SMETTIAMO DI PREPARARE LA GUERRA
Si vis pacem, para bellum.
Questa locuzione latina appare, in una forma leggermente diversa, nell’Epitoma rei militaris di Vegezio, risalente alla fine del IV d.C., ma il concetto espresso risale alle Leggi di Platone (IV secolo a.C.). Significa, letteralmente, “se vuoi la pace, prepara la guerra” ed è usata principalmente per esprimere la teoria secondo la quale che uno dei modi migliori per garantire la pace sia essere sempre armati e in grado di difendersi, teoria che sembra alla base della reazione europea alla guerra in Ucraina nel 2022.
Infatti, dopo l’invasione del 24 febbraio, è partita una corsa agli armamenti: la Francia e la Germania hanno deciso di raggiungere 100 miliardi di euro all’anno nelle spese militari e anche Paesi spesso neutrali stanno considerando cifre analoghe, mentre l’Italia ha parlato di impiegare 2% del PIL dell’anno prossimo. Tutte queste decisioni sono state presentate come “indispensabili per la pace”, nonostante abbiano come scopo principale rafforzare gli eserciti, preparandoli alla guerra e nonostante i Paesi in questione non stessero attuando politiche di disarmo. La spesa militare dell’Ucraina, infatti, stava già aumentando negli anni precedenti al 2022 e questo non ha impedito l’invasione dell’esercito russo.
Preparare la guerra non è servito a mantenere la pace. Forse è arrivato il momento di smettere di seguire questa strada e di cercare un altro cammino verso pace, di interpretare diversamente la locuzione e di trovare un altro imperativo che concluda la frase si vis pacem.
Il primo passo da fare in questa ricerca di soluzioni di pace per la pace è chiedersi come far cessare il conflitto armato in atto. Al riguardo, una proposta interessante, è quella di Francesco Vignarca, coordinatore delle Campagne Rete Italiana Pace e Disarmo, che suggerisce di affrontare la situazione partendo da tre parole chiave (soccorrere, disarmare, negoziare).
Il secondo passo, invece, consiste nel chiedersi come far durare la pace, una volta che è stata ottenuta.
Personalmente, credo che alla base della pace ci sia l’accettazione del conflitto o, meglio, della sua esistenza. Sapere che l’essere umano può provare sentimenti negativi e istinti “di guerra” verso l’altro è fondamentale per imparare a gestirli sin dall’infanzia.
La soluzione alla guerra non può essere un’idealizzazione di un mondo “perfetto”, in cui si provano solo sentimenti positivi e si è sempre bendisposti verso gli altri (descrizione che ricorda l’inizio di una puntata di Black Mirror, che termina con l’esplosione dei sentimenti repressi perché non accettati dalla società). Al contrario, proprio il riconoscimento anche di questo lato della natura umana potrebbe servire a conviverci meglio, a gestirlo e ad evitare le guerre future.
Al riguardo, mi vengono in mente alcune parole di Joan Baez, rivolte a una persona che stava sostenendo l’intrinseca natura violenta dell’essere umano:
Confrontati con il male, ecco cosa ti dice la pacifista. Resisti con tutto il tuo cuore, tutta la tua mente, tutto il tuo corpo, finché esso sarà sconfitto. […] C’è violenza nella natura umana, ma c’è anche decenza, amore, gentilezza. C’è chi la organizza, la violenza, la compra e la vende, la esalta.
I nonviolenti vogliono organizzare l’altro lato.
Irene Solaini
[1] https://www.emergency.it/giu-le-armi/le-proposte-del-disarmo-e-della-nonviolenza/
Questo articolo è stato realizzato a chiusura del nostro percorso formativo sulla scrittura per il web in collaborazione con Massimiliano De Ritis.
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