CASA IN FIAMME: PUÒ ESISTERE LA PACE?
Nessuno sa rispondere perchè forse non c’è una risposta a questa domanda. Come e perché si può fare la pace in tempo di guerra.
La pace, per definizione, è una condizione di normalità di rapporti, di assenza di guerre e conflitti, sia all’interno di un popolo, di uno stato, di gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi. È considerata un valore universalmente riconosciuto e in grado di superare qualsiasi barriera sociale ed ogni pregiudizio ideologico. La pace non significa solo questo, va oltre l’assenza dei conflitti violenti, è anche la presenza della giustizia e dell’equità, del rispetto dei diritti umani e della Terra.
Cosa vediamo quando ci guardiamo intorno? Come riusciamo a parlare di pace se nel mondo ci sono ben 59 conflitti in corso?
La domanda ci lascia sempre un po’ scossi. Effettivamente la pace è possibile al giorno d’oggi? Svegliarsi la mattina e vedere immagini di morte e sofferenza ci fanno comprendere quanto l’essere umano possa essere vile, egoista e approfittatore.
Chissà se le parole e le azioni di pace possono fare sì che anche le alte cariche e i colpevoli dei conflitti stessi possano rendersi conto della gravità delle loro azioni.
Apriamo una grande finestra sul conflitto di cui si parla maggiormente in questo periodo: quello Russo-Ucraino scoppiato il 24 febbraio dalle truppe Russe che hanno invaso lo Stato ucraino da sud (Crimea), nord (Bielorussia) e da est (Donbass, regione più orientale dell’Ucraina dov’era già in corso una guerra tra separatisti filorussi e ucraini dal 2014). Pensiamo ai conflitti “perpetui”, come quello tra israeliani e palestinesi che si protrae ormai dal 1948 e che ancora non ha trovato una fine.
Potremmo parlare anche del conflitto in Afghanistan che si è aggravato dopo l’abbandono della truppe della Nato e la riappropriazione del potere da parte dei talebani. Oltre alle morti di massa (40mila nel 2021), il problema è la fame. Si è innescata una gravissima carestia a causa degli effetti combinati di guerra, cambiamenti climatici, instabilità economica, pandemie e soprattutto delle sanzioni molto severe degli Stati Uniti, che hanno colpito non solo il governo talebano, ma anche la popolazione già stremata. Più della metà della popolazione dell’Afghanistan vive al di sotto della soglia di povertà e deve affrontare una grave insicurezza alimentare. Un’altra guerra di cui non sappiamo quasi nulla, ma che va avanti dal 2015 al punto in cui ogni anno muoiono decine di migliaia di persone, è quella in Yemen. Anche prima che scoppiassero i combattimenti all’inizio del 2015, lo Yemen era uno dei paesi più poveri del mondo arabo. L’impatto del conflitto sulle infrastrutture del paese è stato devastante, con le principali rotte terrestri e gli aeroporti gravemente danneggiati. Il blocco al largo delle coste dello Yemen ha limitato la quantità di aiuti umanitari in ingresso nel porto.
Sono scenari di distruzione, frutto di un inutile bisogno di supremazia che sta facendo annichilire, allontanando alla vita. Rimaniamo fermi davanti al televisore, a fissare le immagini luminose sentendoci tremendamente distanti e inutili alla causa – ma – se tutti ci unissimo per creare qualcosa di grande, una ampia coalizione per la pace qualcosa potrebbe cambiare? Iniziare a porgere la guancia all’individuo più vicino a noi, senza odio, invidia. Far capire con il bene, che il bene stesso dovrà trionfare per la continuazione della vita stessa sulla terra.
La pace deve avvenire anche attraverso la salvaguardia del mondo in cui viviamo, degli esseri e dell’ambiente.
