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Il Servizio Civile e la Nonviolenza: un Percorso di Crescita e Consapevolezza nella mia esperienza della formazione iniziale.

21 Aprile 2026
Il Servizio Civile e la Nonviolenza: un Percorso di Crescita e Consapevolezza nella mia esperienza della formazione iniziale.

Il servizio civile rappresenta un’opportunità unica per i giovani di impegnarsi attivamente nella società, contribuendo al benessere della collettività e alla crescita personale. Nato come alternativa al servizio militare obbligatorio, il servizio civile si è evoluto nel tempo, diventando un’esperienza formativa e solidale aperta a tutti i cittadini interessati a promuovere valori come la solidarietà, la partecipazione e la cittadinanza attiva.

Attraverso il servizio civile, i giovani possono lavorare in progetti di utilità sociale, culturale, ambientale o educativa, sviluppando competenze trasversali e creando legami profondi con le comunità locali. Questo percorso incoraggia la responsabilità, il senso civico e offre una concreta occasione per diventare protagonisti del cambiamento sociale. 

I Giorni di Formazione nel Servizio Civile

Uno degli aspetti fondamentali del servizio civile è il periodo di formazione che precede e accompagna l’esperienza sul campo. I giorni di formazione sono pensati per fornire ai volontari gli strumenti necessari per affrontare con consapevolezza e professionalità le attività che li aspettano.

Durante la formazione vengono affrontati temi trasversali quali la storia del servizio civile, i diritti e i doveri dei volontari, la gestione dei conflitti, la comunicazione efficace e la tutela dei valori costituzionali. Oltre a questi argomenti, spesso vengono proposte attività pratiche, laboratori e incontri con esperti, che permettono ai partecipanti di riflettere sul proprio ruolo e sulle modalità più efficaci per contribuire al progetto prescelto.

La formazione diventa così un momento di crescita condivisa, dove ogni volontario può confrontarsi con esperienze diverse, sviluppare empatia e rafforzare il proprio senso di appartenenza a una comunità impegnata nel miglioramento del bene comune. 

