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Confini che parlano, incontri che restano

12 Agosto 2025
Confini che parlano, incontri che restano

Ci sono luoghi che, una volta incontrati, ti abitano per sempre.

L’Ecuador, per noi, è uno di questi. Ce ne siamo accorte quando eravamo lontane e continuavamo a sentire dentro di noi la vitalità delle persone che lo abitano, i profumi delle strade, i suoi sapori e colori, le voci e gli abbracci dei bambini, e l’emozione unica nel vedere i meravigliosi paesaggi che lo caratterizzano.

Purtroppo – o per fortuna – dell’Ecuador ci sono rimaste anche le sue innumerevoli contraddizioni. Ad esempio, la nostra visione di un Paese così energico e resiliente si confronta con le profonde ferite della colonizzazione, visibili ancora oggi nello sfruttamento quotidiano dei suoi territori.

L’Ecuador è anche un Paese timido: fino a qualche anno fa era un angolo nascosto dell’America Latina, descritto da molti come tranquillo e senza particolari pericoli. In Europa non ha fatto in tempo a farsi conoscere per le sue meraviglie naturalistiche e per l’umanità che trasmette la sua gente, che ha iniziato a far parlare di sé per il recente aumento della criminalità.

Negli ultimi anni, infatti, il Paese ha vissuto un peggioramento della sicurezza interna, legato in particolare ad attentati, scontri tra bande criminali e continue crisi carcerarie. In questo contesto, a gennaio 2024 è stato dichiarato lo “stato di conflitto armato interno”, che – con l’obiettivo di ristabilire la sicurezza – ha portato a una forte militarizzazione dello Stato ecuadoriano. Ciò comporta numerosi rischi: abusi di potere, uso eccessivo della forza da parte di polizia e militari, soprattutto nelle aree popolari e marginalizzate, una crescente dipendenza dalla gestione militare e una generale sfiducia verso le istituzioni civili, con conseguente normalizzazione della violenza come strumento di controllo.

In questo quadro complesso, si inserisce anche la questione migratoria, che rappresenta un ulteriore fattore di vulnerabilità. L’Ecuador, nonostante le sue difficoltà interne, è un Paese di arrivo e transito per migranti provenienti principalmente da Colombia e Venezuela, entrambi colpiti negli ultimi anni da profonde crisi politiche, economiche e sociali.

I migranti colombiani arrivano in parte a causa di un conflitto armato interno durato decenni, che ha coinvolto gruppi paramilitari, le FARC e l’ELN, formalmente concluso nel 2016 con un accordo di pace. Tuttavia, le sue conseguenze sono ancora vive: la violenza ha continuato a colpire, soprattutto nelle aree rurali e di frontiera, costringendo molte persone a cercare rifugio in altri Paesi, tra cui l’Ecuador.

Dall’altra parte, la migrazione venezuelana è più recente ed è legata al collasso del sistema economico e sociale del Paese: mancanza di beni di prima necessità, disoccupazione diffusa, crollo dei servizi pubblici essenziali e una dura repressione politica. Si tratta di una delle crisi migratorie più gravi nella storia dell’America Latina.

In questo angolo del mondo abbiamo scelto di svolgere il nostro anno di servizio con i Corpi Civili di Pace.
Ci troviamo a Ibarra, nel nord dell’Ecuador, all’interno di un progetto promosso da CESC Project e realizzato in collaborazione con Gondwana – Fundación Cristo de la Calle, una realtà locale che da anni lavora a fianco di bambini, adolescenti e famiglie in situazione di vulnerabilità.

Il progetto si concentra in particolare sul sostegno alle famiglie migranti, molte delle quali provenienti dal Venezuela e dalla Colombia, e che oggi vivono in condizioni precarie, spesso prive di documentazione regolare, accesso a servizi o reti di supporto.

Il nostro compito, come volontarie dei Corpi Civili di Pace, non è quello di arrivare con soluzioni preconfezionate, ma di metterci a disposizione con rispetto, ascolto e presenza. Partecipiamo attivamente alle attività quotidiane della Fundación, che si articolano in diversi ambiti. Accompagniamo l’équipe educativa nelle visite domiciliari alle famiglie, un momento fondamentale per conoscersi, capire le necessità più urgenti e orientarle nei percorsi di regolarizzazione e accesso ai servizi.

Collaboriamo nella realizzazione di attività ludiche ed educative con bambini e adolescenti, cercando di offrire loro uno spazio sicuro in cui esprimersi, giocare, apprendere e semplicemente essere ascoltati. In alcuni casi, supportiamo anche la distribuzione di beni essenziali e la preparazione di momenti comunitari, in cui si condividono storie, paure, aspettative e sogni.

Il nostro servizio con i Corpi Civili di Pace è solo all’inizio, ma ci sta facendo rapidamente comprender cosa significhi inserirsi in un contesto complesso come quello ecuadoriano, segnato da profonde disuguaglianze e tensioni, ma anche da una straordinaria forza collettiva.

Per la redazione

Le operatrici dei CCP

Alice Costato e Paula Imperatori Torrisi 

Impacto de la migración venezolana en Ecuador – Reportaje

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