Jacques Maritain: messaggio agli Uomini di Pensiero e di Scienza.
Jacques Maritain può essere considerato come il padre della democrazia sociale europea. Filosofo francese allievo di Henri Bergson, grande modernizzatore del cattolicesimo allontanò gli intellettuali cattolici dalle posizioni tradizionaliste consegnando a Papa Paolo VI, in chiusura del Concilio Vaticano II, il Messaggio agli Uomini di Pensiero e di Scienza.
Già in Raison et Science Contemporaine, prima grande opera di Maritain, l’autore mette in discussione il primato assunto dalla scienza rispetto alle lettere, sino a considerare la filosofia quale ‘regina delle scienze’. Si riteneva un ‘realista critico’ e nella sua riflessione, l’Esistenza e la Natura di Dio – rivelate dall’esperienza mistica – sono un punto fermo per ogni aspetto della vita.
L’opera probabilmente più famosa di Maritain è Umanesimo Integrale costituita da sei lezioni tenutesi nel 1934 presso l’Università di Santander, si presenta come un’alternativa a marxismo, liberalismo, fascismo e cristianità medioevale. Ripercorrendo la storia, per il pensiero medievale ogni uomo era ‘persona’, e l’etica trascurava la ‘soggettività umana’ che venne riscoperta solo dal Rinascimento. La Riforma Protestante, inoltre, introdusse l’idea di un uomo privo di libero arbitrio, che può essere salvato solo dalla Grazia Divina, cosa che portò all’affermazione del pessimismo cristiano e al pensiero di Rousseau ed Hegel avrebbero poi relegato la persona umana a ciò che è immanente. L’umanesimo invece deve, al tempo stesso, aprirsi alla possibilità del ‘sovrumano’ e farsi consapevole della grandezza dell’uomo.
Maritain opera una distinzione tra un umanesimo teocentrico e un umanesimo marxista ed hegeliano, influenzato dal darwinismo e dalla psicoanalisi. Hegel, con La Vita di Gesù, ha relegato Dio a un’idea priva di trascendenza, mentre Nietzsche, teorizzando la Morte di Dio, ha giustificato l’ateismo. Karl Marx ha affermando che le autorità cristiane hanno tradito il Vangelo e ha proposto una redenzione socialista, non così lontana dalla redenzione promessa dal cristianesimo pur ribadendo con una sottomissione integrale della vita alla sfera economica.
Maritain si ritiene critico del socialismo, ma al tempo stesso gli riconosce il merito d’aver per primo denunciato i mali del capitalismo. Secondo l’autore il dovere del cristiano non è di fare di questo mondo stesso il Regno di Dio, bensì di fare di questo mondo secondo l’ideale storico richiesto dalle diverse età, il luogo di una vita terrena pienamente umana, cioè piena certamente di debolezze ma anche piena d’amore, le cui strutture sociali abbiano come misura la giustizia, la dignità della persona umana, l’amore fraterno e che pertanto prepara l’avvento del Regno di Dio in modo filiale, non servile, cioè mediante il bene che fruttifica in bene, non mediante il male che serve al bene come mediante violenza”.
Propone un nuovo ideale di cristianità, fondata su essenzialità, disciplina, sforzo morale, molteplicità e libertà criticando fascismo e comunismo, poiché entrambi elevano l’odio a virtù, in modo simile all’umanesimo idolatrico di Cesare e negano lo spirito.
Jacque Maritain fu un audace sostenitore del pluralismo democratico anche in ambito cattolico, poiché in sua assenza “si andrebbe in modo contrario alla natura delle cose e dunque molto pericoloso, reclamare su questo piano un’unione dei cattolici che potrebbe essere là solo artificiale e ottenuta sia con una materializzazione politica delle energie religiose (il che si è visto troppo spesso con i «partiti politici» quali il «centro» tedesco), sia con un indebolimento delle energie sociali del cristiano e una specie di fuga nei principi generali”.
Riflessioni di un’altra stagione politica ma che riservano spunti interessanti per comprendere la crisi della democrazia di oggi.
Per la redazione
Christian Trevisti
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