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Un uomo, due milioni di vite: il lascito di James Harrison

3 Luglio 2026
Un uomo, due milioni di vite: il lascito di James Harrison

James Harrison (1936-2025) è stato un filantropo australiano, noto per aver permesso di curare, attraverso la donazione del suo sangue, di rara composizione, a 2,4 milioni di neonati con eritroblastosi fetale.

La vocazione di Harrison ebbe origine a 14 anni, quando lui stesso, a causa di un grave intervento chirurgico ai polmoni, si trovò a dover ricevere sangue in dono. Divenuto adulto, l’uomo decise quindi di restituire gratuitamente quel bene che, da adolescente, aveva gratuitamente ricevuto.

L’azione di James Harrison fu fondamentale per salvaguardare il diritto alla vita. Il suo sangue servì per curare milioni di bambini che, con ogni probabilità, non lo hanno mai incontrato. Questo rese molto più valoroso l’aiuto dato, perché non venne fornito per simpatia o affetto ma perché vedeva nella vita un dono da rispettare e valorizzare.

«Ogni talento è una chiamata e un obbligo a un lavoro determinato, inteso nel duplice significato di lavoro su sé stessi e di lavoro per gli altri»: così Giovanni Paolo II commentava la parabola evangelica dei talenti. 

È innegabile, a prescindere da qualunque visione religiosa potesse avere James Harrison, che egli ha saputo trasformare in realtà questo insegnamento. Il suo sangue, infatti, era sangue ‘talentuoso’, inteso come bene prezioso in grado di far fiorire la vita altrui. Di rara composizione, gli valse persino il soprannome di “uomo dal braccio d’oro”. La peculiarità del suo sangue era data dalla presenza di particolari anticorpi, che hanno permesso di sviluppare iniezioni anti-D, utili per combattere la sopradetta eritroblastosi fetale.

Quella di James Harrison è una vita che parla di responsabilità, famiglia, comunità e sacrificio.

  1. Responsabilità: anche senza conoscere le persone che sarebbe andato a curare, James Harrison sapeva che il suo sangue avrebbe potuto salvare molte vite. Decise quindi di donare, impegnandosi al punto da ricevere la Medal of Order;
  2. Famiglia: i principali destinatari delle donazioni furono neonati. Questo permise di salvaguardare nuclei familiari dalla gestione di una malattia così grave
  3. Comunità: l’azione di James Harrison fu azione gratuita, libera e socialmente utile, volta alla realizzazione del bene comune. Harrison non conosceva coloro che furono curati dal suo sangue: la sua attività fu pienamente a favore della collettività;
  4. Sacrificio: donare sangue non è cosa semplice soprattutto con una tale costanza. Inoltre spesso provoca reazioni come giramenti di testa, debolezza, stanchezza e cali di pressione, dovute alla temporanea perdita di volume sanguigno. Donarlo, quindi, vuol dire impegnarsi concretamente per la comunità.

James Harrison non è stato un capo di Stato, né un artista, né un eroe di guerra. È stato semplicemente un impiegato delle ferrovie australiane; un uomo della classe operaia, sposato con una donna, Barbara Lindbeck, dalla quale ebbe una figlia. 

Usando bene il talento di cui era stato fornito, però, è riuscito a cambiare il mondo salvando la vita a milioni di bambini.

Non tutti possono salvare vite, è vero, ma tutti possono usare i doni che sono stati loro affidati per proteggere, servire e difendere la vita umana.

Per la redazione

Christian Trevisti

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