Vorrei parlare personalmente di come abbiamo vissuto i giorni di formazione delle emozioni provate e cosa siamo andati a svolgere. Eravamo un gruppo di 13 ragazzi tutti provenienti da paesi diversi ed era proprio questo il bello, abbiamo svolto formazione nel comune di Anversa degli Abruzzi in provincia de L’Aquila. Ognuno di noi ha scelto un progetto diverso; noi del comune di Introdacqua abbiamo scelto quello ambientale perché crediamo che il territorio non sia solo un posto dove abitare ma qualcosa di cui prenderci cura ogni giorno. Abbiamo dato il via al nostro servizio con i primi tre giorni di formazione: il primo di questi ci siamo conosciuti, abbiamo parlato e ascoltato Rossano Salvatore Responsabile della formazione per il CESC Project che ci ha dato il benvenuto e ci ha introdotto il tema principale ovvero la nonviolenza. Rossano ha iniziato la sua spiegazione parlando della teoria del cambiamento, per questo primo passo ci ha assegnato un compito, dovevamo scrivere le nostre zone di cambiamento ovvero la “comfort zone”, la nostra zona sicura e le “alert zone” invece dove non ci sentiamo al sicuro. E dopo aver espresso i nostri pensieri abbiamo osservato che molti erano simili e molti differenti. Dopo averli scritti e condivisi dovevamo formulare una frase che ne conteneva almeno tre scelti da noi. Collegandoci a questo avevamo un altro compito da svolgere cioè trasformare le nostre “allerte” in qualcosa che può farci crescere e migliorare e questo è servito ad aprirci di più e anche per accettare le diverse opinioni. Poi abbiamo fatto un’attività chiamata “protocollo di osservazione” in cui dovevamo registrare in modo sistematico un comportamento o evento in un contesto ordinario che sia educativo, lavorativo o sociale descrivendo un fatto pregresso, i valori che sono entrati in ballo, le emozioni provate, le esperienze passate a cui si ricollega il fatto e la cultura e la teoria a cui si riferisce. Il lavoro svolto ci ha permesso di analizzare situazioni specifiche e mirare all’apprendimento che possiamo ottenere da un’analisi attenta di quanto ci accade. Dopo la pausa pranzo il formatore ha iniziato il prossimo lavoro di gruppo sparpagliando foto per terra e noi dovevamo sceglierne una che ci rappresentava e descriverla per poi spiegare perché avevamo scelto proprio quella e far uscire le nostre sensazioni e il nostro stato d’animo. Per me è stato un lavoro molto difficile tant’è che ho pianto e mi sono sentita anche in imbarazzo e non è da me farlo ma sono riuscita ad essere me stessa e sentirmi libera di fronte a persone appena conosciute. Prima di terminare il nostro primo giorno di formazione abbiamo svolto la ruota dell’ascolto un metodo di condivisione e dialogo che ci ha permesso di aprirci l’uno con l’altro e conoscerci meglio. E’ stato terapeutico perche è la parola giusta per definirla. Abbiamo creato un cerchio con le sedie: uno più piccolo con le spalle rivolte verso il centro e uno più grande per cui ognuno aveva di fronte un’altra persona. Rossano ci esponeva un tema e noi dovevamo spiegarlo alla persona di fronte parlandone per due minuti senza che questa potesse parlarci ma doveva solo ascoltarci. Poi si invertivano i ruoli e viceversa c’era chi ascoltava e chi parlava infine potevamo invece parlare tutti contemporaneamente. Finito il primo argomento il cerchio esterno girava di qualche posizione e si ricominciava la condivisione con un nuovo tema e un nuovo interlocutore. Questo è stato un bel lavoro di gruppo tutti ci siamo raccontati e aperti e abbiamo vissuto un momento più intimo spesso anche un po’ imbarazzante perchè le tematiche erano la mia comfort zone, la mia allert zone e che vorrei cambiare di me. 

Tornata a casa ho avuto molte sensazioni positive anche se ero abbastanza stanca ero molto soddisfatta e felice di aver conosciuto persone nuove. 

Nel secondo giorno di formazione arrivate da Anversa abbiamo preso la nostra postazione e abbiamo ascoltato ciò che Rossano aveva da dirci sul nuovo giorno formativo che avrebbe previsto nuovi giochi di ruolo per sviluppare abilità le relazionali fondamentali affrontate nel primo. 

Ci siamo divisi in quattro gruppi differenti per sede di servizio civile con il nostro compito di formare in 15 minuti una piramide “autoreggente” più alta possibile usando soltanto 20 spaghetti e 1 metro di scotch carta; alla fine, con la voglia di lavorare insieme e sfruttando la nostra creatività, abbiamo finito poco prima del tempo massimo e la nostra creazione è risultata quella più alta! Ci siamo divertiti, è stato bello lavorare in squadra e il finale è stato decisamente meglio. In questo secondo giorno con noi c’erano anche altre persone: l’OLP del progetto di Anversa Teresa Pannullo, il formatore del CESC Project Matteo Innocenzi, e la direttrice della Riserva naturale Gole del Sagittario Sefora Inzaghi, che hanno contribuito a rendere questa esperienza interessante.

Nel pomeriggio è venuto a farci visita anche l’obiettore di coscienza al servizio militare Mario Pizzola. Mario per la prima volta nel 1971 si dichiarò obiettore di coscienza e ci ha raccontato come la nonviolenza è l’unica “arma” efficace contro la guerra. La sua esperienza è dettagliata nella sua autobiografia intitolata “La sporca pace” che parla proprio di come la sua vita cambiò in virtù di questa scelta. C’è una frase che mi ha colpito molto che dice “solo riconoscendo che il nemico siamo noi potremmo costruire una strada verso la pace”. Mario Pizzola è da molti anni che si occupa della formazione dei giovani in servizio civile ed è impegnato oltre che sui temi della pace anche nelle lotte per la difesa dell’ambiente. E’ stato interessante ascoltare dal vivo la voce la storia di Mario ci ha lasciato tanto e abbiamo condiviso un momento unico. 

