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L’esperienza ci rende felici?

20 Marzo 2025
L’esperienza ci rende felici?

“Chi desidera vedere l’arcobaleno,

deve imparare ad amare la pioggia.”

Paulo Coelho.

Il titolo di questa rubrica è esperienze dal mondo e proprio per questo vogliamo partire dall’analisi della parola esperienza per ragionare sulla felicità che ci lascia un’esperienza e sui consumi esperienziali.

La parola esperienza è, in senso generale, come riporta l’Enciclopedia Treccani, una conoscenza diretta, personalmente acquisita con l’osservazione, l’uso o la pratica di una determinata sfera particolare della realtà. Possiamo dire che le esperienze sono, perciò tutto quello che ci formano a livello intellettuale, sono tutti quei momenti che viviamo e che costruiscono il noi del futuro. 

Come può, allora, l’esperienza renderci felici? 

Ogni giorno della nostra vita è una nuova esperienza: una semplice giornata di lavoro ci può arricchire scoprendo qualcosa di nuovo tramite un collega, per esempio, o cimentandoci in un’attività che non abbiamo mai svolto prima; una giornata di studio ci arricchisce apprendendo nuove conoscenze; una di riposo ci lascia ancora più spazio alle novità che possiamo scoprire in base a ciò che decidiamo di fare e se, banalmente, in una giornata di riposo decidiamo di fare un qualcosa che poi ci rendiamo conto non ha portato a nulla di buono, anche questa è un’esperienza, la volta dopo non succederà più. 

Perciò, le attività che decidiamo di svolgere nella giornata, dalla più piccola e meno importante alla più grande e fondamentale, aiutano a colmare il nostro bagaglio di esperienze. Da qui è più facile trovare il nesso tra esperienza e felicità. Un’attività che ci piace ovviamente ci renderà felici, un lavoro noioso, no. 

La domanda che vogliamo porci ora è: le esperienze ci rendono più felici degli oggetti materiali? E anche: siamo disposti a pagare per un’esperienza che ci renderà sicuramente felici? 

Qui entrano in gioco i consumi esperienziali e il marketing esperienziale. Lo studio di questi concetti, partendo da analisi psicologiche ed economiche, è molto interessante. I consumi esperienziali sono, a tutti gli effetti, gli investimenti economici che ciascuno di noi dedica a cene, viaggi, escursioni, alle esperienze che ci portano felicità, insomma; mentre il marketing esperienziale è l’approccio di marketing da parte del venditore basato sulla valorizzazione dell’esperienza di consumo del cliente per trasmettere un valore aggiunto, che possiamo dire essere proprio la felicità, con l’acquisto del prodotto. 

Secondo B. Joseph Pine e James H. Gilmore (“The Experience Economy”, 1999), l’esperienza è una nuova tipologia di offerta al consumatore che si va ad aggiungere a commodity, beni e servizi. A livello economico l’esperienza diventa un evento memorabile che coinvolge sul piano personale il consumatore nel momento stesso del consumo. 

Pine e Gilmore classificano le esperienze in base alla partecipazione attiva o passiva degli individui e in base al tipo di connessione con l’evento in questione. Ricaviamo così quattro tipi di esperienze: 

  • Esperienza di intrattenimento: esperienza passiva, attraverso i sensi, come per esempio ascoltare la musica
  • Esperienza educativa: c’è una partecipazione attiva con il corpo o con la mente, per esempio nell’ambito della formazione
  • Esperienza estetica: ci si immerge fisicamente nell’evento, ma passivamente, per esempio visitare una mostra o una galleria d’arte
  • Esperienza di evasione: la persona è totalmente immersa nell’esperienza e vi partecipa in maniera attiva, un esempio può essere il casinò.

La teoria del marketing esperienziale è stata sviluppata da Bernd H. Schmitt, professore ordinario di International Business presso il dipartimento di Marketing della Columbia University. Al centro della teoria risiede il fatto che nel mondo moderno i consumatori partecipano attivamente al processo d’acquisto e sono sempre più attivi nella ricerca delle informazioni su un determinato prodotto/servizio. Il consumatore non è più un soggetto passivo e viene rinominato consumAttore. È fondamentale, quindi, per il venditore, coinvolgerlo maggiormente soprattutto a livello emozionale, per fargli vivere un’esperienza memorabile, che gli provochi delle emozioni (anche inconsce).

Secondo Schmitt la classificazione delle esperienze viene effettuata tramite 5 moduli strategici esperienziali (SEM, Strategic Experiential Module):

  • Sense (senso): l’esperienza che coinvolge i sensi;
  • Feel (sentimento): l’esperienza che coinvolge sentimenti ed emozioni;
  • Think (pensiero): l’esperienza cognitiva;
  • Act (azione): le esperienze che coinvolgono la fisicità;
  • Relate (relazione): le esperienze che derivano dalle interazioni e relazioni con gli altri.

È importante stimolare tutti questi elementi affinché il consumatore possa essere soddisfatto. 

Tornando allora alle domande che ci siamo posti all’inizio, potrebbe essere che abbiamo un quadro più chiaro. 

La felicità nelle esperienze della vita dipende da noi, dipende da come affrontiamo gli eventi e gli ostacoli che ci si pongono davanti. Se un oggetto materiale o un’esperienza ci rende più felici dipende da noi, dal singolo individuo. 

Forse la vita è una ricerca per la felicità o forse, come dicono i Fast Animals and Slow Kids, non è la felicità ciò che voglio, ma il percorso per raggiungerla

Sta a noi trovare la nostra strada, il nostro posto nel mondo.

Per la Redazione

Nicoletta Capotorto

Fast Animals and Slow Kids – Forse non è la felicità

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