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Primo dottorato di ricerca di interesse nazionale in Studi di Pace. 

28 Aprile 2025
Primo dottorato di ricerca di interesse nazionale in Studi di Pace. 

La ricerca di Gloria Volpe sulla quarta annualità di esperienza dei Corpi Civili di Pace

A novembre 2024 è stato avviato il primo dottorato di ricerca di interesse nazionale in Studi di Pace (DIN in Peace Studies), una formazione superiore nell’ambito delle tematiche della pace, dei diritti umani, del conflitto, del disarmo e della costruzione di società inclusive e sostenibili. Tale percorso nasce per iniziativa di RUniPace, la Rete delle Università Italiane per la Pace (Rete CRUI) che ne ispira i valori istitutivi, la progettualità interdisciplinare, e la vivace interazione di 25 università che da Como a Messina sono chiamate a cooperare per un grande obiettivo. La forte vocazione inter- e trans-disciplinare del DIN in Peace Studies si concretizza in ambiti di ricerca che spaziano dalle scienze umane e sociali, a quelle scientifiche, mediche e tecniche, per cui anche alle scienze è chiesto di spingersi al dialogo, e a chi fa ricerca di imbattersi in sconfinamenti e migrazioni concettuali, dove le frontiere dei campi scientifici diventano porose. È con questa lente che possiamo analizzare e affrontare i fenomeni legati alla guerra e alla pace, cioè attraverso un metodo coerente alla loro estrema complessità.

Io sono una delle 38 dottorande che fanno parte di questo nuovo percorso e la mia ricerca sarà incentrata sulla quarta annualità di esperienza dei Corpi Civili di Pace, esperienza che ho vissuto nel 2017 durante la prima annualità. È evidente che le sperimentazioni mi chiamano.

Sono partita per l’Ecuador a nome del CESC Project e sul campo ho collaborato con la Fondazione Cristo de la Calle, che si occupa principalmente di restituzione di diritti a bambini/e e minori, la Missione Scalabriniana che accompagna la popolazione migrante in processi di sostegno economico e inserimento lavorativo e l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Sono stata un anno nella città di Ibarra, una piccola cittadina andina a prevalenza indigena, distante circa 70 km dal confine con la Colombia. Il conflitto nel quale ho cercato di dare il mio contributo era quello riguardante la popolazione ecuadoriana e la popolazione migrante colombiana e venezuelana che cercava rifugio nel paese confinante.

La nostra presenza è stata importante innanzitutto per ascoltare queste persone, le loro storie, senza il giudizio di chi avrebbe valutato se il loro racconto fosse convincente oppure no e senza il tempo da rispettare di un appuntamento istituzionale. E poi accompagnarle quotidianamente, spalla a spalla ed essere un ponte verso le istituzioni e le persone locali affinché la loro situazione legale potesse essere riconosciuta e la loro permanenza nel paese fluire nei diritti umani che appartengono a ciascuno: avere un luogo dove dormire, trovare un lavoro per avere da mangiare, frequentare la scuola e stare in buona salute. Ci siamo resi conto che il lavoro più prezioso e necessario da fare era quello di sensibilizzazione e coscientizzazione a partire dalle scuole, quindi i professori, i genitori e gli studenti. Così abbiamo organizzato corsi di promozione sui diritti umani con dinamiche interattive ed esperienziali, e di sensibilizzazione sul tema dei conflitti armati e dei rifugiati per rafforzare il lavoro sull’empatia verso l’altro, portate delle testimonianze di storie vere per far comprendere che dietro i numeri ci sono sempre delle persone.

Ed è proprio attraverso l’educazione alla pace, uno dei campi d’azione previsti dal Decreto che determina l’istituto CCP, che desidero esplorare l’operato sul campo dei nuovi operatori e delle nuove operatrici CCP in questa annualità, come uno degli strumenti di trasformazione nonviolenta dei conflitti negli interventi civili di pace. La loro esperienza sarà analizzata direttamente attraverso lo sguardo di chi la vivrà sul campo e messa in dialogo con altre esperienze internazionali già avviate e riconosciute di interventi civili di pace per la trasformazione dei conflitti. L’obiettivo, grazie alla collaborazione degli enti promotori e dei/lle giovani sul campo, è dare valore a questa esperienza che ha molto da dire e che rischia di svanire se non verrà stabilizzata, dandole spazio nel mondo accademico e scientifico.

Speriamo di riuscirci 😊

Per la Redazione

Gloria Volpe

Video testimonianza CORPI CIVILI DI PACE, Giovanni Candeloro

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