A seguire il formatore Matteo Innocenzi ci ha iniziato a spiegare i vari tipi di comunicazione e ci fece uno schema su quanto sia importante comunicare e soprattutto in quanti modi si può fare senza dover per forza parlare. Con le spiegazioni di Matteo alla fine siamo arrivati alla conclusione che la comunicazione non verbale è la più diffusa senza neanche accorgercene. Finito così il secondo giorno di formazione ci siamo salutati pronti a partecipare al terzo ed ultimo la mattina seguente. Cinque febbraio 2026, ultimo giorno di formazione, ore 9:00 incontro davanti al bar, colazione, due chiacchiere e poi alle 9.30 ci siamo diretti con la signora Teresa Pannullo nel giro turistico del paese per visitare tutti i posti di Anversa e conoscere la loro storia. Ci siamo diretti nella prima parte del percorso e abbiamo visitato la chiesa di Santa Maria delle grazie che a causa del terremoto del 2009 a l’Aquila è ancora in ristrutturazione; sulla facciata della Chiesa troviamo il ritratto dello stemma di Anversa che raffigura due serpenti avvinghiati ad un compasso.La figura di questi serpenti si collega alle leggende del paese di Cocullo dove il 1 maggio si celebra la Festa di San Domenico. Dopo aver visitato la chiesa al suo interno, con la statua di San Rocco molto impressionante, alla sinistra della Chiesa abbiamo visitato l’infopoint dove i ragazzi del servizio civile di Anversa danno le informazioni ai turisti e svolgono le proprie attività. E’ un luogo molto accogliente e al piano di sopra la signora Teresa ci ha mostrato la loro vetrina di esposizione in cui c’erano ceramiche antiche prodotte da artigiani del paese. Un altro posto che ci è stato mostrato è il fondaco di Giacinta inaugurato il 1 novembre 2025 espone oggetti che testimoniano l’ingegno e le tradizioni locali ricordando la vita quotidiana di un tempo. A seguire ci siamo diretti verso l’antica fornace piena di vecchie ceramiche molto interessante da visitare. Usciti dal paese verso le 11 siamo andati a visitare la riserva naturale delle Gole del Sagittario; lungo tutto il tragitto abbiamo parlato molto la signora Teresa ci ha raccontato tante storie sulla riserva era tutto così incantevole da guardare. La riserva offre uno scenario spettacolare: le acque verde smeraldo le cascate e una ricca biodiversità inclusi l’orso Bruno il lupo e l’aquila reale. Ci sono molti sentieri belli da percorrere e lungo la passeggiata il rumore delle acque e i colori sono davvero rilassanti. Finito il giro della riserva ci siamo diretti verso l’ultima metà del percorso il castello di Anversa, era magnifico immerso nel verde e c’era un panorama sulle montagne davvero incantato. Purtroppo però il castello era visibile e visitabile solo dall’esterno perché è diventata una proprietà privata e ad oggi ci abita una famiglia. Dopo il nostro fantastico giro turistico abbiamo fatto la pausa pranzo come ultimo giorno in modo diverso dagli altri, ci siamo riuniti tutti in una delle casette dove sono stati ospitati i volontari che sono venuti da Messina e dalle Marche per fare formazione e Mirko, operatore del servizio civile di Anversa, ha cucinato per tutti. E’ stato un momento molto bello unito ma soprattutto di condivisione. Dopo pranzo siamo tornati nell’aula dove avevamo passato i nostri tre giorni che abbiamo concluso con la spiegazione della direttrice della riserva Sefora Inzaghi che ci ha illustrato foto e video degli animali di cui si prende cura, specie animali che si trovano nella riserva (461!) e ben 789 specie vegetali tra cui il rarissimo “fiordaliso del sagittario”. La formazione specifica si è conclusa con il piacere di ascoltare la signora Romina la biologa che ci ha spiegato il suo lavoro e come si sottopone al monitoraggio del moscardino, piccolo roditore appartenente alla famiglia dei gliridi, per valutarne la presenza e la distribuzione nelle principali tipologie di habitat della riserva attraverso l’installazione e il controllo di casette nido disegnate proprio per il moscardino. Prima di salutarci e ricordare questi bellissimi giorni insieme Matteo Innocenzi ci ha fatto fare un test sugli animali in cui dovevamo mettere delle crocette ad un quiz e infine facendo il totale, vedere che animali eravamo e quasi la maggior parte di noi è uscito il gufo, un animale che intende perseguire sia i propri obiettivi e la relazione con gli altri; il gufo cerca una soluzione sia per il bene proprio che per l’altro. Abbiamo concluso con una “dinamica energizzante” in cui abbiamo, tutti insieme, letto ad alta voce uno per uno delle frasi di un filosofo considerato pioniere della nonviolenza: Gandhi il Mahatma. 

