ANCORA UNA SCELTA: 50 ANNI DI OBIEZIONE DI COSCIENZA E SERVIZIO CIVILE
Oggi, in occasione del 50esimo dell’approvazione della legge Marcora sull’Obiezione di Coscienza e l’istituzione del Servizio Civile, è importante ricordare quanto sia necessario continuare a scegliere.
“Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita” Antonio Gramsci
Parteggiare, partecipare, prendere posizione rispetto al proprio essere cittadini; esercitare la facoltà di scegliere, che contraddistingue la nostra individualità in relazione a ciò che accade attorno.
Le parole di Antonio Gramsci, ispirarono e indirizzarono tanti giovani italiani a scegliere e diventare obiettori di coscienza, quindi rifiutando di andare contro i propri principi di pace e nonviolenza imbracciando le armi.
Sono quasi 800’000 i giovani che dal 1972 ad oggi hanno scelto di partecipare al cambiamento, diventando volontari del servizio civile, superando la posizione statica dell’indifferenza e la falsa comodità dell’inazione sociale.
L’obiezione di coscienza è il rifiuto di adempiere un obbligo imposto dalla legge contrario ai propri profondi convincimenti morali e alla propria coscienza, perlopiù in quanto comporta l’uso delle armi o il ricorso alla violenza in generale.
Uno dei primi giovani in Italia, nel 1949, che si adoperò per cambiare l’inerzia della situazione fu Pietro Pinna, un ragazzo di Ferrara che mosso dalla spiritualità cattolica prese la scelta del rifiutarsi all’arruolamento, pagandone il prezzo con la galera.
Seguendo la scia di Pinna, si verificano i primi casi di obiettori cattolici che dichiarano di voler vivere integralmente la non violenza evangelica, espressa dal comandamento del “non uccidere”; cresce il numero dei giovani che scelgono il carcere piuttosto di prestare il servizio militare. Durante gli anni 60 l’Obiezione di coscienza diventa quindi un “problema da risolvere” che, si acuisce, con le contestazioni giovanili del 68, durante le quali viene richiesta una legge sull’Obiezione di coscienza per motivi politici, oltre a quelli etico-religiosi.
La classe politica, messa in difficoltà dal vasto movimento d’opinione nato nella società e dall’intensificarsi di azioni di protesta condotte dalle organizzazioni non violente, approva il disegno di legge Marcora.
Viene così promulgata la legge Marcora 772 del 15 dicembre 1972 che riconosce il diritto all’Obiezione di coscienza e al servizio civile sostitutivo per motivi morali, religiosi e filosofici.
La legge rende possibile la scarcerazione dei giovani obiettori di coscienza e contemporaneamente segna un cambiamento storico nella legislazione italiana, perché introduce la possibilità di rifiutare il servizio militare con le armi sostituendolo con un servizio militare non armato.
Legge che all’art 1 stabilisce: “Gli obbligati alla leva che dichiarino di essere contrari in ogni circostanza all’uso personale delle armi per imprescindibili motivi di coscienza, possono essere ammessi a soddisfare l’obbligo del servizio militare nei modi previsti dalla presente legge. I motivi di coscienza addotti debbono essere attinenti ad una concezione generale della vita basata su profondi convincimenti religiosi o filosofici o morali professati dal soggetto.”
Proseguendo all’art 5: “I giovani ammessi ai benefici della presente legge devono prestare servizio militare non armato, o servizio sostitutivo civile, per un tempo superiore di otto mesi alla durata del servizio di leva cui sarebbero tenuti.”
Sebbene contenesse al suo interno elementi di novità, la riforma era anche chiamata “legge truffa” perché considerata punitiva: molti furono gli aspetti contestati dal mondo nonviolento e pacifista italiano, come il fatto che l’obiezione risultava come “beneficio” concesso dallo Stato (applicabile solo a determinate condizioni e con determinate conseguenze) e non come lecito diritto di scelta dei giovani.
Sebbene perfezionabile, questa legge ha rappresentato la prima tappa importante per il movimento nonviolento, poiché riconosce la possibilità di scegliere e di non collaborare alla guerra, aprendo la strada alla costituzione del servizio civile così come lo conosciamo oggi.
Il servizio civile si radica pertanto nell’obiezione di coscienza all’arruolamento obbligatorio, e diventa il luogo istituzionale di una nuova modalità di difesa della Patria, tradizionalmente riservata solo alle forze armate.
All’epoca, “pace” e “servizio civile” si percepivano quindi come un binomio indissolubile, fondato sull’obiezione di coscienza all’uso delle armi, in ogni circostanza; oggi di svolgere il servizio civile significa continuare a scegliere e non restare indifferenti, coltivare la pace operando una difesa non armata e nonviolenta della patria, dandosi la possibilità di restituire, di donare, di mettersi al servizio degli altri.
di Alice Marmo
articolo interessante, grazie a queste persone oggi abbiamo la libertà di scegliere la non violenza .
Articolo molto interessante. Grazie a tutte le persone che hanno combattuto per la libertà di scegliere la non violenza