DONO, GESTO DI LIBERTA’ E DI RELAZIONE

14 Settembre 2021
DONO, GESTO DI LIBERTA’ E DI RELAZIONE

Enzo Bianchi, monaco cristiano e saggista, fondatore della Comunità monastica di Bose ha scritto: “donare è un’arte che è sempre stata difficile”; e lo è ancora di più oggi, se pensiamo ad una società in cui ognuno persegue il proprio interesse, dove la normalità è il guadagno, il profitto e l’accumulo, dove i rapporti risentono di un egocentrismo crescente che mette al primo posto l’interesse dei singoli ed ogni azione è mossa dalla logica del vantaggio. Molti sono stati gli studiosi che si sono susseguiti e adoperati per dare una spiegazione della natura del dono. Il primo fra tutti è Marcel Mauss, antropologo, sociologo francese, che nel suo “Saggio sul dono” scrive: 

«Le società hanno progredito nella misura in cui esse stesse, i loro sottogruppi ed infine i loro individui hanno saputo rendere stabili i loro rapporti: donare, ricevere e infine ricambiare. Per cominciare è stato innanzitutto necessario deporre le lance. Solo allora è stato possibile scambiare i beni e le persone, non più soltanto tra clan e clan, ma anche tra tribù e tribù, nazione e nazione e, soprattutto, tra individuo e individuo.» 

Risulta chiaro come in questa visione il concetto del “dono” sottintende quello dello scambio: il dono avviene quasi sempre in un contesto più o meno diretto di reciprocità o a fronte di un’aspettativa di guadagno da parte del donatore. T. Godbout in “Lo spirito del dono”, afferma invece: 

“Definiamo dono ogni prestazione di beni o servizi effettuata, senza garanzia di restituzione al fine di creare, alimentare o ricreare il legame sociale tra le persone”. Inteso così il dono non è una cosa ma un “rapporto sociale”. 

Costituisce anzi il rapporto sociale per eccellenza. E dunque supera il concetto di dono come mero scambio reciproco. Di fatti il dono è l’atto di libertà per antonomasia. Esso non solo non può dipendere da un dovere giuridico, ma neppure da un obbligo sociale; il dono può rivelarsi un’interessante modalità per perseguire una pluralità di obiettivi: condividere valori, sviluppare relazioni, lasciare un ricordo. 1 Il dono è ciò che rende umano l’umano. Esso infatti permette alla persona di testimoniare concretamente ciò che la distingue da ogni altro essere, ossia la libertà: la capacità di fare ciò che è giusto non perché costretti da una norma o da varie forme di pressione sociale, ma semplicemente perché lo si vuole fare. Proprio perché il dono è libero, esso è anche gratuito. Anzi, molto di più, è ciò che induce all’indebitamento. Infatti, la dimensione del dono prolungata nel tempo crea un debito che mantiene attivo il legame tra due o più parti. A tal proposito, sempre Enzo Bianchi in una sua lezione magistrale al Festival della Filosofia a Modena nel 2012 ha definito il donare come la capacità di “consegnare un bene nelle mani di un altro senza ricevere in cambio alcunché” e ha precisato che nel “donare c’è un soggetto, il donatore, che nella libertà, non costretto, e per generosità, per amore fa un dono all’altro, indipendentemente dalla risposta di questo. Donare è quindi un movimento asimmetrico che nasce da spontaneità e libertà”. Di questa tipologia di dono ha molto bisogno oggi la nostra società e se è vero che il donare è un’arte come l’amore, allora ognuno di noi può esercitarsi a impararla e ogni volta che riusciremo a donare veramente sapremo di aver contribuito ad aumentare quel “debito d’amore” di cui ha molto bisogno l’umanità intera.

di Roberta De Tommaso

di La redazione
Rubriche
Appunti di vista
Lascia un commento

Rispondi

Rimani aggiornato con i nostri eventi
Iscriviti alla Newsletter di Appunti di Pace