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Matthieu Ricard: Praticare la felicità

20 Marzo 2025
Matthieu Ricard: Praticare la felicità

La felicità è comunemente definito un sentimento; uno stato d’animo privo di preoccupazione e tristezza a cui, bene o male, tutti aneliamo. Questo desiderio innato in tutti noi, che biologicamente nasce perché ci siamo evoluti tendendo al benessere della nostra specie, oggi ha preso forma in una vera e propria ricerca di benessere individuale.

La produzione di beni sfrenata, e immediatamente accessibile, del sistema capitalista a cui siamo abituati è forse all’origine di questa nuova forma. Infatti, vediamo anche la felicità come un bene che può essere riprodotto tramite il consumismo e il possesso di certi oggetti, un qualcosa che può essere controllato e plasmato a nostro piacimento.

Ma la felicità non funziona proprio così.

È proprio vero che la felicità è questo sentimento volatile e raro, alimentato dall’avere di più e sempre di più?

Matthieu Ricard ci racconta che non è proprio così.

Nato in Francia il 15 Febbraio 1946, e figlio del filosofo Jean- François Revel e l’artista Yahne Le Toumeline, Matthieu cresce in un ambiente intellettualmente stimolante, entrando in contatto con le varie personalità della scena culturale francese.

Nel 1972 ottiene una laurea in genetica delle cellule all’Institut Pasteur. Vedendo alcuni film su dei lama tibetani fuggiti dopo l’invasione cinese, Matthieu inizia a nutrire una grande curiosità per il Buddhismo, tanto che poco dopo essersi laureato parte per l’Himalaya per poter apprendere il loro sapere.

L’esperienza gli cambiò radicalmente la vita, tanto che nel 1978 riceve l’ordinazione monastica. Fu l’attendente di Dilgo Khyentse Rinpoce, rinomato come uno dei più grandi maestri del Buddhismo, a cui fece riferimento anche il XIV Dalai Lama, e ora è l’interprete francese dell’ultimo. Vive in Nepal, nel monastero di Senchen.

Ricard ci racconta che è stata proprio la vita monastica a insegnargli che la felicità non è solo un mero sentimento, ma anche un’abilità; essere felice, per lui, è una pratica continua. La vita monastica, che molti vedono come la rinuncia a ciò che, socialmente, pensiamo possa renderci felici, è stata in realtà una lente e filtro al superfluo.

Nella sua intervista con “The Buddhist Monastic Initiative” Matthieu Ricard ci racconta di come la vita monastica “non è una vita di rinuncia alla felicità, altrimenti non avrebbe senso”, che è proprio questa ad avergli insegnato a trovare la felicità nelle piccole cose; la natura, la famiglia e la comunità monastica in cui è entrato a far parte.

In molti modi, Ricard ci dice anche che molte delle preoccupazioni comuni nel mondo secolare, da quando ha intrapreso la vita monastica, non lo toccano più. Ma riconosce anche che, come ogni cosa, la vita monastica non è per tutti, e il suo modo di praticare la felicità non esclude chi vive una vita mondana.

Nel 2015 scrive “Happiness: a guide to developing life’s most important skill”, un libro contenente una serie di esercizi utili a praticare l’abilità di essere felici, un obiettivo di vita “necessita lo stesso sforzo quotidiano di qualsiasi altro obiettivo”. 

Tutti i profitti delle opere e le conferenze di Matthieu Ricard hanno fondato più di 200 progetti umanitari in Nepal, Tibet e India. Grazie alla sua opera umanitaria ha ricevuto dunque la nomina di Cavaliere dell’Ordine Nazionale del Merito dal presidente François Mitterrand, e continua tutt’oggi ad essere un ponte tra l’Oriente e l’Occidente.

Nonostante sia stato nominato l’uomo più felice del mondo, Ricard non crede molto a questa nomina, sostenendo tutt’oggi che la sua felicità sia facilmente praticabile da tutti.

Ogni giorno parliamo di felicità come un sentimento sul quale non abbiamo nessun controllo, come brevi attimi sparsi in varie fasi della nostra vita. 

Forse è vero. 

Eppure, soprattutto quando ci sembra tutto incerto e poco chiaro, trovare piacere nelle piccole cose – un abbraccio, un uccellino posato su un ramo, gli occhi di un caro amico – può avvicinarci ad essere felici davvero.

Per la Redazione 

Vivien Simonetti

L’uomo più felice del mondo – Matthieu Ricard

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