È così che ci siamo salutati, abbracciati e augurati tutto il bene per questo anno di servizio civile che ci aspetterà.

La Nonviolenza: Un Valore Fondamentale

Un tema centrale nel percorso formativo e operativo del servizio civile è quello della nonviolenza. 

La nonviolenza non è solo assenza di conflitto fisico, ma un approccio attivo alla vita, basato sul rispetto reciproco, sull’ascolto e sulla ricerca di soluzioni pacifiche alle tensioni sociali e personali. Questo è proprio uno degli argomenti su cui vorrei fermarmi a parlare. Immagina di poter litigare senza gridare, di saper ascoltare senza giudicare e di saper accettare tutto ciò che ci viene detto che sia costruttivo e non, senza attaccare. Tutto questo per me è nonviolenza: rifiutare la forza fisica e verbale per risolvere situazioni o conflitti basandosi sul rispetto e la empatia e serve soprattutto per il cambiamento sociale. 

Ma come si può lavorare sulla nonviolenza? 

La parola giusta è proprio l’educazione, per educare la nonviolenza è necessario farlo fin dall’infanzia, attraverso la creazione di relazioni positive e paritarie, così da creare un clima di accoglienza senza discriminazione ed esclusione. 

E’ importante affrontare il tema dell’educazione al rispetto e il libro di Mario Pizzola è una lezione per tutti. Nella sua dichiarazione di obiettore mi ha colpito molto una delle frasi in cui afferma che “la guerra non potrà mai cessare di essere un mezzo normale di risoluzione delle controversie internazionali fino a quando coloro che la fanno o si preparano a farla accetteranno di essere incasellati e giocare passivamente il ruolo che altri hanno programmato per loro”. 

In questo contesto, il pensiero di Mario Pizzola offre spunti preziosi per comprendere la profondità e l’attualità della nonviolenza. Pizzola, attraverso i suoi scritti, sottolinea come la nonviolenza sia una scelta quotidiana, un impegno concreto a trasformare le relazioni umane, superando l’indifferenza e promuovendo la dignità di ogni persona.

Secondo Pizzola, la nonviolenza si manifesta attraverso piccoli gesti, parole gentili, disponibilità al dialogo e capacità di costruire ponti anziché muri. La sua visione invita i giovani del servizio civile a farsi promotori di un cambiamento culturale, in cui la forza non risiede nella sopraffazione, ma nella capacità di creare comunità inclusive e solidali.

Il servizio civile, arricchito dai giorni di formazione e dall’approfondimento della nonviolenza, diventa una vera e propria scuola di vita. L’insegnamento di Mario Pizzola ricorda che ogni azione, anche la più semplice, può contribuire a costruire una società più giusta e pacifica. 

In un mondo spesso segnato da conflitti e divisioni, scegliere la nonviolenza significa abbracciare una responsabilità collettiva verso il bene comune e il rispetto dell’altro.

Per la redazione

Carmelina Rosato

L’impegno per l’ambiente di Mario Pizzola – L’obbedienza civile

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