COSCIENZA AMBIENTALE E STILI DI VITA ECOLOGICI

6 Settembre 2022
COSCIENZA AMBIENTALE E STILI DI VITA ECOLOGICI

“Noi non ereditiamo la terra dai nostri genitori, ma la prendiamo in prestito dai nostri figli”.

(PROVERBIO AFRICANO)

La coscienza è un processo cognitivo che crea rappresentazioni simboliche di quello che percepiamo, dei nostri pensieri, di noi stessi e di come ci comportiamo. In nome di questo processo la nostra mente attribuisce significati negativi o positivi ad immagini mentali, oggetti o gruppi di oggetti, comportamenti, persone o gruppi di persone.

Il concetto di coscienza ci aiuta anche a comprendere se alcuni comportamenti vengono messi in atto con consapevolezza di quelle che saranno le conseguenze dell’atto stesso, oppure no. Questo processo cognitivo, come afferma Edelman, premio Nobel nel 1972 per la fisiologia e la medicina, si forma a partire dall’organizzazione e dall’attività del cervello, ed in particolare si basa sull’esperienza. È in base all’esperienza che si fa del mondo che si sviluppano in noi quei valori che ci guidano nella scelta delle nostre azioni e che ci suggeriscono cosa è moralmente giusto e cosa non lo è.

La coscienza ambientale

In particolare, la coscienza ambientale si basa sulla conoscenza, sui valori, sull’esperienza, sulle preoccupazioni e sulla consapevolezza del singolo riguardo il mondo che lo circonda e sé stesso. È in base a questi elementi che il soggetto decide come comportarsi, tenendo in considerazione, per ogni mossa, i costi e i benefici a livello individuale ed ambientale-collettivo. È importante, affinché si formi una coscienza ambientale forte e duratura nel tempo che questa si basi sulla conoscenza reale dei fenomeni collettivi e ambientali che circondano il soggetto.

Per far sì, quindi, che si verifichi una vera e propria presa di coscienza il singolo deve passare da una dimensione individuale della coscienza alla coscienza collettiva, questo significa che non deve più basare le sue azioni su valori individuali ed egoistici che rimandano solo ad un tornaconto personale; ma deve cominciare a pensarsi come membro di una società, in nome della quale è bene compiere alcune scelte piuttosto che altre. Inoltre, affinché si possa sviluppare una coscienza ambientale che non rimanga fine a sé stessa, è necessario che il soggetto impari a riconoscere tutti quei meccanismi mentali di negazione o bias cognitivi cioè scorciatoie mentali che il soggetto preferisce a ragionamenti più articolati, in quanto questi gli permettono di proteggersi dal senso di colpa scatenato da comportamenti considerati in realtà, a livello inconscio anche da sé stesso, sbagliati o ricoperti da valore negativo. Sono meccanismi deputati a ridurre la fatica nelle elaborazioni mentali, che ci permettono di difenderci da noi stessi.

Ma se nei secoli l’uomo ha cercato di razionalizzare e dare un senso logico al concetto di coscienza, è pur vero che già dall’antichità il rapporto con sé stessi e con il mondo è sempre stato circondato da un’aura mistica.

Dalla coscienza morale alla religione: la tribù dei Mentawai di Sumatra

Come abbiamo già detto la coscienza si configura come un processo riflessivo sulle proprie emozioni, sui propri pensieri e azioni, ma quando queste riflessioni portano con sé un giudizio positivo o negativo, allora possiamo iniziare a parlare di coscienza morale, ed è proprio dalla coscienza morale che nasce la religione.

Per alcuni popoli tribali ancora oggi è principalmente, se non esclusivamente, la religione a guidare la percezione di sé stessi e del mondo che li circonda. Se nel mondo occidentale c’è stato un processo di razionalizzazione e secolarizzazione della società, che ha portato allo sviluppo di religioni complesse come il Cristianesimo o l’Islamismo i popoli tribali sono, invece, rimasti fortemente ancorati alla religione e alla tradizione. Ne è un esempio la tribù millenaria dei Mentawai situata nel Sumatra occidentale, in Indonesia. Questa basa il proprio rapporto con il mondo circostante sull’Animismo.

