Bambole con tre buchi
Le prostitute sono donne, non bambole con tre buchi!
Alcune di loro sono state costrette alla prostituzione dal ‘rito juju’, che vincola la ragazza al suo sfruttatore. Questi riti comprendono atti come l’ingestione o la cessione di materiale organico.
Nel rito juju la ragazza deve giurare che non rivelerà modalità e contenuto della pratica. Il rito coinvolge sia un familiare della vittima che un familiare del ‘native doctor’.
Il juju è a tutti gli effetti una religione; per la precisione, è un termine-ombrello volto a indicare l’insieme delle religioni tradizionali dell’Africa Occidentale sottoposta a colonizzazione francese. In Occidente questo termine è utilizzato per indicare amuleti e incantesimi che caratterizzano la corrispettiva tradizione di stregoneria.
Il termine juju è arrivato in Occidente con la tratta atlantica degli schiavi africani verso le Americhe e sopravvive presso i cimarroni che vivono secondo norme tradizionali. Il juju si distingue dal vudù innanzitutto perché comprende una cognizione di ‘karma’ positivo e negativo.
In Africa il juju è praticato principalmente dagli Yoruba, come emerso nel corso dell’Operazione Balance cioè da una indagine della Procura di Messina su un sodalizio che tra il 2015 e il 2017, reclutava giovani in Nigeria con la promessa di un lavoro dignitoso in Italia per poi costringerle a prostituirsi per riscattare i costi del trasferimento, appunto il “Balance”, anticipati dall’organizzazione criminale. Tra loro tra cui almeno 15 minori rintracciare nei centri di accoglienza messinesi e poi avviate alla prostituzione.
Come invita a fare la Procuratrice Aggiunta Giovannella Scaminaci, «provate a immaginare l’effetto che può avere su ragazzine dai 14 ai 17 anni un rito fatto con ossa e sangue di animali». La Fondazione Thomson Reuters ha permesso di comprendere meglio le dinamiche di questa forma rituale. Durante la cerimonia le vittime si devono denudare; quindi viene invocato uno spirito legato al semidio Eshu, la vittima viene ferita e le vengono rubati ciuffi di capelli. Nel 2019, secondo un articolo di La Stampa, il capo religioso di Ilú Benin ha lanciato una scomunica contro coloro che praticano questo rito.
Più della metà delle persone che si prostituiscono sulle strade d’Italia è costituita da ragazze nigeriane; alcune di loro sono minorenni.
Quando parlano con le loro famiglie queste ragazze si sentono costrette a creare un alter ego, così da poter soddisfare le aspettative dei loro parenti.
Molti hanno provato a far luce sulla situazione, ma si sono spesso scontrati con un muro di gomma costituito dai pregiudizi culturali e dall’ignoranza degli italiani.

Le beneficiarie del Servizio Tratta e Sfruttamento di On the Road, quando vengono soccorse, sono tenute a consegnare il loro cellulare, questo per limitare il numero di salvataggi che non vanno a buon fine. Chi si occupa di tratta e sfruttamento dev’essere consapevole delle problematiche psicologiche causate dal rito juju; chi invece si approccia al mondo della prostituzione, restandone parte terza.
Grazie alla cooperativa On the Road, dove presto servizio, alcune persone sono state salvate dal ciclo di sfruttamento in cui erano sprofondate e io sono felice di poter dare il mio contributo a questa causa.
Per la redazione
Christian Trevisti
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