JALLALLA!
I VALORI CULTURALI TRASMESSI NEL CORSO DEI SECOLI DALLE COMUNITA’ ANDINE ATTRAVERSO I LORO USI E COSTUMI
Le Ande, uno tra gli altopiani più famosi al mondo, che fa da colonna vertebrale al continente dell’America Latina, sono anche luogo dove da secoli crogiolano culture e tradizioni dalle radici differenti.
Geomorfologicamente, le Ande sono definite dagli esperti come un territorio ricco e variegato, capace di offrire continue mutazioni dal punto di vista della conformazione della flora e della fauna.
Lungo questa catena montuosa, gli effetti determinati da una folta composizione di minerali che, essendo presenti nelle rocce vanno a conferire affascinanti sfumature dal rosso degli ossidi di ferro, al verde prodotto dal rame fino al magenta del magnesio e al giallo dello zolfo.
Un’altra tra le più suggestive particolarità del suolo andino è sicuramente la presenza di centinaia di crateri a forma di cono dalle superficie salata, fondi dell’oceano emersi come risultato particolare della deriva dei continenti.
La catena montuosa delle Ande è anche nota per essere la culla di tradizioni e culti folkloristici riusciti a sopravvivere nonostante le brutali conseguenze di secoli di colonizzazione sotto il dominio dell’allora impero spagnolo.
Le Ande sono considerate come il luogo di origine delle più antiche popolazioni tribali che ne hanno abitato gli spazi nel corso dei secoli.
A tal proposito è bene qui specificare la definizione di tribù, per poter farsi un quadro generale ben definito.
La tribù rappresenta infatti quel tipo di popolazione che basa sulla coltivazione e sul lavoro di gestione della terra la fonte primaria di sostentamento.
Gli Inca rientrano indubbiamente tra le comunità tribali più determinanti nell’affermare la propria egemonia socioculturale in America Latina.
Ciò accadeva specialmente nel momento in cui annettevano altre tribù andine alle quali veniva imposto l’apprendimento forzato del quechua, la lingua parlata dagli stessi Inca.
Tale costringimento ha d’altra parte fatto sì che usi e costumi appartenenti ai vari clan e fazioni potessero essere tramandati con più facilità, tra le varie componenti dell’impero che abbracciava il vastissimo territorio tra Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Equador e Perù.
La capitale dell’impero era Cuzco, situata proprio sulla catena montuosa delle Ande.
La lingua quechua divenne presto predominante nelle relazioni ed anche per le attività commerciali. La stessa lingua è stata un fattore determinante nell’influenzare lo spagnolo attualmente in buona parte parlato negli stati latinoamericani. Queste contaminazioni sociolinguistiche hanno permesso a espressioni e proverbi di incastrarsi nel contesto linguistico contemporaneo.
Tra le parole che sono riuscite incredibilmente a sopravvivere nel corso dei secoli è quella di Jallalla, sorta di crasi tra due termini dialettali Quechua-Aymarà, che racchiude i concetti di beatitudine, senso di celebrazione e speranza.
L’espressione è molto diffusa e usata prevalentemente nel momento in cui un individuo si è predisposto determinati obiettivi da raggiungere.
Jallalla lo esclama quella persona che sa quando è necessario impegnarsi a lavorare per realizzare le proprie speranze, invocando il pantheon di divinità che un tempo venivano venerate dal popolo Inca come la Pacha Mama (madre terra), gli Apu (le montagne sacre), i Mallki (gli alberi).
di Lorenzo Mazzone
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