Israele sta perpetrando un genocidio a Gaza ma si richiama al diritto di autodifesa. Riflessioni sui 75 anni di massacri
L’11 gennaio 2024, il Sudafrica ha presentato un’accusa di genocidio alla Corte internazionale di Giustizia (ICJ) contro lo Stato di Israele con la speranza che la Corte potesse sanzionare lo stato ebraico ponendo fine all’offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza. Il contrattacco israeliano è iniziato dopo l’attacco del gruppo terroristico Hamas contro i civili israeliani del 7 ottobre 2023 ed è solo uno tra i tanti episodi che si sono andati ad aggiungere all’ormai settantennale conflitto israelo-palestinese. Secondo il diritto internazionale, il crimine di genocidio è definito come “l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale,” come definito dalla Convenzione delle Nazioni Unite del dicembre 1948 sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio. Sia Israele che il Sudafrica hanno aderito alla convenzione contro il genocidio del 1948. Nel documento presentato dal Sudafrica alla Corte di Giustizia sono riportate le violazioni di Israele della convenzione: uccisione di oltre 30 mila palestinesi, di cui il 70% formato da donne e bambini; l’85% dei civili palestinesi sono stati obbligati allo sfollamento; gli ospedali sono stati presi di mira dagli attacchi. Di seguito si fa una riflessione sulla condizione di vita a Gaza negli ultimi anni e sulle considerazioni espresse da Israele per giustificare le proprie azioni.
Gaza, una “prigione a cielo aperto”
Dal 2007 la striscia di Gaza ha subito sempre più restrizioni che hanno limitato la quotidianità di oltre due milioni di persone, come l’impossibilità per i residenti di recarsi in Cisgiordania per studio o lavoro. Dal bilancio finale di Human Rights Watch è stato rilevato che si tratta dell’anno che ha portato la più grande frammentazione del popolo palestinese. Israele impedisce inoltre alle autorità palestinesi di amministrare un aeroporto o un porto marittimo a Gaza, impedendo così anche l’ingresso e l’uscita delle merci. Lo Stato ebraico ha giustificato l’azione dichiarando che le limitazioni sono iniziate dopo l’avvio del controllo politico di Hamas su Gaza, si tratterebbe perciò di misure di sicurezza per evitare il rischio della circolazione di una rete di terroristi tra Gaza e la Cisgiordania. Gli israeliani controllano quindi sia le acque territoriali che lo spazio aereo di Gaza, nonché la circolazione di persone e merci, tranne nel confine con l’Egitto. I controlli si sono intensificati dopo l’attacco palestinese del 7 ottobre 2023. Israele ha infatti limitato l’uso di acqua, cibo, medicinali, elettricità e carburante ai residenti palestinesi. Queste limitazioni hanno portato molti residenti di Gaza ad andare via dalle proprie case.
Nei giorni della riaccensione dei focolari dopo l’attacco del 7 ottobre, sono diversi gli episodi che testimoniano l’aggressione di Israele e del suo esercito. Il 10 maggio 2024 è stato pubblicato un articolo del CNN che descrive le condizioni di un gruppo di detenuti palestinesi nel deserto israeliano del Negev i quali si troverebbero in un centro di detenzione a 30 chilometri da Gaza. Si tratterebbe di circa 70 palestinesi provenienti dalla Striscia che sarebbero sottoposti a condizioni estreme: bendati, legati, picchiati e costretti al silenzio sotto la supervisione di cani. Il CNN ha riportato la denuncia attraverso le testimonianze di alcune spie israeliane che hanno scattato diverse foto. L’indagine rivela anche che ci sarebbe un ospedale da campo dove i pazienti, ormai detenuti, siano nudi e legati. L’esercito israeliano IDF ha negato ogni irregolarità alla CNN.
