SPOPOLAMENTO DI BORGHI E PAESI, ESISTE UNA SOLUZIONE?
“THIS IS THE STRANGEST LIFE I’VE EVER KNOW.”
(THE DOORS da Waiting for the Sun, n. 2)
Ormai da anni si parla di un fenomeno sempre più diffuso, che colpisce indiscriminatamente la nostra penisola da Nord a Sud cioè lo spopolamento dei borghi. Un fenomeno che in realtà colpisce tutta Europa.
I dati ISTAT parlano chiaro, sono più di 6.000 i borghi abbandonati in Italia e le cause sono molteplici, sicuramente il boom economico del secondo dopoguerra, ma anche le calamità naturali e il mutamento delle abitudini di vita del cittadino medio hanno contribuito alla migrazione di grandi masse verso le città.
A questo proposito lo Stato italiano ha di recente stanziato 1 miliardo di euro a favore dei progetti che hanno come obiettivo la rivalutazione e rigenerazione del patrimonio storico, artistico, e delle tradizioni dei piccoli borghi italiani. Il finanziamento è diviso in due tipologie di progetti, A e B, che andranno a finanziare complessivamente gli interventi in 250 borghi.
La linea A prevede un intervento di rivalutazione del patrimonio culturale e di sostegno alle piccole imprese per complessivi 229 borghi; la linea B, invece, prevede che una parte del finanziamento venga utilizzata per valorizzare un borgo scelto da ogni regione per complessivi 21 borghi. In particolare, sulle aree del progetto B verranno investiti 20 milioni di euro per la creazione di luoghi capaci di attrarre lavoro quali scuole/accademie, residenze d’artista, centri di ricerca, residenze per lavoratori in smart working o nomadi digitali avviando così un progetto di ripopolamento dei contesti poco abitati.
Infatti, la diffusione della banda larga e dello smart-working hanno fatto sì che, luoghi che fino a qualche anno fa erano privi di potenzialità economiche e lavorative, ad oggi possano essere considerati a tutti gli effetti dei reali luoghi di lavoro.
Ad oggi non è impensabile rispondere ad una call di lavoro, intrattenere una riunione, lavorare ad un progetto o ascoltare una lezione universitaria comodamente seduti all’ombra di un albero nel nord della Spagna, o immersi nel verde della Riserva Naturale dell’Insugherata pagando il proprio soggiorno attraverso l’acquisto di olio extravergine d’oliva, frutta, ortaggi, cereali e marmellate.
È proprio da questa idea che nel 2020 nasce il progetto “Borgo Office”, il quale vende delle esperienze in cambio di alloggio ai nomadi digitali che decidono di passare del tempo in uno dei borghi italiani che aderiscono all’iniziativa.
I pacchetti “smart working, fine living & farm supporting” supportano contemporaneamente tre soggetti diversi: il nomade digitale, che può godere di paesaggi mozzafiato nei borghi più belli d’Italia; l’azienda agricola ospitante che richiede al nomade digitale l’acquisto di prodotti tipici a km 0 in cambio dell’ospitalità; ed infine il borgo dov’è situata l’azienda agricola che gode indirettamente del turismo prodotto dallo smart working.
Ma se è vero che la diffusione dello smart working e della didattica a distanza hanno dato il via, nel 2020, a diverse iniziative di ripopolamento dei borghi è anche vero che tentativi simili ci sono sempre stati.
Strange days festival, un festival pop-rock ben riuscito
Lo Strange Days Festival è un evento che, con cadenza annuale ed in particolare nel periodo estivo, si svolge nella grande pineta di un paesino fino a qualche anno fa quasi del tutto sconosciuto: stiamo parlando di Monteflavio, un piccolo borgo della Sabina Romana con appena 1.300 abitanti, il quale gode di un paesaggio e un clima tipico della media montagna
Nell’anno 2011 un gruppo di ragazzi di età compresa tra i 20 e i 25 anni, riunitosi nella piazza del paese in una fredda serata d’inverno, stanchi di non veder valorizzate tutte quelle risorse e quelle bellezze che offre il proprio borgo decide di dar vita ad un festival musicale, con la speranza di far conoscere nel mondo le bellezze della Sabina Romana.
Il Festival nasce con il proposito di riunire tante piccole comunità all’interno di una sola piccola comunità come Monteflavio. L’idea era quella di trovare un nodo che tenesse uniti i giovani e le persone intorno ad essi e quel nodo si è rivelato essere la musica rock. Attraverso il coinvolgimento di artisti che hanno dato vita a spettacoli di musica, pittura e fotografia il paese ogni anno si è vestito a festa attirando l’attenzione dei comuni limitrofi e anche di qualche città lontana.
