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Dag Hammarskjöld: un segretario generale al servizio della pace

10 Ottobre 2025
Dag Hammarskjöld: un segretario generale al servizio della pace

“Solo colui che si dona completamente alla causa che serve può dire di essere libero.”

Dag Hammarskjöld

Dag Hjalmar Agne Carl Hammarskjöld nasce in Svezia nel 1905. Figlio di Hjalmar Hammarskjöld, uomo politico e primo ministro svedese dal 1914 al 1917, cresce seguendo gli spostamenti del padre tra la Danimarca e la Svezia. Dopo aver conseguito la laurea in Economia e dopo aver insegnato per un anno all’Università di Stoccolma, diviene segretario della commissione governativa sulla disoccupazione nel 1930. Nel 1934 ricoprirà la carica di segretario della Banca Nazionale di Svezia e dopo un periodo nel Ministero delle Finanze tornerà alla Banca di Svezia a coprire la carica di presidente (1941). Nel 1948 entra nel Ministero degli Esteri, prima come segretario e successivamente (1951) come vice-ministro degli Esteri. In questa veste partecipa come vicepresidente della delegazione svedese alla VI Sessione dell’Assemblea generale dell’ONU a Parigi (1951-1952) e poi come Presidente alla sessione successiva (New York 1952-1953). 

Il 7 aprile 1953 viene eletto all’unanimità per succedere al norvegese Trygve Lie nella carica di segretario generale dell’ONU, carica nella quale viene riconfermato nel 1957 allo scadere del mandato. Muore nella notte tra il 17 e il 18 settembre 1961 in un incidente aereo – le cui cause non saranno mai del tutto chiarite – a Ndola (nell’attuale Zambia) nel corso di una missione per risolvere la crisi congolese. L’ipotesi di un possibile attentato al suo aereo, pur non essendo dimostrabile, non è mai stata dissipata.

Nel 1961 gli verrà attribuito postumo il Nobel per la Pace

“Non si è mai allontanato dalla strada scelta fin dall’inizio: quella che avrebbe portato l’ONU a trasformarsi in un’organizzazione internazionale efficace e costruttiva, capace di dare vita ai princìpi e agli obiettivi espressi nella Carta delle Nazioni Unite, amministrata da un Segretariato forte, servito da uomini che sentivano e agivano a livello internazionale. L’obiettivo che si è sempre sforzato di raggiungere era quello di fare della Carta delle Nazioni Unite quella in base alla quale tutti i Paesi si regolavano” [tradotto da https://www.un.org/en/about-us/nobel-peace-prize/dag-hammarskjold-1961]

Nel cuore del XX secolo, tra le tensioni della Guerra Fredda e i venti della decolonizzazione, un uomo silenzioso e determinato mostrò che la diplomazia poteva essere una forma alta di servizio all’umanità. Dag Hammarskjöld, in otto anni di mandato, trasformò un ruolo ancora incerto in una missione di pace globale.

Hammarskjöld non fu un politico di potere, ma un costruttore di fiducia. Convinto che l’ONU dovesse essere “la coscienza della comunità internazionale”, lavorò per dare  all’organizzazione un’autonomia morale, capace di agire al di sopra degli interessi dei singoli Stati. Il suo stile era sobrio, il linguaggio essenziale, ma la sua fermezza etica lasciava il segno. Credeva che la pace non fosse solo un accordo da firmare, ma un processo da vivere ogni giorno, fondato sul rispetto, sul dialogo e sulla responsabilità comune.

Durante il suo mandato affrontò alcune delle crisi più difficili dell’epoca: la guerra di Suez, le tensioni in Medio Oriente, i primi conflitti africani dopo l’indipendenza. Scelse sempre la via della mediazione, spesso mettendo in gioco se stesso. 

Oggi, più di sessant’anni dopo, la figura di Dag Hammarskjöld rimane un punto di riferimento per chi crede che le istituzioni internazionali possano essere strumenti di giustizia, e che la politica – se animata da un’etica profonda – possa ancora essere una via di servizio. Testimone silenzioso, uomo di equilibrio e di coraggio, Hammarskjöld ci ricorda che la pace non si impone, si costruisce ogni giorno, con umiltà e perseveranza.

Per la Redazione

Nicoletta Capotorto

La morte di Hammarskjold sconvolge il mondo (1961)

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