Un episodio drammatico ha avuto luogo il 13 ottobre 2023 quando l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione in 24 ore di 1,1 milioni di persone che vivono nella parte settentrionale della Striscia di Gaza. I residenti erano stati avvisati che presto si sarebbero intensificati gli attacchi in quella zona e quindi erano stati invitati a recarsi nel sud della Striscia. Lo ha fatto diffondendo dei volantini e dei messaggi radiofonici, ma anche via internet. Nel frattempo, il ministro dell’interno di Hamas a Gaza aveva invitato i civili a non spostarsi perché l’annuncio israeliano era fatto ai soli fini di propaganda. Famiglie intere si sono mosse in un pellegrinaggio di 10 km e, mentre l’evacuazione era in corso, l’esercito israeliano ha aperto il fuoco sui convogli di civili in movimento, arrivando ad uccidere 70 persone.
Secondo Israele la guerra non è contro i civili palestinesi ma contro Hamas
Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 contro gli israeliani, l’Unione Europea ha appoggiato Israele condividendo il suo diritto all’autodifesa. L’Europa ha subito sospeso i fondi destinati a sostenere il popolo palestinese per evitare il rischio che questi fossero usati dalle organizzazioni terroristiche che governano il Paese.
I sostenitori di Israele condividono l’idea che lo Stato ebraico stia attaccando Gaza per colpire Hamas e non i palestinesi. Hamas nell’ultimo anno si è nascosta in luoghi pubblici, negli ospedali e in altre strutture.
Il 7 ottobre 2023 Hamas ha scagliato 5 mila razzi dalla Striscia di Gaza verso Israele con l’operazione “Alluvione al-Aqsa”, a cui ha fatto seguito poi l’entrata di militari armati nelle zone israeliane. Il 9 ottobre il bilancio delle vittime israeliane era di 700 persone, con migliaia di feriti, circa 4 mila e almeno 100 ostaggi, stando a fonti israeliane. Si è trattata di una tra le stragi più gravi della storia israeliana. L’episodio che maggiormente ha scosso le persone è stato l’attacco durante il Nova Music Festival, un evento musicale che ha luogo in una zona molto vicina al confine sulla Striscia di Gaza. Il portavoce del Dipartimento di Stato americano Matt Miller, ripreso dal Times of Israel, ha dichiarato che “Israele ha il diritto di difendersi dagli atti terroristici di Hamas, atti che Hamas ha promesso di ripetere ancora e ancora finché Israele non sarà completamente distrutto. Israele sta operando in un ambiente eccezionalmente difficile a Gaza, uno spazio di battaglia urbano in cui Hamas si inserisce e si nasconde intenzionalmente dietro i civili”.
Lo storico e professore di studi sull’Olocausto e sui genocidi alla Brown University Omer Bartov dichiara che bisogna andare cauti con il termine genocidio. “Come storico dei genocidi, ritengo che non ci siano prove sufficienti che un genocidio sia attualmente in corso a Gaza, anche se è molto probabile che si stiano verificando crimini di guerra e persino crimini contro l’umanità. […] Lo stato di Israele non ha altra scelta che trasformare Gaza in un luogo in cui sia temporaneamente o permanentemente impossibile vivere. Creare una grave crisi umanitaria a Gaza è un mezzo necessario per raggiungere l’obiettivo”.
Gli attacchi agli ospedali di Gaza da parte di Israele sono sempre stati giustificati con il fatto che al loro interno si trovavano cellule terroristiche di Hamas. Tra il 31 marzo e il 1 aprile è stato colpito l’ospedale di Shifa, operazione che ha portato alla morte di 21 pazienti, medici e infermieri. L’obiettivo di Israele è stato quello di colpire una base terroristica di Hamas. Anche quest’ultima infatti non ha negato di avere degli elementi all’interno dell’ospedale. L’esercito israeliano ha dichiarato che quella contro l’ospedale di Shifa era “un’operazione mirata e precisa”, una “operazione antiterrorismo” che ha portato all’arresto di un centinaio di miliziani armati appartenenti al gruppo terroristico.
Negli ultimi giorni, a fare da raccordo delle varie riflessioni sembrano esserci le parole di Papa Francesco che, nel suo nuovo libro in uscita per il Giubileo, ha dichiarato quanto segue: “A detta di alcuni esperti, ciò che sta accadendo a Gaza ha le caratteristiche di un genocidio. Bisognerebbe indagare con attenzione per determinare se si inquadra nella definizione tecnica formulata da giuristi e organismi internazionali”.
Per la Redazione
Elisabetta Di Cicco
Under the Rubble – Roger Waters
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