Les Riders
Ripensando a Settembre sono successe molte cose ma tra tutte quella che mi è rimasta più impressa è stata l’esperienza vissuta a Hyères.
Tre notti e quattro giorni trascorsi al mare insieme ad Omar, Julian, Emile, Axel, Florian e Romain, oltre che a Giusy e le altre educatrici Jade e Milena. È stata la mia prima volta come accompagnatore. Alla partenza non avevo grandi aspettative, solo un po’ di preoccupazione. Avevo conosciuto i ragazzi durante le settimane precedenti e sapevo sarebbero state giornate impegnative perciò mi chiedevo se sarei stato capace e d’aiuto. Allo stesso tempo però volevo mettermi in gioco ed ero curioso di vedere come sarebbe andata. Posso dire che è stata un’esperienza indimenticabile e sono grato di aver avuto questa opportunità.
Al viaggio d’andata, come al ritorno, eravamo divisi in due macchine. La nostra era composta da Giusy, me, Romain ed Emile e non ci sono stati problemi. A metà strada ci siamo fermati in autogrill per fare pausa pranzo e toilette ed ecco la prima missione: accompagnare Romain in bagno.
In una situazione del genere si potrebbe provare disagio. Sei davanti ad un ragazzino che non conosci e devi abbassargli i pantaloni, aspettare che faccia i suoi bisogni, pulirlo, rivestirlo e lavargli le mani, ma nel momento in cui sei di fronte a lui tutta questa nuvola d’imbarazzo si dissolve e ciò che conta sono soltanto le sue necessità. Arrivati al campo sportivo i ragazzi erano euforici e siamo andati subito in spiaggia a giocare con la sabbia e bagnarci. Siamo stati piuttosto fortunati col tempo durante il soggiorno, a parte un pomeriggio di pioggia c’è stato bel tempo e le temperature sapevano d’estate. Proprio quel pomeriggio, nonché secondo giorno, non potendo svolgere attività all’aperto siamo andati a giocare a bowling in un paese vicino. È stato divertente vedere i ragazzi cimentarsi nel lanciare la palla e poi esultare tutti insieme. Inoltre, siccome Giusy mi aveva prestato la sua fotocamera ed ero stato praticamente assoldato come fotografo per documentare la vacanza, ho approfittato dell’atmosfera allegra per fare qualche scatto e registrare dei video. E’ stato piacevole tornare a maneggiare una fotocamera dopo tanto tempo, diciamo che mi sono sbizzarrito un po’.

Di rientro al campo poi, una scena comica: Romain prende e comincia a spogliarsi completamente in macchina. Allora lo dico a Giusy, intenta a condurre, e ci facciamo una bella risata. Una delle cose che ho capito trascorrendo questi quattro giorni con i ragazzi è che non si può fermare l’imprevedibilità con l’ostinazione ma bisogna in un certo senso “cavalcare l’onda”, scivolarci sopra, vedere che forma prende e disegnarci sopra un vestito dalla trama elastica in grado di contenere, senza costringere, questa forte energia impulsiva. È un grande lavoro di adattamento costante.
Tornando alla nostra “vacanza”, la mattina, prima del bowling, siamo andati sul catamarano in gruppi di tre. Io ero con Julian e Omar e con noi c’era un’istruttrice del campo, Sun. Da quando ci siamo incontrati Julian mi ha subito preso in simpatia. Cerca sempre le mie attenzioni ed ogni volta che qualcosa cattura la sua, di attenzione, questa lo stimola a tal punto che non riuscendo a contenere la sorpresa/eccitazione/agitazione cerca coi suoi modi di condividerla con me o chi gli sta intorno, un po’ come quando i bambini vedendo qualcosa per la prima volta desiderano mostrarla anche agli altri. Quando poi qualcosa gli piace tanto la ripete all’infinito. Come lanciare la sabbia, indicare gli animali che gli passano vicino, chiedermi di sorridere. È successo allora che mentre eravamo sul catamarano Sun abbia detto qualcosa tipo “Siamo i riders!” seguito da un saluto shaka e questa cosa è piaciuta così tanto a Julian che per tutta la vacanza ha continuato a ripeterlo diventando così il motto del gruppo. Certe volte stare vicino a Julian può essere stancante, specie in situazioni stimolanti, perché ti assorbe molte energie ma allo stesso tempo ti restituisce tutto in un affetto spropositato quasi come diventassi il suo centro di gravità.

