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Oro nero e buen vivir: la violenza silenziosa nell’Amazzonia Ecuadoriana

17 Novembre 2025
Oro nero e buen vivir: la violenza silenziosa nell’Amazzonia Ecuadoriana

Percorriamo la via Auca, la strada principale che collega Puerto Francisco de Orellana al blocco petroliero 66, nel dipartimento di Pastaza. La strada serpeggia tra colline, case in legno e spazi verdi disordinati. Macchine, jeep e autobus sfrecciano incuranti delle buche sull’asfalto, spaventando di tanto in tanto le galline e i cani che passano le loro giornate ad esplorare gli angoli fangosi al confine della strada. Ad accompagnare il tragitto si aggiungono, però, anche litri di petrolio, che scorrono silenziosamente ai lati della carreggiata: un tubo marrone arrugginito percorre tutta la via, portando con sé l’oro nero. Tra la vegetazione spunta un mechero. Alberi di metallo con la chioma di fuoco, bruciano giorno e notte i gas che provengono dal sottosuolo e si liberano nell’aria contaminando persone, animali, piante e fiumi. Eppure, l’articolo 14 della Costituzione della Repubblica dell’Ecuador del 2008 dichiara: 

‹‹Se reconoce el derecho de la población a vivir en un ambiente sano y ecológicamente equilibrado, que garantice la sostenibilidad y el buen vivir, sumak kawsay. Se declara de interés público la preservación del ambiente, la conservación de los ecosistemas, la biodiversidad y la integridad del patrimonio genético del país, la prevención del daño ambiental y la recuperación de los espacios naturales degradados››.

Il concetto di “vita piena” (sumak kawsay dal kichwa), derivante dall’esperienza condivisa delle popolazioni indigene, prevede un’armonia tra essere umano e Natura, nel senso ontologico del termine. Nella Costituzione del 2008 compare per la prima volta anche la Natura come un’entità a sé, indipendente e autonoma (art.71), superando quell’antropocentrismo giuridico che la lega ai diritti dell’essere umano (Rodríguez Estévez, Valle Franco, 2024, p.33). Se da questo punto di vista ci sono stati degli sviluppi in termini epistemologici e ideologici, ad oggi, nel 2025, non si può fare a meno di domandarsi dove siano il buen vivir e la giustizia multispecie.

La città del Coca (Puerto Francisco de Orellana) si inserisce in questo spazio dicotomico, tra Natura e avidità umana. Nel cuore dell’Amazzonia ecuadoriana, il Coca deve la sua crescita allo sviluppo dell’industria petrolifera, la quale, a partire dagli anni Settanta si consolida come attività principale per favorire la crescita dell’economia locale. 

Il nostro progetto, in quanto operatori volontari dei Corpi Civili di Pace 2025, si pone in netto contrasto alla violenza ambientale e umana, appoggiando associazioni locali del Coca che collaborano con persone del territorio e che affrontano le conseguenze dell’estrattivismo petrolifero. La Fondazione Alejandro Labaka e il Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio si inseriscono nelle contraddizioni e nella complessità presente nella realtà amazzonica, sostenendo comunità Kichwa e Waorani sia a livello economico che agricolo, produttivo, educativo e sociale. Mediante fondi provenienti dall’Unione Europea, si portano avanti progetti di sviluppo nella piena complessità di quelle che sono le dinamiche della cooperazione internazionale in cui le politiche teoriche si distanziano da ciò che è la pratica, derivante dalle molteplici interazioni con i diversi attori locali coinvolti e dalla complessa realtà (Mosse, 2005, p.232). 

Nella città del Coca, partecipiamo ad attività e talleres con i gruppi giovanili di varie comunità nei dipartimenti di Orellana e Pastaza, approfondendo tematiche quali i diritti umani, la comunicazione e le dinamiche di genere. Collaboriamo inoltre con l’AOWARE, l’associazione di Okienani Waorani del territorio e interveniamo in zone di alta contaminazione prendendo parte a progetti di sostenibilità agroalimentare e valorizzazione delle colture locali come alternative al lavoro nell’industria petrolifera.

Consapevoli del contesto complesso nel quale ci troviamo, riteniamo sia fondamentale evidenziare quanto radicata sia la violenza in atto: le popolazioni indigene subiscono la contaminazione petrolifera e, al tempo stesso, sono costrette a sostenere questa industria per ottenere un lavoro e poter comprare i beni di prima necessità, che la terra, oramai avvelenata, non produce più. Questa violenza lenta, nata in un passato e portata avanti nel corso degli anni, diviene ora visibile; finanziata da governi, privati e multinazionali, è radicata nei luoghi e nei corpi delle persone, ancora troppo silenziosa per poter essere ascoltata.

For if the past of slow violence is never past, so too the post is never fully post (Nixon, 2011, p.8).

Per la redazione

Operatrice dei CCP CESC Project-Gondwana

Martina De Negri

  

Cover Mix Hatun Sacha (Playeros Kichwa)/Jumandi (Indio Amazónico) & Roxana Tanguila

Roxana Tanguila – Hatun Sacha 


          Laboratorio con il gruppo giovanile della comunità Kichwa San José del Coca. Giugno 2025.

             Minga nella comunità Kichwa El Corazón del Oriente. Giugno 2025.

            Laboratorio sulle tematiche di genere con le donne Waorani. Giugno 2025.

                                     Due mecheros nella via Auca Sur 2. Maggio 2025.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI: 

Constitución de la Republica de Ecuador. (2008).
https://www.lexis.com.ec/biblioteca/constitucion-republica-ecuador

Mosse, D. (2005). Cultivating Development. An Ethnography of Aid Policy and Practice. London: Pluto Press.

Nixon, R. (2011). Slow violence and the environmentalism of the poor. Harvard University Press.

Rodríguez Estévez, F, Valle Franco, A. (2024). La Naturaleza como sujeto de derechos: reconocimiento formal y material en el ordenamiento jurídico ecuatoriano. In R. Lara Ponce, J. García Ruales, & A. Valle Franco, Derechos de la Naturaleza y territorio en Ecuador. Diálogos desde los saberes, quehaceres jurídicos y antropológicos (pp. 17-37). Abya Yala.

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