Il Muro USA- Messico: uno strumento per ridimensionare l’immigrazione e i tanti sogni
Nello stereotipo collettivo mondiale, gli Stati Uniti sono sinonimo di opportunità, di successo, di una vita migliore. Sono queste le ragioni che, soprattutto a partire dalla metà del diciannovesimo secolo, hanno spinto migliaia di cittadini provenienti da tutto il continente europeo.
L’immigrazione verso gli Stati Uniti non ebbe particolari restrizioni e regolamentazione dei flussi durante l’era pionieristica. Soltanto a partire dal 1875 si cominciò a disciplinare l’ingresso nel paese escludendo alcune categorie di persone come indigeni, anarchici e comunisti, arrivando al 1882 al Chinese Exclusion Act, che non permetteva l’accesso nel paese ai cittadini proveniente dalla Cina.
Nonostante in alcuni periodi il fenomeno migratorio per gli Stati Uniti era regolamentato, un fenomeno che è da sempre esistito in alcuni paesi a confine è quello dell’Immigrazione clandestina. Questo fenomeno ebbe un forte sviluppo a partire dagli anni Sessanta del Novecento, soprattutto dall’America centrale e dai Caraibi. Infatti, questo fenomeno concerne essenzialmente paesi come Messico, El Salvador, Guatemala, Honduras, Cuba e Porto Rico. Verso la fine degli anni Novanta si raggiunse il piccolo di ingressi non regolari negli Stati Uniti, mentre oggi si contano oltre 11 milioni di clandestini nel paese.
Per contrastare tale fenomeno, è stata realizzata e finalizzata nel 1994 la costruzione di un muro a confine tra gli Stati Uniti ed il Messico, volto al contenimento dei clandestini da quest’ultimo. La costruzione del muro ebbe inizio nel 1990 sotto la presidenza di George H. W. Bush, partendo dall’area di San Diego, in California ed estendendosi, solo il primo tratto, per 22.5 chilometri, lungo il confine San Diego – Tijuana. La costruzione del muro continuò con le successive amministrazioni che si sono susseguite alla guida del paese. Infatti, nel 1994, durante la presidenza di Bill Clinton la barriera venne sviluppata ulteriormente sul confine degli stati della California, del Texas e dell’Arizona. Nel 1996, l’amministrazione Clinton varò una legge dal nome Illegal Immigration Reform and Immigrant Responsability Act, con la quale venivano autorizzate nuove porzioni di muro al confine e rafforzare quelle già esistenti.
Nel 2006, il Secure Force Act, convertito in legge da George W Bush, ha autorizzato e finanziato in parte il prosieguo dei lavori per il prolungamento del muro di 1.25 km lungo il confine messicano. Tali reti di finanziamenti sono continuate fino ad arrivare al 2009, con un muro che si estendeva per oltre 930 km, come riferito dalla US Custom and Border Protection. L’espansione della barriera venne sospesa nel 2010, a causa dei numerosi ritardi e delle maggiori spese rispetto a quelle che erano state preventivate originariamente.
La costruzione, o meglio una maggiore espansione del muro per combattere l’ingresso clandestino su suolo americano, divenne un argomento perno della campagna presidenziale del 2016 da parte del candidato Donald Trump. Durante la sua campagna elettorale, il Tycoon annunciò di voler potenziare il muro al confine tra Stati Uniti e Messico, ribattezzandolo il “Muro di Trump”, promettendo di estenderlo di ulteriori 500 miglia. Pochi giorni prima aver prestato giuramento, il presidente Trump firmò un ordine esecutivo che ordinava formalmente di predisporre dei prototipi per l’estensione del muro. Nel febbraio 2019 lo stesso Trump dichiarò lo stato di emergenza, sostenendo che la situazione al confine con il Messico era una questione di crisi nazionale, soffermandosi sulla necessità di maggiori risorse per la costruzione di tale muro.
A gennaio 2021, il muro raggiunge una lunghezza totale di circa 1.000 km.
Mentre la retorica politica e giornalistica si focalizzava sui benefici che l’espansione del muro a confine tra i due paesi avrebbe portato per cercare di disincentivare l’immigrazione clandestina. Questo non è avvenuto. Anzi, la frontiera tra USA e Messico è varcata ogni anno da oltre cinquecentomila migranti, che sfidano disastri naturali e altre peripezie andando, inoltre, incontro alla morte. Oggi, il numero delle vittime è in gran parte collegate al clima, al livello dei corsi d’acqua. Tutto questo viene fatto con la speranza che non si incontri la polizia di frontiera.
Coloro che decidono di attraversare il confine Usa – Messico affrontano tutto questo, in cerca di una vita migliore, delle maggiori opportunità e di realizzare i loro sogni.
Per la Redazione
Cristina Castro
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