L’idea della musica non convenzionale è stata, però, rispettata solo per i primi anni, dopodiché al festival sono approdati anche artisti pop più conosciuti e in voga, ospitando personalità come SHADE, BRUSCO, RANCORE, BRIGS e COEZ il quale, in particolare, nell’estate del 2017 è riuscito ad attrarre nel piccolo paese di Monteflavio più di 4.000 spettatori regalando al pubblico una serata magica, con un’affluenza totale di 7.000 persone nell’arco di quattro giorni di musica.
Ed è proprio dalla musica che prende il nome il Festival: i ragazzi volevano riprodurre un evento che potesse anche solo vagamente somigliare a quello che era stato Woodstock qualche anno prima, un Festival musicale di 3 o 4 giorni con musica non-stop, cibo, bevande e divertimento. Decidono quindi di dare al Festival il nome “Strange Days” in onore dell’omonimo celebre album dei Doors, così da comunicare fin da subito all’avventore il tipo di sensazioni che voleva suscitare l’evento.
Se il Festival nasce come semplice gioco, l’idea di qualche ragazzo senza troppe aspettative, si rivela però fin da subito un grande successo. Il progetto prende il via con la creazione del “gruppo giovani Monteflavio” nell’inverno del 2011 e nel giro di pochi mesi, in fretta e furia si riesce a dar vita al primo “Strange Days Festival” nell’estate del 2012. I ragazzi sostengono le spese grazie ai propri contatti e grazie all’aiuto di alcune associazioni che nei giorni dell’evento forniscono panche, tavoli e panchine. Tutto il resto è stato frutto di conoscenze che ogni organizzatore aveva nei confronti di artisti, stand, rivenditori di cibo e bibite. L’evento risulta essere un successo e supera tutte le aspettative già dal primo anno, fin da subito si riesce a creare un clima di solidarietà e comunità tra i diversi paesi limitrofi e ad incontrare il favore degli abitanti del paese, anch’essi entusiasti.

Come ci dice Flavio, uno dei ragazzi che tra i primi si è occupato della creazione
dell’evento, la forza, la vitalità e la resilienza dell’evento negli anni nasce dall’impegno di proporre in ogni edizione qualcosa di nuovo e innovativo. E anche se il Festival non è sicuramente riuscito a cambiare radicalmente la società, è comunque riuscito a dare nuova vita al senso comunitario e solidaristico dei più giovani, che ogni anno si impegnano per proporre lo “Strange Days Festival” al meglio delle loro possibilità.
Nel tempo il festival è riuscito comunque a dare maggior notorietà al paese ed ha lasciato ricordi indelebili e positivi a tutte le persone che lo hanno vissuto sia come organizzatori che come semplici spettatori; ha arricchito le persone di ricordi ed è riuscito a tenere il paese vivo ed unito.
Giovani che investono sui giovani: l’esperienza di Albinen, una fiaba che ha perso i propri personaggi.
Ma il calo demografico dei piccoli paesi non è un problema che affligge solo i borghi italiani, a poco meno di di 100 km dal confine con l’Italia nasce il comune di Albinen, un incantevole borgo svizzero che in inverno si tinge di bianco e in estate regala dei paesaggi fiabeschi circondati da montagne verdi. Nonostante la bellezza incontestabile del borgo il paese risulta essere scarsamente popolato e quasi sconosciuto ed è per questo che nel 2018, anche qui, un gruppo di giovani, appoggiato dallo Stato svizzero pubblica una proposta per richiamare quante più persone possibili nel piccolo Comune del Canton vallese: la Svizzera offre 72.00 dollari (circa 60.000 euro) a coloro che volessero trasferirsi ad Albinen, ma attenzione, colui il quale volesse cambiare residenza e quindi ottenere il finanziamento per la costruzione di una casa dovrebbe avere degli specifici requisiti. Infatti, l’iniziativa nasce per far sì che il paese rinasca come un paese giovane, vitale ed economicamente attivo, si vuole quindi aumentare l’attrattività del borgo tramite un ripopolamento giovane che porti lavoro, attività commerciali e quindi nuove possibilità. I requisiti sono tre: tutti i componenti della famiglia non devono superare il 45° anno di età; una volta acquistata la casa questa va utilizzata come dimora fissa permanente; ed infine bisogna essere in possesso di un permesso di soggiorno svizzero.

Anche qui, quindi, l’iniziativa nasce da giovani volenterosi e propositivi che non vogliono che il proprio paese muoia o finisca nel dimenticatoio e cercano con coraggio di migliorare quel paese che li ha visti nascere e crescere e che non si vorrebbero mai voler vedere costretti ad abbandonare.
di Pamela Prosseda
Molto interessanti le esperienze dei giovani che fanno scoprire ad altri giovani la bellezza e il valore dei piccoli borghi. Anche questo è un modo per essere giovani civilmente impegnati! Invito a conoscere anche l’esperienza di “Borgo Universo” nel comune di Aielli (AQ) dove il CESC Project da molti anni realizza progetti di servizio civile che sostengono le iniziative e gli eventi di rigenerazione del paese di Aielli.