Non c’è più tempo: ci ribelliamo per avere ancora una scelta
Extinction Rebellion è un movimento nonviolento e di disobbedienza civile che intende contrastare la crisi climatica. È nato a fine 2018 nel Regno Unito a seguito della campagna Rising Up!, su iniziativa degli attivisti ambientali Roger Hallam, Gail Bradbrook e Simon Bramwell. Le sue manifestazioni sono state da subito di forte impatto, al punto che il movimento è riuscito a occupare le zone londinesi di Oxford Circus, Marble Arch, Waterloo Bridge e Parliament Square. Extinction Rebellion trae ispirazione dal gandhismo, dalle marce per i diritti civili delle suffragette e di Martin Luther King, dal movimento Occupy Wall Street e dal Committee of 100. La clessidra nel simbolo è stata realizzata dall’artista britannico ESP.
Extinction Rebellion indirizza tre richieste ai governanti:
- Verità: data la gravità della condizione antropocenica, i governi devono dichiarare l’emergenza climatica ed ecologica, impegnandosi inoltre nella promozione della consapevolezza ambientale;
- Azione immediata: i governi avrebbero dovuto raggiungere le ‘zero emissioni’ di gas a effetto serra entro il 2025, così da arrestare la distruzione degli ecosistemi e della biodiversità;
- Oltre la politica: affidare a un’assemblea nazionale di cittadini, con il supporto degli scienziati, le scelte politiche per arrestare la perdita di biodiversità e limitare il riscaldamento globale.
«I nostri cuori», affermano gli attivisti di Extinction Rebellion, «ci dicono che un mondo diverso è possibile» (chiaro il riferimento ai movimenti no-global dei primi Anni Duemila). «La nostra visione del cambiamento è sufficientemente ampia da poter contenere una varietà di opinioni su come lavorare al meglio per quel cambiamento. Il cambiamento necessario è enorme e tuttavia realizzabile, infatti gli studi di scienze sociali ci mostrano che nessun regime nel XX secolo è riuscito a contrastare una rivolta che ha avuto la partecipazione attiva di almeno il 3,5% della popolazione».
In Italia, Extinction Rebellion intende mobilitare 2 milioni di persone per rivoluzionare le strutture di potere e redistribuire le ricchezze, secondo un’agenda populista. Denuncia la cultura del ‘dominio sul prossimo’, fondata su competizione, oppressione e terrorismo, e considerata causa di malattie psico-fisica, malnutrizione, violenze, pandemie, fallimenti medici e crisi finanziarie. Extinction Rebellion non intende tanto ‘salvare il mondo’, quanto sviluppare sistemi di resilienza e di adattamento.
A livello nazionale, Extinction Rebellion chiede:
- Una democrazia funzionante;
- Benessere e minimizzazione dei danni reciproci;
- Cultura rigenerativa.
La proposta di Extinction Rebellion è una proposta fondata sulla cura: di sé, Reciproca, Interpersonale, della comunità e del pianeta.
Gli attivisti di Extinction Rebellion classificano sé stessi quali ‘protettori di coscienza’. Le loro azioni vengono eseguite pubblicamente e alla luce del sole, anche nei casi più controversi. Pur essendo un movimento di disobbedienza civile, alcuni suoi membri – per ragioni di necessità o responsabilità – non si espongono a rischi legali; questo lo ha portato a sviluppare anche azioni di cura rigenerativa, riflessione, cura di sé e cura reciproca. Secondo Extinction Rebellion, tra l’altro, l’azione rivoluzionaria può passare anche attraverso scelte semplici, come la dieta, la meta delle vacanze o le abitudini di consumo.
Extinction Rebellion tutela il diritto alla vita (presente e futura) e si oppone a specismo, razzismo, classismo, sessismo, omobilesbotransfobia, élitarismo, sovranismo, abilismo, ageismo e consumismo. Propone l’inclusione sociale e condanna ogni forma di violenza (sia essa fisica, psicologica o verbale); propone inoltre la compassione e l’incoraggiamento reciproco.
L’inclusione sociale interna al movimento si esercita principalmente attraverso:
- Emarginati e oppressi nei ruoli di coordinamento;
- Connessione tra cambiamenti climatici e centri di detenzione per i migranti;
- Accessibilità;
- Riflessione sul privilegio;
- Frequente ricambio nelle posizioni di responsabilità e coordinamento;
- Pratica anti-oppressiva;
- Alleanze con i movimenti di base;
- Evitamento dell’umiliazione del singolo in presenza di problemi.
Come già detto in apertura, Extinction Rebellion agisce mediante disobbedienza civile, azioni dirette e arresto di massa volontario. Molti suoi esponenti, auto-dichiaratisi colpevoli di determinati delitti, sono stati congedati con la condizionale. Fuori dal Regno Unito, gli esponenti di Extinction Rebellion sono radicati principalmente a Torino, Roma (famosa la manifestazione davanti agli stabilimenti Eni) e Canberra. In Italia, alcuni esponenti di Extinction Rebellion hanno dato vita a Ultima Generazione.
Secondo Extinction Rebellion il problema climatico è un problema sistemico, non individuale o istituzionale. Rifiuta ogni dinamica di colpevolizzazione o biasimo. La struttura interna del movimento si fonda su dinamiche di amore, rispetto e convivialità. Il metodo nonviolento di Extinction Rebellion è stato studiato per mettere in luce le contraddizioni sistemiche, palesate dalla violenza della polizia. Tuttavia, non condanna i movimenti sociali e ambientali che si oppongono in modo aggressivo a morte, torture, sfollamenti e abusi.
In Extinction Rebellion vige un sistema di ‘olocrazia’, che mira a sostituire la tradizionale struttura gerarchica con un modello organizzativo basato sull’auto-organizzazione e sulla distribuzione del potere decisionale tra i membri dell’organizzazione in base al quale:
- I compiti vengono redistribuiti mediante decisioni collettive;
- Gli incaricati non devono essere autorizzati a compiere azioni nell’espletamento della loro funzione;
- Essi sono pienamente responsabili delle conseguenze del loro agire.
«Non c’è più tempo: ci ribelliamo per avere ancora una scelta».
Per la redazione
Christian Trevisti
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