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Ascoli Piceno, il sapore di un popolo racchiuso dentro un’oliva.

25 Febbraio 2025
Ascoli Piceno, il sapore di un popolo racchiuso dentro un’oliva.

Nel mio giro, spesso, ci lamentiamo del borgo in cui viviamo. C’è chi lo vede arroccato da sempre sulle stesse posizioni campanilistiche; e chi non pensa di potervi costruire il proprio futuro, date le sue dimensioni, e le sue caratteristiche, da ‘tipica provincia italiana’. Io, però, non potrei vedermi senza questo posto. Se ci organizzassimo, e facessimo nascere dal basso realtà volte a valorizzarlo, potrebbe diventare un gioiello d’Italia. E allora, perché non mettermi subito al lavoro, parlandovi della meravigliosa Ascoli Piceno?

Ascoli Piceno è un comune italiano, capoluogo dell’omonima provincia delle Marche. Il suo centro storico, tra i più monumentali d’Italia, è famoso per il travertino; molto nota Piazza del Popolo, collocata esattamente al centro del borgo marchigiano. Importante centro urbano sotto Roma e durante l’Alto Medioevo, venne sconfitta da Federico II nel 1242.

Il borgo presenta il Palazzo dei Capitani del Popolo (prima età moderna, XVI secolo), il Caffè Meletti (XIX secolo), la Chiesa di San Francesco (XIV secolo), Piazza Arringo e il Battistero di San Giovanni. La cripta del santo patrono si trova nella Cattedrale di Sant’Emidio (XVI secolo), mentre il Palazzo dell’Arengo (XVII/XVIII secolo) ospita la pinacoteca civica. 

Costituiscono monumento borghigiano anche Piazza Ventidio Basso – da dove parte il corteo legato all’annuale Torneo Cavalleresco della Quintana -, la Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, la Chiesa di San Pietro Martire e le torri gentilizie. 

Sono storicamente rilevanti il Forte Malatesta (la cui struttura odierna fu ordinata da Alessandro Farnese) e la Fortezza Pia (utilizzata come rifugio da Galeotto I Malatesta). La Torre degli Ercolani è una tra le poche sopravvissute all’assedio di Federico II.

In ambito artistico e religioso, Ascoli Piceno presenta i tempi di Sant’Emidio alle Grotte e Sant’Emidio Rosso; presenta inoltre le chiese di Sant’Angelo Magno, Sant’Agostino e San Giacomo Apostolo, nonché i teatri Ventidio Basso e Filarmonici. 

Il vicino villaggio di Castel Trosino presenta una ricca necropoli, mentre lungo la Salaria si può incontrare l’Albero del Piccioni, utilizzato come rifugio dal brigante cattolico Giovanni Piccioni.

Il borgo e la provincia di Ascoli Piceno sono molto noti anche per le loro tradizioni gastronomiche, tra le quali si distinguono per importanza le olive ascolane. Queste vengono generalmente servite come antipasto, insieme ad altri fritti, e sono parte fondamentale della locale frittura mista.

Devono chiaramente il loro nome alla città di Ascoli Piceno. La ricetta è molto semplice: sono infatti costituite da olive verdi in salamoia, farcite internamente da carne. Piatto rappresentativo del Piceno, secondo Benedetto Marini sono state inventate nel 1800. 

Le olive, appartenenti alla varietà dell’oliva ascolana del Piceno, vengono lavate con acqua e conservate in una soluzione di salamoia e finocchietto. Le specialità gastronomiche ascolane furono lodate da Gioacchino Rossini, Giacomo Puccini e Giuseppe Garibaldi; quest’ultimo, dopo aver assaggiato le olive nel 1849, tentò persino di coltivarle, piantando a Caprera degli esemplari di ulivo ottenuti da Candido Augusto Vecchi. La prima attività industriale legata alle olive ascolane risale al 1875.

La carne macinata posta all’interno dell’oliva dev’essere condita con noce moscata, uovo e parmigiano reggiano; alcuni vi aggiungono limone e chiodi di garofano. La carne dev’essere di maiale o di manzo, al massimo mischiata a piccole quantità di pollo o tacchino. Le olive, dopo essere state farcite, devono essere passate in farina e pangrattato. Vanno quindi fritte in quantità abbondanti di olio extravergine di oliva o di olio di semi di arachide. 

Le olive in salamoia e quelle ripiene, prodotte a partire dalla varietà colturale ‘Oliva Ascolana del Piceno’, sono state riconosciute DOP (‘olive ascolane del Piceno’).

Le olive ascolane sono al centro dell’Ascoliva Festival, che dal 2013 si svolge in Piazza Arringo, evento volto a promuovere le specialità gastronomiche locali. Il borgo di Ascoli Piceno ha una forte vocazione turistica, anche grazie al suo monumentale centro storico. Al tempo dell’ultima rilevazione statistica (2023), le visite hanno toccato quota 50 mila. Attrae soprattutto gastronomi e cultori delle tradizioni culinarie, grazie al suo patrimonio culturale immateriale. Gli ascolani, consapevoli dell’importanza delle loro tradizioni gastronomiche, organizzano frequentemente corsi di cucina e degustazioni. Queste permettono ai turisti, nonché agli stessi borghigiani, di vivere e assaporare la cultura locale.

Che tu sia un amante della storia, dell’arte o della buona cucina, Ascoli Piceno saprà conquistarti. Sei pronto a scoprire questa perla delle Marche?

Per la redazione

Christian Trevisti

Il treno per Ascoli Piceno – Ovale 

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