Omar al contrario è più pacato, più lento nei movimenti e nelle azioni, è dolce, gentile e premuroso ed è sempre pronto a sorridere e ridere insieme a te. Si fa volere bene e gli piace fare amicizia con le persone. Una sera, dopo aver messo tutti a letto Giusy, io, Milena e Jade ci siamo messi di fuori per fare qualche chiacchiera e staccare un po’ la testa. All’improvviso vediamo la porta aprirsi e comparire Omar che inizia a bisbigliare qualcosa riguardo Florian. Allora Jade si alza e rientra nella camerata mentre Omar silenziosamente ci raggiunge al tavolo, si siede, mangia qualche biscotto che Giusy aveva portato, chiacchiera, scherza. Tra tutti i membri del gruppo lui è sicuramente il più facile da gestire perché ti viene incontro e ti ascolta.
Il giorno seguente abbiamo visitato l’isola di Porquerolles e per arrivarci abbiamo dovuto prendere un bus e un traghetto. Prendere dei mezzi pubblici mi ha un po’ stressato. Non mi era mai capitato di vedere i ragazzi in luoghi affollati e temevo che il sovraccarico di stimoli potesse generare delle crisi. Per fortuna non è accaduto nulla di grave. Invece mi ha fatto ridere Romain che sul bus si aggrappava al braccio di un’anziana signora nonostante io gli spostassi la mano sul corrimano e Julian sul traghetto eccitato per ogni cosa che vedeva.
Per la prima volta non ero più io l’osservatore ma avvertivo e notavo lo sguardo curioso delle persone posarsi su di noi e non ne ero preoccupato, in quei momenti non contava nulla perché la mia attenzione era rivolta tutta verso i ragazzi. Questa sensazione di “liberazione” l’ho avvertita anche più tardi mentre ci dirigiamo verso la spiaggia. Stavo accompagnando Romain e mi ero fermato un attimo per scattargli delle foto. Ripartiti, mi sono accorto che gli altri erano piuttosto avanti così ho approfittato della tranquillità per passeggiare un po’ di tempo solo con lui. Durante questi giorni a Hyères mi sono occupato principalmente di Romain. Nel gruppo è il più piccolo e rispetto agli altri non parla e non è indipendente perciò bisogna accompagnarlo al bagno ogni tot per fargli fare i bisogni, bisogna fargli la doccia, asciugarlo e vestirlo e quando cammina lo si deve accompagnare perché essendo un po’ pigro spesso si ferma e non avanza più. Così mentre passeggiavamo sull’isola ho iniziato a fare dei ritmi metà cantati e metà percuotendo le mani sul petto o schioccando le dita ed ho notato Romain sorridere e muovere le braccia in un tentativo di ballo così ho continuato finché non abbiamo poi raggiunto gli altri. Per me questo momento di intimità e spensieratezza è stato il nocciolo di tutto il soggiorno a Hyères, un ricordo che conserverò per sempre.

Come ho poi confidato anche a Giusy sulla strada del ritorno, questa esperienza, anche se breve, mi ha riportato alla mente quel film di Vendruscolo che ci era stato mostrato durante la formazione online e che mi aveva piacevolmente colpito, Piovono Mucche, lasciandomi addosso la sensazione palpabile di essermici tuffato dentro ed aver fatto parte della sua storia per un istante.
La mia gratitudine va a chi ha permesso tutto ciò, al CESC Project, all’EPANOU, a Giusy, Jade e Milena, ai ragazzi, ma anche al Francesco di qualche mese fa per aver trovato il coraggio di mettere un attimo da parte le proprie insicurezze ed essersi lanciato in questa grande avventura quale è il Servizio Civile Universale.
In futuro mi auguro, e lo auguro a chiunque, di poter vivere e assaporare in ogni loro forma possibile altre e tante di queste esperienze dal sapore indelebile.
Per la redazione
Francesco Rizzi
Johnny Cash – (Ghost) Riders in the Sky
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