Skip to main content

Caminante no hay camino, el camino se hace al andar.

12 Agosto 2025
Caminante no hay camino, el camino se hace al andar.

Il nostro cammino ci ha portate nella città di Quito, in Ecuador, un paese piccolo e di cui si conosce poco in Europa, ma che negli ultimi anni ha iniziato a comparire nei notiziari esteri a causa degli attentati, degli omicidi politici, del traffico di droga e dell’aumento esponenziale della violenza, specialmente nelle città più grandi e di frontiera, come Quito, Guayaquil ed Esmeraldas. 

Questo cambio, avvenuto nel giro di pochi anni, del clima sociale e politico del paese, ha afflitto e sta tuttora affliggendo profondamente la popolazione, non abituata a questo tipo di violenza e insicurezza diffusa, che, storicamente, veniva associata ad altri paesi del Sud America, come Colombia e Brasile, e che ha influenzato e modificato profondamente gli stili di vita e le abitudini della popolazione, specialmente nelle città maggiormente abitate dell’Ecuador. 

Questa situazione di insicurezza e violenza ha creato un impatto importante sulla percezione diffusa della migrazione di buona parte della popolazione ecuadoriana, specialmente da quando i flussi migratori provenienti da Venezuela e Colombia sono aumentati negli ultimi dieci anni. 

Ciò che si è venuto a creare sono dinamiche discriminatorie e razziste, spesso fomentate da vari partiti politici e di governo, che, come italiane, conosciamo molto bene, in quanto molto simili a quelle di cui sono vittime i migranti provenienti da Africa e Asia che si trovano nel nostro paese. 

Il conflitto sociale nel quale ci troviamo a intervenire come operatrici dei Corpi Civili di Pace, tramite l’associazione internazionale Servicio Jesuita a Refugiados con cui collaboriamo, riguarda la popolazione migrante e quella del paese di accoglienza, e le difficoltà dell’integrazione tra popoli e culture differenti. Da 25 anni il JRS opera in Ecuador, dove si occupa di accompagnare, servire e difendere la causa dei rifugiati attraverso azioni di sostegno per il diritto alla casa, al servizio sanitario, all’educazione e alla formazione professionale, oltre alla diffusione di una cultura di pace e contraria alla violenza. 

I progetti di cui ci occupiamo hanno l’obiettivo di creare reti sociali e comunitarie tra la popolazione ecuadoriana e quella migrante, attraverso il dialogo, la sensibilizzazione a una cultura di pace e accoglienza, la formazione professionale, l’inserimento nel mercato del lavoro e la conoscenza reciproca, con il fine ultimo di promuovere un’integrazione sociale pacifica ed effettiva, basata su principi di condivisione ed equità. 

I soggetti beneficiari dei progetti in cui operiamo sono, per la maggior parte, donne vittime di violenza di genere, famiglie con figli, madri single, bambini, bambine e adolescenti, di nazionalità ecuadoriana, venezuelana e colombiana. 

Tutte queste persone sono vittime di un sistema che non è pensato per offrire supporto, ma per sfruttare, partendo da un sistema sanitario quasi interamente privatizzato e molto costoso, poco accessibile agli stessi cittadini ecuadoriani, ad affitti di stanze piccole e sovraffollate, senza spazi adeguati e in edifici non a norma.

Dal 2024 i flussi migratori stanno cambiando in Ecuador, la loro graduale diminuzione sta diventando sempre più evidente, motivo per il quale l’azione di sostegno alla popolazione migrante non può più essere incentrata solamente nel fornire aiuti di tipo emergenziale ed umanitario, in quanto la maggioranza della popolazione migrante adesso si è stabilita in varie zone del paese, e quello di cui più ha bisogno è un appoggio nella creazione di reti sociali e di sostegno con gli altri membri della comunità di accoglienza, di formazione professionale per entrare nel mercato del lavoro, col fine di costruire un futuro stabile per sé e per la propria famiglia, attraverso l’inserimento nel tessuto sociale e lavorativo in cui hanno deciso di stabilirsi.

Il nostro cammino ci ha portate ad operare in un paese dall’altra parte del mondo rispetto a casa, dove abbiamo incontrato tanti elementi in comune con i pregiudizi, le discriminazioni e tutte le difficoltà quotidiane che le popolazioni migranti di qualsiasi latitudine affrontano quotidianamente, dove stiamo incontrando tanti altri camminanti meno privilegiati di noi, a cui non è stato permesso il lusso di scegliere questo cammino, come lo abbiamo scelto noi, e che, nella limitatezza del nostro operare, cerchiamo di accompagnare per una parte di strada, sperando che ritrovino casa.

Per la redazione

Sara Masini, Giulia Cerqua, Francesca Curreri e Silvia Odoardi

Operatrici dei CCP per CESC Project e Gondwana

¿Por qué tenemos que pasar por eso? Historias de niños y niñas migrantes en Ecuador

Perché dobbiamo affrontare tutto questo? Storie di bambini migranti in Ecuador – Unicef Ecuador

Fonte foto: Fotorreportaje realizado en el “Diagnóstico Rápido sobre Acceso a la Vivienda de la Población Migrante y Refugiada” por Andrea Urgiles, Diana Bell Sancho y Fotografía de Josep Vecino/Corredores Migratorios.

Rubriche
Appunti di vista
Lascia un commento

Rispondi

Rimani aggiornato con i nostri eventi
Iscriviti alla Newsletter di Appunti di Pace