Operare per la pace può sembrare un concetto utopico, se visto dal suo ampio scenario ma l’internazionalità delle lotte odierne, per il bene del prossimo e per la fine dei conflitti può muoversi in una direzione nuova, ignota a tutti noi. La fiducia e la speranza tiene il fuoco del cuore ardente e così, per amore del bene e per la solidarietà umana tra i popoli dobbiamo muoverci per rendere possibile una nuova vita, un futuro migliore alle persone che per colpa delle guerre e della morte scappano. Cerchiamo di creare una pace interna, nei propri nuclei, per poi espandersi e generare amore universale, che si propaga tra la gente che realmente apre gli occhi e prova a comprendere come ci si possa sentire in una gabbia di fuoco – come un incendio dirompente e distruttivo che porta via ogni spiraglio di vita – la guerra è questo, la pace è da donare, la pace è IL DONO.
La possibilità di vivere in serenità.
Ma la parte più difficile di tutte è darsi delle risposte sul come “fare” a darsi risposte concrete, come rendere la pace una azione di uso comune, adatta a tutti, anche alle persone che cercano di distruggere la pace, azzannandola e fomentando solo inutile odio. È necessario rendere fruibile questo concetto e agire per far sì che si realizzi concretamente
Già schierarsi per la pace, prendere posizione e lottare per il bene comune è un punto fondamentale per “fare”. Un valore aggiunto a questo è l’interesse personale nel muoversi in direzione della pace, unirsi e trovare un punto comune da cui partire e su cui basare le proprie fondamenta – per un futuro sempre più simile ad una grande casa che ormai è in pericolo, invasa dalla grande gabbia di fuoco.
Ci sono parecchi spunti interessanti da cui trarre insegnamento, a partire dalla storia filosofica del concetto di pace e come ottenere la pace rendendola stabile. Il problema dei pensatori moderni era l’anarchia, la guerra interna, il bisogno di espansione e supremazia anche per ragione immorali – cose che tutt’ora non sono decisamente cambiate. La creazione di una pace universale che possa durare nel tempo, negli anni.
Fare la pace con consapevolezza, sapendo sempre cosa dire e fare, muoversi verso le difficoltà e idealizzare sempre un mondo senza scontri, un mondo in cui l’armonia e la pace trionfano sul resto.
Prima di tutto bisognerebbe essere meno egoisti, evitare di chiudersi nel proprio cerchio, nella propria vita, allontanandosi – molto più che geograficamente – dal nucleo del problema, bastandosi e dicendosi che finché nella propria vita tutto va bene il resto può continuare a distruggersi. Questi atteggiamenti distruggono l’altruismo presente in ogni individuo, sgretolandolo e lanciandolo contro le pareti della grande casa già invasa dalle fiamme aumentando i danni, recando sofferenza alla struttura già fragile che ha bisogno di basi salde e persone che credono davvero in ciò che vogliono.
Senza se e senza ma, aiutare, capire e muoversi – tre importanti parole – verso un concetto di fare molto più ampio del pensare solo a ciò che andrebbe meglio per un singolo caso isolato. La guerra è sparsa ed è micidiale. La storia ci ha passato molti insegnamenti su quanto le scelte possano portare a finali impensabili perché nessuno guadagna nulla dalla guerra, non ci sono vincitori.
L’unica vittoria non tangibile è la sensazione di serenità che i popoli e le genti vivono, l’una a fianco all’altra, fare qualcosa che possa rendere la grande case sempre più forte e solida. m
Vorrei riportare un pezzo che mi ha colpito particolarmente dall’articolo “La Pace nel Mondo” di Vittorio Sartarelli.
Vittorio Sartarelli afferma:
“Mai come oggi, infatti, nel nostro paese pur nelle contrapposizioni ideologiche che sono alla base delle riforme dei corsi di studio, nella Scuola è giunta ed è presente una forte domanda di educazione alla democrazia, ai diritti umani, alla legalità, alla tutela dell’ambiente e della salute, alla tolleranza, alla libertà, alla solidarietà, alla identità interculturale e, quindi, alla Pace. Sono questi i valori che ampliano ed arricchiscono i contenuti dell’educazione civica e si traducono nell’educazione ai valori etici, sociali, civili e politici. La Scuola deve diventare il centro di un “progetto di vita” in cui il giovane viene educato all’accettazione di sé e degli altri, uguali o diversi, ed alla conoscenza della realtà socioculturale in cui vive.”
