si sarebbe licenziato dopo poco tempo. Fondò quindi La Plebe, la cui sede principale si trovava a Pittsburgh (Pennsylvania). Il pubblico de La Plebe era costituito principalmente da minatori e lavoratori dei mulini.
Nel 1912 Tresca si associò all’International Workers of the World, per conto della quale si recò a Lawrence. Qui partecipò allo sciopero in difesa di Joseph Ettor e Arturo Giovannitti, colpiti con false accuse di omicidio. Ottenuta la liberazione dei due sindacalisti, Tresca partecipò agli scioperi dei lavoratori tessili (Little Falls), dei lavoratori di alberghi (New York) e dei minatori (Mesabi Range, Minnesota); partecipò inoltre allo sciopero della seta di Paterson. Presto gli italoamericani avrebbero imparato a conoscerlo come oppositore di Benito Mussolini: Tresca, infatti, si oppose alle mire del regime italiano, che voleva trasformare gli emigrati in sostenitori del fascismo. divenne inoltre direttore di un giornale antifascista, Il Martello, al quale lavorò anche Vincent Massari. Il giornale, stampato dalla De Pamphilis Press, dipinse Benito Mussolini come nemico di classe; prese voce, inoltre, in difesa di Sacco e Vanzetti.
Negli Anni Trenta Tresca si pose in radicale opposizione al comunismo sovietico e allo stalinismo, soprattutto in reazione agli eventi svoltisi in Catalogna e in Aragona durante la Rivoluzione Spagnola. Tuttavia, in origine Tresca aveva sostenuto i bolscevichi, preferendo uno Stato autoritario comunista a uno Stato democratico capitalista. Nei suoi ultimi anni, Carlo Tresca avviò una campagna contro la mafia e venne posto in regime di libertà vigilata. L’11 gennaio 1943, mentre si trovava lungo Fifth Avenue, fu avvicinato da una Ford da cui scese un uomo (probabilmente Carmine Galante, alle dipendenze di Vito Genovese), che lo freddò sul posto.
Carlo Tresca ha speso tutta la vita per contrastare lo sfruttamento dei migranti, sfruttamento che la società statunitense legittimava attraverso stereotipi xenofobi. Come detto, inoltre, dovette lottare contro gli stessi italoamericani, da un lato opponendosi ai fascisti ‘all’estero’, dall’altro contrastando la mafia, alleata dei fascisti e degli sfruttatori.
Carlo Tresca è oggi ricordato come un uomo pacifico e anti-autoritario, come un uomo che si è impegnato per eliminare le difficoltà dei migranti italiani e rendendoli protagonisti della vita politica. La vicenda è ancora oggi di grande attualità; mostra infatti una strada per opporsi alla corruzione, agli estremismi, alla nuova aristocrazia e allo sfruttamento dei migranti.
Per la redazione
Christian Trevisti
L’uomo più buono del mondo. La leggenda di Carlo Tresca
Fonte foto: Wikipedia
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