Pappagalli Verdi di Gino Strada e la riflessione sull’orrore della guerra
Spero solo che si rafforzi la convinzione,
in coloro che decideranno di leggere queste pagine,
che le guerre, tutte le guerre sono un orrore.
E che non ci si può voltare dall’altra parte,
per non vedere le facce di quanti soffrono in silenzio.
(Gino Strada, Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra)
Sono stati molti, e lo saranno ancora, i romanzi, i saggi e le graphic novel scritte dai giovani e dedicate al tema della pace. Tra i tanti, abbiamo scelto di parlarvi di Pappagalli Verdi di Gino Strada. La raccolta di memorie, pubblicate in un libro nel 1999 edito da Feltrinelli, ha come sottotitolo “cronache di un chirurgo di guerra” da cui si evince già che il punto di vista del racconto sarà quello di un medico che si affaccia per le prime volte in territori di conflitti e disperazione.
Gino Strada, noto medico, attivista e fondatore dell’ONG italiana Emergency, dal 1989 al 1994 ha lavorato come chirurgo traumatologico in varie zone di conflitto come Pakistan, Etiopia, Perù, Afghanistan, Angola, Somalia e Bosnia Erzegovina. Il libro infatti non è raccontato in ordine cronologico ma segue una suddivisione per paesi: Iraq, Pakistan, Ruanda, Afghanistan, Perù, Kurdistan, Etiopia, Bosnia, Angola, Cambogia, ex-Jugoslavia e Gibuti. Gino Strada all’epoca aveva 41 anni, un età ancora giovanile per la pratica come medico sul campo, e si trovava in quei luoghi come chirurgo del Comitato Internazionale della Croce Rossa e come volontario di Emergency.
Cosa vorresti fare da grande? Quando ero un ragazzino, rispondevo “il musicista” o “lo scrittore”.
Ho finito col fare il chirurgo, il chirurgo di guerra per la precisione.
E ho chiuso da tempo con la nostalgia e il rimpianto di non saper suonare uno strumento né scrivere un romanzo. Così, quando mi è stato proposto questo libro, ho detto semplicemente: “Mi piacerebbe tanto, ma non ne sono capace”. […]
Nelle memorie contenute in Pappagalli Verdi, Gino Strada mostra con viva lucidità gli effetti della guerra sui bambini e gli adulti. Oltre ad un racconto da vicino delle critiche condizioni di salute dei pazienti che arrivavano nell’ospedale da campo, Strada lascia spazio anche ai suoi personali tentennamenti di fronte a quegli scenari, all’esitazione e alla rabbia provata.
La popolazione civile viene colpita in modo brutale dalla guerra, vivendone involontariamente gli effetti più atroci e conservando le più profonde tracce nel proprio animo. Più volte il medico è messo a dura prova nel triage, è costretto a richiamarsi all’etica della sua professione per decidere chi salvare tra le decine di pazienti in grave stato di salute che arrivano insieme nella struttura ospedaliera. L’assurda responsabilità di dover scegliere chi far morire e chi provare a curare è quella che piomba sull’autore a più riprese durante la sua spedizione. E spesso gli sfortunati protagonisti di questi scenari sono proprio i bambini o i giovani adulti con un intero futuro davanti, spezzato dalle volontà di altri.
E allora Nestor scuoteva la testa, e la rabbia lasciava il posto alla tristezza, quella che riempie la mente quando non c’è più la possibilità di capire, quando è svanita la ragione ed è solo follia.
Il titolo del romanzo, Pappagalli verdi, è tratto infatti dal tipo di mina antiuomo che viene utilizzata nelle operazioni belliche. Si chiamano così per il loro colore acceso e per la presenza di piccole ali che fanno pensare a dei volatili. Queste vengono gettate dagli elicotteri a bassa quota e volteggiano nell’aria prima di cadere a terra. Allo stesso tempo queste mine, conosciute anche con il nome di “mine farfalla”, richiamano l’attenzione dei bambini perché sembrano dei giocattoli. Sono pensate proprio per ingannare i più piccoli che, immaginando che siano dei giochi, li trovano a terra, li prendono in mano e li portano ad altri bambini fino a che non esplodono.
Ho visto troppo spesso bambini che si risvegliano dall’intervento chirurgico e si ritrovano senza una gamba, o senza un braccio. Hanno momenti di disperazione, poi, incredibilmente si riprendono. Ma niente è insopportabile, per loro, come svegliarsi nel buio. I pappagalli verdi li trascinano nel buio, per sempre.
Pappagalli verdi è un’opera che contiene il lavoro di dieci anni, rappresenta la testimonianza dell’orrore e dell’errore dell’essere umano nel compiere guerre. Attraverso gli occhi di Gino Strada, il lettore percorre le zone geografiche che da sempre ospitano i terreni di guerra più disumani e violenti.
Era il 2017 quando, nel corso della consegna del Premio “Sunhak Peace” a Seul in Corea, assegnato ogni anno a individui e organizzazioni che si sono distinti per l’importante contributo alla pace e allo sviluppo umano, Gino Strada espresse tutto il suo pensiero sulla pace. “Oggi più che mai, urge la necessità di costruire un mondo migliore per le generazioni future e di creare le condizioni per una pace sostenibile. […] Spetta adesso ai cittadini del mondo agire e conquistare la pace. Rinunciare alla logica della guerra e seguire i princìpi di fraternità e solidarietà non è soltanto auspicabile, ma urgentemente necessario, se vogliamo che l’esperimento umano possa continuare.”
Per la Redazione
Elisabetta Di Cicco
Intervista a Gino Strada: la verità sulla guerra
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