La scuola dovrebbe essere il primo luogo in assoluto dove dovrebbero insegnare la tolleranza, la solidarietà, l’educazione e il rispetto verso il prossimo e ciò che ci circonda. Avere un insegnamento di questo tipo dovrebbe essere la base per una società attenta.
Ma se non si danno questi insegnamenti sin da piccoli e di conseguenza i bambini crescono senza questi valori, sarà difficile pensare di portare un cambiamento nel mondo, di riuscire a portare la pace, se questa non viene insegnata.
In un pianeta sconquassato dalle guerre. La chiave di volta per ottenere la pace è l’educazione. Insegna al bambino a non odiare, a condividere, a capire gli errori degli altri, a vedere nel diverso una ricchezza, a migliorarsi continuamente, a non arrabbiarsi senza motivo, e diventerà un uomo vero. Un rivoluzionario-pacifista, che con le sue forze – e con quelle di chi gli somiglia – potrà essere il vero cambiamento del mondo.
Questi sono i principi che dovrebbero essere trasmessi nelle menti dei più giovani, perché se loro sono il futuro e il cambiamento dipende dalla nuova generazione, dovrebbero avere tutti gli insegnamenti necessari per attuare un cambiamento nel mondo.

Quindi in conclusione, possiamo trovare una risposta?
È difficile, probabilmente se ci fosse stata una risposta sul come fare la pace oggi, nel mondo non ci sarebbero conflitti, non ci sarebbero persone che soffrono la fame, ci sarebbe una cura alle malattie infettive e tante altre soluzioni ai problemi globali.
Una cosa che è possibile fare però, per iniziare a divulgare la pace è aiutare il prossimo, porgere sempre l’altra guancia, cercare di essere empatici e portare rispetto nei confronti altrui. Magari se le persone cominciassero ad avere queste piccole accortezze con chi più ne ha bisogno ed iniziassero ad essere meno egoisti ed indifferenti, potrebbero dare una mano anziché ignorare le persone che ne hanno più bisogno lasciandole a sé stesse, potrebbe essere un inizio per portare la pace nel mondo.
Forse non fermerebbe le guerre, ma darebbe la possibilità di aiutare chi scappa perché il proprio paese è sotto bombardamenti, un senzatetto o i bambini che hanno bisogno di cure mediche.
Un esempio concreto di solidarietà lo abbiamo visto nella marcia della pace 2022 da Perugia ad Assisi; un percorso in cui persone di tutte le regioni d’Italia si sono unite in onore della pace, contro tutte le guerre e contro ogni germoglio d’odio che al giorno d’oggi genera solo distruzione sistematica. Il germoglio che diventa fiamma, che incendia, che demolisce ogni speranza. Questa manifestazione si è distesa in 21km di tracciato che ha mostrato quanto la solidarietà alle volte può essere ingente anche se lontana dal posto fregiato dalla guerra, unendosi sotto la stessa bandiera, senza simboli o emblemi politici ma un solo arcobaleno di speranza per un futuro più acceso e consapevole del danno che i conflitti portano – essendo comunque responsabili di carestie e crisi nazionali.
Fermare tutto questo richiede la volontà di tutti, nessuno escluso. Ed è qui che le cose si addensano, non ci sarà mai un pensiero unico rivolto alla pace, perché ad alcune persone la pace non conviene. In che senso non conviene direte voi, ebbene sì; l’acquisizione di territorio, lo sfruttamento di persone e risorse (causa di depauperamento) e il dilagarsi di supremazia è il bisogno principale di alcuni uomini, assetati di potere che non guardano in faccia nessuno, che lottano per il loro ideale di “giustizia”, che poi giustizia non è. E voi vi chiederete: come è possibile fermare tutta questa ingiustizia derivata dai “capricci” di “pochi”? Non si può trovare una risposta univoca, ognuno avrà sempre da ridire, ci si può correggere all’infinito, ma per quanto tutto possa essere distruttivo ci sarà sempre una difficoltà concreta nel “fare” la pace.
