ANCHE I BAMBINI HANNO DIRITTI ?

10 Novembre 2022
ANCHE I BAMBINI HANNO DIRITTI ?

Se ti fermi a pensarci spesso diamo per scontate molte cose, che in realtà non lo sono per niente.
Il 20 Novembre sarà la giornata mondiale dell’infanzia ed è un giorno che ci fa pensare ai diritti dei bambini.
Nel 1989 entra in vigore la Convenzione sui diritti dell’infanzia, ciò presuppone che da qualche parte nel mondo questi non vengono rispettati.
Essa è formata da 54 articoli, basta leggere i 10 articoli fondamentali per rendersi conto di quanto anche la semplicità non sia affatto banale.

“Diritto a giocare, Diritto al cibo, Diritto di avere una casa, Diritto alla salute, Diritto all’educazione, Il diritto alla vita e di avere una famiglia, Diritto di avere una nazionalità, Diritto all’uguaglianza, Diritto di esprimere la propria opinione, Diritto a non essere sfruttato”. 

Dopo 30 anni potresti pensare che questi diritti ormai siano riconosciuti più o meno ovunque e che non abbia senso oggi parlare di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici dei bambini.

In realtà non è così.

Secondo Save the Children il Niger è il Paese dove i bambini sono a maggior rischio, subito dopo ci sono Angola, Mali, Repubblica Centrafricana e Somalia.
I Paesi dove ci sono circostanze migliori sono invece Norvegia, Slovenia e Finlandia.
L’Italia si trova al nono posto, dopo Olanda, Svezia, Portogallo, Irlanda e Islanda.
Queste posizioni sono frutto di un’analisi su 172 Paesi.
L’indice “The End of Childhood” studia infatti le cause che portano alla negazione dell’infanzia in diversi paesi del mondo.
Gli indicatori che utilizza riguardano mortalità infantile sotto i 5 anni; malnutrizione e problemi nella crescita; educazione; sfruttamento minorile; matrimoni precoci; gravidanze in adolescenza; fuga da guerre e persecuzioni; omicidi di minori.

Questi dati si trovano nel rapporto “Infanzia rubata” lanciato da Save the Children.

Secondo i dati di questo rapporto si tratta di circa 700 milioni di bambini a cui non sono garantiti quei diritti fondamentali, 1 bambino su 4.
Pensare che nel 2022 ancora non siamo in grado di garantire delle cose che ci sembrano quasi ovvie non deve farci abbassare l’attenzione.
Il problema sembra essere più grande di noi, ma ci sono invece aspetti che non vengono tutelati neanche nel nostro Paese. 

Rispetto ai dati di prima possono sembrare meno importanti, ma per la crescita sana dei bambini non devono essere trascurati.

Per esempio soltanto nel 2018 il Consiglio Comunale di Messina approvava una delibera sul diritto al gioco e alle attività creative dei bambini.
Infatti vi era ancora un regolamento della Polizia Municipale, in vigore dai tempi del fascismo, che vietava ai bambini di giocare negli spazi pubblici.
Diverse città del nostro Paese hanno finalmente approvato delibere simili.
Il divieto di giocare diventa così diritto al gioco e alla spensieratezza, in spazi che diventano una casa.
In un mondo che va in una direzione in cui i cortili e gli spazi verdi sono sempre meno frequentati dalle famiglie, favorire l’aggregazione e il divertimento è rivoluzionario.
Giocare significa anche costruire relazioni, imparare a socializzare, sviluppare capacità motorie e apprendere dagli altri.
Continuiamo a sognare città e Paesi a misura di bambini, con spazi adatti e al contempo con la necessità non solo di affermare i diritti fondamentali ma di farli diventare realtà.

Un ultimo dato ci consegna un po’ di speranza, secondo un sondaggio internazionale dell’UNICEF, i bambini e i giovani sono molto più inclini – rispetto alle generazioni più adulte  – a pensare che il mondo stia diventando un posto migliore.
Il sondaggio offre una visione generale delle percezioni di più generazioni.
Sempre i giovani sono due volte più propensi degli adulti a sentirsi parte del mondo che li circonda. Più avanza l’età più diminuisce la capacità di percepirsi come cittadini globali.

Probabilmente l’infanzia di oggi ha delle condizioni migliori rispetto alla generazione dei nostri genitori.
Ma l’ottimismo non è da interpretare come stupidità, perché sono proprio le nuove generazioni spesso ad avvertire i sintomi di un mondo che non funziona, basti pensare al cambiamento climatico, alla salute mentale e alle discriminazioni di tutti i tipi.

E allora, il mondo avrà una speranza, se i bambini avranno la possibilità di costruirsi un futuro in cui fare la differenza, per questo la giornata del 20 Novembre deve essere impressa nelle nostre menti, perché non si tratta di una giornata come un’altra, ma di un monito per il mondo che verrà.

Damiano

di La redazione
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