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IL TRAMONTO DEI CASCHI BLU? Un Mezzo secolo di UNIFIL dalle origini del 1978 alla svolta del 2027

19 Maggio 2026
IL TRAMONTO DEI CASCHI BLU? Un Mezzo secolo di UNIFIL dalle origini del 1978 alla svolta del 2027

L’inizio della missione: 1978

La storia della missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) inizia in un momento di profonda crisi per l’equilibrio mediorientale. Era il marzo del 1978 quando, in seguito all’invasione del Libano meridionale da parte delle forze israeliane, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite creò una forma militare di interposizione. L’obiettivo primario era ambizioso quanto urgente: confermare il ritiro delle truppe di Israele, ripristinare la pace e la sicurezza internazionale e assistere il governo libanese nel riprendere la sovranità su un territorio martoriato.

Nata come forza “interinale” — ovvero temporanea — la missione si è trovata a operare in un contesto dove la provvisorietà è diventata l’unica costante. Per decenni, i Caschi Blu hanno rappresentato l’unico diaframma tra fazioni contrapposte, cercando di stabilizzare un confine che la storia ha reso fluido e violento. Quella che doveva essere una presenza di pochi mesi si è trasformata nel pilastro di una tregua armata che dura da quasi cinquant’anni.

L’evoluzione: La “Nuova” UNIFIL del 2006

Un punto di rottura decisivo si verificò nel luglio 2006. Dopo un’offensiva di Hezbollah e la conseguente risposta militare israeliana, il conflitto divampò per 34 giorni, lasciando dietro di sé una scia di distruzione: oltre 1.100 vittime libanesi, ponti abbattuti e migliaia di abitazioni rase al suolo. Fu in questo scenario di devastazione che il mandato venne radicalmente potenziato, dando vita a quella che oggi conosciamo come “Nuova UNIFIL”. La forza fu incrementata fino a 15.000 unità e le venne assegnato il compito di creare una fascia di sicurezza a sud del fiume Litani. In quest’area, i Caschi Blu non erano più solo osservatori, ma un vero e proprio “cuscinetto” attivo, incaricato di monitorare la cessazione delle ostilità, prevenire l’ingresso illegale di armamenti e facilitare il ritorno in sicurezza degli sfollati.

Il contributo determinante dell’Italia

In questo complesso scacchiere, l’Italia insieme alla Francia, è stata il motore trainante del rafforzamento della missione nel 2006, mettendo a disposizione non solo numeri, ma anche competenze di alto profilo nella gestione del territorio.

La guida italiana in diversi settori e, in più occasioni, attraverso il comando generale dell’intera missione ha dimostrato come il nostro Paese consideri la stabilità del Libano una priorità strategica per l’intero Mediterraneo. I militari italiani hanno lavorato costantemente per costruire canali di comunicazione tra le autorità locali e la popolazione civile, cercando di mitigare le tensioni quotidiane in una regione dove ogni piccolo incidente può trasformarsi in un conflitto su larga scala.

La risoluzione del 2006 ha ridefinito i compiti di UNIFIL, includendo il supporto al disarmo dei gruppi armati e la protezione degli operatori umanitari, autorizzando l’uso della forza per difendere il proprio personale e i civili sotto minaccia imminente.

Oggi: Verso il disimpegno del 2027

Oggi, UNIFIL si trova davanti a un bivio storico. Il 28 agosto 2025, il Consiglio di Sicurezza ha approvato una risoluzione che segna l’inizio della fine: il mandato è stato esteso fino al 31 dicembre 2026, con la previsione di un ritiro definitivo entro la fine del 2027. Questa svolta è il risultato di forti pressioni esercitate da Stati Uniti e Israele, che hanno espresso critiche sull’efficacia della missione nel contrastare l’influenza di Hezbollah nel sud del Paese.

Tuttavia, resta il timore — condiviso dall’Italia e dallo stesso Libano — che l’esercito nazionale libanese non sia ancora pienamente pronto ad assumersi l’onere esclusivo della sicurezza. La transizione sarà dunque graduale, con una UNIFIL in forma ridotta che continuerà a fornire supporto logistico e protezione fino all’ultimo giorno.

Il ritiro dei Caschi Blu segnerà la fine di un’era. 

Per il Libano, si tratterà di una prova di maturità forzata in un contesto regionale che rimane estremamente fragile. La scommessa della comunità internazionale è che il Paese possa finalmente camminare sulle proprie gambe; il rischio, invece, è che la partenza dell’ONU lasci un’area grigia difficile da gestire. 

Solo il futuro saprà dirci se il ritiro porterà a una vera autonomia o se la stabilità del passato era solo un equilibrio precario garantito da una presenza esterna che ora si accinge a salutare. In ogni caso l’aver affermato il multilateralismo e il diritto internazionale in questi anni ha ridotto il numero di vittime e molte sofferenze alle popolazioni coinvolte e dunque è stata un’azione forse insufficiente ma necessaria..

Per la redazione

Anna Rocchi

Il Libano dopo Unifil e la guerra senza limiti di Israele

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