Il tema della pace nel cinema: la nostra eredità per le generazioni future
Il mondo del cinema mi ha da sempre affascinato, una passione che mi è stata tramandata da mio padre. Ogni sera in famiglia, dopo cena, c’era sempre un film da guardare, da Totò e Peppino fino a film più contemporanei. Ricordo che ciò che mi ha fatto avvicinare “consapevolmente” al mondo del cinema è stato il film “Viaggio nella Luna” (1902) di Georges Méliès. Scoprii il film grazie a “Hugo Cabret” (2011) di Martin Scorsese, che racconta, tra le avventure del protagonista, la riscoperta e il riconoscimento proprio dell’opera di Georges Méliès. Successivamente, con mio papà, abbiamo trovato diversi film di Méliès e da lì mi è stata chiara la magia del cinema.
Il cinema racconta storie, vere o inventate che siano, avventure, drammi o commedie; è un linguaggio comune che unisce popoli e nazioni con una semplice narrazione creata grazie alle immagini.
I film sono uno spaccato sulla storia: esistono i film storici che quindi raccontano fatti realmente accaduti e vogliono trasmettere ai posteri ciò che è accaduto in passato (sia per far sì che non accada più in futuro, sia per far sì che si prenda esempio da ciò che è già accaduto), ma esistono anche i film basati su fatti di fantasia che offrono comunque un’idea sulla società e sulla vita in un determinato tempo storico.
L’importanza del cinema sta proprio nella trasmissione del passato alle generazioni future, le immagini sono il mezzo più consono per imparare il passato.
Il tema della pace è una questione che può essere affrontata in diversi modi, molti registi lo hanno affrontato con gli occhi degli adulti, ma anche con quelli dei bambini. La pace si racconta anche tramite la narrazione di una storia di guerra.
Uno dei più classici esempi è “La Vita è Bella” (1997) di Roberto Benigni, una commedia, capace di affrontare il tema della guerra come se fosse un gioco dagli occhi di un bambino. Un altro racconto di guerra che porta in sé un messaggio di pace è “Joyeux Noël – Una verità dimenticata dalla storia” (2005) di Christian Carion, in cui i soldati francesi, tedeschi e britannici sul fronte durante la Prima Guerra Mondiale decidono una tregua (non autorizzata) per il giorno di Natale del 1917 e, nonostante il contesto in cui si trovano, riescono a essere spensierati e a vivere in armonia cantando e giocando a pallone.
Altri film sull’argomento pace/guerra che potremmo inserire in quest’elenco sono “All’ovest niente di nuovo” (1930) di Lewis Milestone, “Il Grande Dittatore” (1940) di Charlie Chaplin, “Orizzonti di gloria” (1957) di Stanley Kubrick, “Schindler’s List” (1993) di Steven Spielberg, “Il Pianista” (2002) di Roman Polanski, “La Guerra dei Bottoni” (2011) di Christophe Barratier, “Hacksaw Ridge” (2016) di Mel Gibson, “Jojo Rabbit” (2019) di Taika Waititi.

Un ultimo film che vorrei citare è “Kirikù e la strega Karabà” (1999) di Michel Ocelot, un film d’animazione. La storia, ambientata in un paese (non identificato) dell’Africa occidentale, narra di Kirikù un bambino “prodigio” che inizia a parlare con la mamma ancora prima di nascere e una volta nato è così autonomo da tagliarsi il cordone ombelicale da solo. Il villaggio è oppresso dalla potente strega Karabà che si nutre degli uomini che la sfidano, si impossessa dei gioielli delle donne e ha maledetto la fonte d’acqua più vicina. Kirikù decide di voler risolvere la situazione e, come prima cosa, salva lo zio, l’ultimo guerriero rimasto del villaggio, dalla strega Karabà. Successivamente salverà per due volte il gruppo dei bambini e farà tornare l’acqua alla fonte rischiando la propria vita. La strega cerca in tutti i modi di fermare il bambino, ma Kirikù riesce, passando sotto terra, a raggiungere il Saggio della Montagna, suo nonno, per trovare le risposte alla domanda che continua a porsi dall’inizio del racconto: “Perché la strega è cattiva?”. Superando diverse peripezie, trova la risposta a questa domanda e scoprirà che la strega ha sfruttato l’ignoranza e la superstizione della popolazione per acquisire sempre più potere. Kirikù riuscirà a salvare la strega da ciò che la rendeva cattiva e che le permetteva di avere tutto quel potere. Karabà, tornata buona, quindi, concederà un bacio al piccolo Kirikù che improvvisamente diventerà un uomo adulto. Al ritorno degli uomini del villaggio (che non erano stati mangiati) in festa con il Saggio della Montagna, le donne saranno in grado di perdonare la strega; Kirikù e Karabà decideranno di sposarsi.

Trovo che questo racconto, che mantiene un tono delicato per tutta la durata del film, trasmetta un messaggio di pace e di libertà. Kirikù è solo un bambino, ma con la giusta forza di volontà riesce a salvare il villaggio e a riportare la serenità al suo interno.
Concludo con una citazione di questo film, una frase che dice Kirikù al nonno, il Saggio della Montagna, in un momento di riposo prima di ripartire per affrontare la strega:
<<A volte sono un po’ stanco di essere sempre solo a battermi e mi sento un po’ piccolo e ho un po’ di paura>>
Per la Redazione
Nicoletta Capotorto
Trailer cinematografico Kirikù e la strega Karabà
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