Al ritmo del giorno: voci e diritti dalla Buenos Aires che lotta
Siamo Maria Pia e Maria Grazia, stiamo svolgendo il nostro progetto dei Corpi Civili di Pace in Argentina, nella città di Buenos Aires, un luogo straordinario, carico di contraddizioni ma anche di energia, arte e resistenza. Il conflitto su cui interveniamo è quello per l’affermazione e la tutela dei diritti delle persone con disabilità in un paese che oggi affronta una profonda crisi economica e sociale. Il contesto è complesso: un’inflazione galoppante, politiche di austerità e tagli ai fondi per la disabilità mettono a dura prova i servizi e i diritti conquistati con fatica. In questo scenario, la disabilità rischia di diventare invisibile, relegata ai margini di una società che cerca ogni giorno di sopravvivere “al día día”, come si dice qui.
Operiamo con la Fundación IPNA, un centro diurno pedagogico che lavora quotidianamente con giovani con disabilità per promuovere l’inclusione e l’autonomia. Il progetto a cui prendiamo parte si chiama “Rispettiamo i diritti delle persone con disabilità 2”, promosso da Gondwana e CESC Project: un progetto che già nel suo nome è un impegno, una direzione.
La Fundación ha due sedi: una a 60 km dalla capitale, immersa nel verde, che lavora principalmente sull’inserimento lavorativo per adulti; e una, dove siamo attive noi, nel quartiere Caballito, nel cuore urbano della metropoli. Qui ogni giorno partecipiamo ad attività pensate per stimolare le autonomie quotidiane dei ragazzi e delle ragazze con taller (corsi) vari tra cui: pedagogia, arte, cucina, orto, falegnameria, yoga, teatro, educazione fisica. In questi spazi si coltiva non solo la crescita personale, ma anche il senso di comunità, di amicizia e di impegno condiviso.
Le persone che lavorano nella Fundación sono il cuore pulsante di tutto: educatori, terapisti, coordinatori che mettono in gioco ogni giorno competenze, pazienza e amore. Trasmettono valori che vanno oltre il centro: rispetto, fiducia, gratitudine, partecipazione. Valori che non si insegnano con le parole, ma si vivono nei gesti quotidiani.
Noi siamo arrivate qui in punta di piedi, con l’umiltà di chi sa di dover prima ascoltare per poter agire. Abbiamo osservato, imparato, costruito relazioni giorno dopo giorno, con attenzione e rispetto. Il nostro primo obiettivo è stato proprio questo: entrare in relazione autentica con le persone, farsi accogliere e trovare insieme un modo per contribuire.
Il prossimo sarà rafforzare lo sguardo comunitario, lavorando su iniziative che portino fuori dal centro la voce delle persone con disabilità, affinché possano essere riconosciute e ascoltate come cittadine e cittadini a pieno titolo. Questo significa affiancare la Fundación nella costruzione del lavoro di tutti i giorni e favorire spazi di incontro tra realtà sociali diverse. E, soprattutto, sostenere le rivendicazioni dei diritti messi oggi in discussione dalle scelte politiche ed economiche del governo.
Come Corpi Civili di Pace, il nostro ruolo non è solo “fare”, ma anche “essere”: essere presenza, essere sguardo esterno e insieme partecipe, essere voce quando serve, ma soprattutto orecchie attente a ciò che le persone ci raccontano con le parole, con i silenzi, con i gesti.
Buenos Aires è una città che ci mette alla prova, ma che ci restituisce mille volte l’energia che ci chiede. Ci insegna a non dare mai per scontato un diritto, una relazione, una possibilità.
In questo progetto, ognuno mette qualcosa di sé: noi ci mettiamo il cuore, la professionalità, la voglia di imparare e restituire.
E insieme agli educatori, alle famiglie, ai ragazzi e alle ragazze che incontriamo ogni giorno, proviamo a costruire uno spazio più giusto, più umano, più accessibile.
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