L’animismo, secondo l’antropologo inglese E. Taylor è una forma primordiale di religiosità che riconosce la presenza di un’anima in tutte le cose: alberi, fenomeni naturali, esseri viventi e oggetti. Gli spiriti ancestrali sono presenti in tutti gli elementi naturali e nell’ecologia della foresta pluviale. 

Questo popolo utilizza nella vita di tutti i giorni ciò che la natura le dona arrivando ad avere un impatto zero ed eco-sostenibile sull’ambiente. Le case sono realizzate in legno, bambù e foglie di palma e le scale per accedervi sono intagliate direttamente su tronchi d’albero. Non hanno consapevolezza ne riguardo per il tempo che passa, pensano, infatti, che la salute dell’uomo non dipenda dallo scorrere del tempo ma dall’armonia della sua anima con la natura. È l’animismo e quindi la profonda convinzione che tutto ciò che li circonda ha un’anima che porta questi popoli a rispettare l’ambiente circostante proprio come rispetterebbero un qualsiasi altro essere vivente. Proprio in nome di queste credenze allo sciamano, la più alta entità spirituale della tribù, è affidato il compito di invocare o scacciare via gli spiriti usando solo le piante della foresta, e per questo deve avere una conoscenza approfondita di tutte le specie e le proprietà delle piante.

Anche la loro alimentazione è più sostenibile rispetto allo stile di alimentazione occidentale. Prendono dalla foresta solo ciò che è strettamente necessario, si cibano principalmente di sago, un amido estratto dal midollo della palma e di frutta, quindi banane, tapioca e durian; allevano maiali e galline e raramente cacciano anche selvaggina. Prima di ogni battuta di caccia o dell’uccisione di un animale i Mentawai chiedono il permesso allo spirito dell’animale stesso, l’anima di un animale merita lo stesso rispetto dell’anima di qualsiasi essere vivente, e per questo si consuma poca carne e si accompagna l’animale nel trapasso ornandolo con fiori, foglie e accarezzandolo.

Anche i vestiti che indossano sono ad impatto-zero: realizzati con elementi ricavati dalla foresta, una volta rovinati o usurati vengono semplicemente restituiti alla terra. Le donne, infatti, si coprono con foglie di banano, mentre gli uomini con foglie di baiko, materiali del tutto biodegradabili.

Una domanda sorge spontanea …

Ci viene quindi da chiederci se il processo di razionalizzazione e secolarizzazione che ha travolto il mondo occidentale nel periodo post-industriale, con i suoi indubbi benefici su una serie di ambiti della vita umana, come l’allungamento dello stile di vita, i comfort quotidiani, il miglioramento della medicina; non abbia però portato con sé degli altissimi costi da pagare, che possono oppure non possono giustificarne il peso. Ad oggi è ormai normale accendere la TV e sentir parlare di cambiamento climatico, che non è altro che la semplice conseguenza dell’effetto serra, fenomeno causato per la maggior parte dall’attività umana ed in particolare dalla combustione di carbone, dall’abbattimento di foreste e dai fertilizzanti azotati.

È forse giunto il momento di riprendere contatto con la nostra coscienza più profonda e con il nostro giudizio morale, ormai offuscato da valori individualistici e consumistici che non ci permettono più di pensare a noi stessi come membri di una società e ancora più importante, come membri della comunità umana unita nel destino e nella vita, ospite di un pianeta che soffre ormai da troppi anni.

Anche la risposta?

 È dunque importante anche tutelare i popoli indigeni che si occupano della difesa e della salvaguardia dei loro preziosi territori, difendendo con le unghie e con i denti quello che è, e speriamo rimanga per molto, il loro angolo di paradiso. Le popolazioni indigene, infatti, rappresentano solo il 5-6 % della popolazione mondiale, ma fino all’80% della biodiversità del pianeta si trova proprio nei territori indigeni. Anche i Mentawai sono stati raggiunti da qualche anno da un flusso di turisti e curiosi sempre maggiore, ma resistono ancorati alle proprie tradizioni che gli permettono di vivere in armonia con la natura e tutti gli esseri viventi, rispettandoli a pari merito dell’uomo.

Rispetto e parità che sono l’essenza della nonviolenza costruttrice di Pace nel pianeta.

Pamela Prosseda

di La redazione
Rubriche
Appunti di vista
Lascia un commento

Rispondi

Rimani aggiornato con i nostri eventi
Iscriviti alla Newsletter di Appunti di Pace