Una frase molto comune che si sente è proprio questa: “vorrei poterli aiutare”. Soprattutto dopo aver appena visto qualche catastrofe in televisione – ma – non serve a nulla una frase del genere se poi effettivamente non si fa qualcosa di concreto. Se veramente si volesse aiutare le persone in difficoltà, ci si rivolgerebbe a qualche associazione, probabilmente si farebbe tutto ciò che è in potere di una persona per dare un aiuto effettivo a chi ne ha bisogno.
Ma fino a quando regnerà l’egoismo e l’indifferenza ai problemi perché “non ci toccano” in prima persona, non si potrà mai raggiungere una pace ed un equilibrio e purtroppo al mondo ci sono tante, troppe persone che non aprono gli occhi su ciò che accade e su come stiano prendendo una piaga i problemi oggi. Meglio rimanere in silenzio o urlare a gran voce quanto noi esseri viventi meritiamo pace?
FARE
[fà-re] (fàccio o fo)
A. v.tr. compiere, eseguire, operare
DISTRUGGERE
[di-strùg-ge-re] ant. destruere, destruggere
A. v.tr. demolire, abbattere, rovinare completamente
Come si può vedere, sono due parole con significati opposti, ma, con determinazione questo voler “operare” potrà ristabilire basi solide ad un futuro incerto? Queste domande sono più grandi di noi, ma la voglia e il desiderio deve diventare universale. Il cammino sarà sempre più lungo e tortuoso, la fatica appannerà la vista e la vetta risulterà sempre più distante, annebbiata forse dal fumo proveniente dall’incendio che divampa nella grande casa della pace, ma questo segnale ci farà capire quanto vicina a noi sia la possibilità di ristabilire un nostro equilibrio. Saranno le esperienze a formarci, molti non hanno capito quanto la pace possa essere fonte di ricchezza, ricchezza d’animo e di spirito, oltre che a giovare alle comunità stesse.
Perciò alla fine di tutto, come si fa la pace oggi, è davvero possibile farla?
Non potrà mai esserci pace fin quando una parte del mondo vive nel benessere più assoluto e l’altra muore di fame. La pace è senz’altro il bene più grande che l’umanità possa desiderare, ma è stata tante volte negata da conflitti e guerre civili.
Ma per ottenere realmente la pace occorre la buona volontà e l’impegno di tutti; per scatenare una guerra è sufficiente che sia uno solo a desiderarla. Affinché la pace possa esistere nel mondo è necessario un impegno di tutti. E questo impegno lo vedremo mai dalle persone?
Probabilmente solo il tempo e la lotta dell’essere umano potrà dare una risposta a questa domanda. Magari potrebbero volerci anni o secoli e comunque dipenderebbe tutto da come l’uomo deciderà di affrontare i conflitti e i problemi che affliggeranno sempre di più questo corpo che noi chiamiamo Terra. Alcuni punti da cui partire sono l’eliminazione della povertà, dell’insicurezza alimentare e dell’ingiustizia sociale, verso una cultura di pace più forte con meno disordini e violenze.
“Si deve lottare per ottenere la Pace, non con le armi ma con la forza di volontà e l’amore. La Pace è una pianta che alberga dentro il nostro cuore e non bisogna farle mancare la luce perché, altrimenti, morirà. La Pace è tutto ciò che serve al mondo.”
La Pace nel Mondo, Vittorio Sartarelli
di Giulia Ruggeri
Questo articolo è stato realizzato a chiusura del nostro percorso formativo sulla scrittura per il web in collaborazione con Massimiliano De Ritis.
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