SULMONA E IL SERVIZIO CIVILE, DAGLI ANNI ‘60 AD OGGI
INTERVISTA A RICCARDO VERROCCHI – SECONDA PARTE
Questa è la seconda parte dell’intervista che abbiamo fatto a Riccardo Verrocchi il 19 agosto 2022. La prima parte si trova qui.
– Attualmente lavori nell’ambito della Cooperazione Sociale che da sempre accoglie i giovani del Servizio Civile, ti va di raccontarci la tua esperienza e di parlarci di come si sia evoluto l’interesse nella zona di Sulmona rispetto al Servizio Civile?
Sicuramente il tema del servizio civile è un tema che deve restare sempre attuale.
Per un giovane nella nostra realtà è un’opportunità di fare un’esperienza che ti dà anche “competenze lavorative”, come si dice oggi. Però noi contiamo soprattutto sul tipo di esperienza dal punto di vista relazionale, sociale e culturale che il ragazzo va a fare, anche per il lascito che può dare alla sua cerchia di amici, al suo network di relazioni.
Infatti, il servizio civile fatto in una realtà come la nostra, che è una cooperativa sociale attiva sul territorio da vent’anni, ha un significato molto forte. La speranza è che gli operatori volontari diventino ambasciatori del loro servizio civile, più consapevoli della realtà.
Un problema che noi stiamo cercando di affrontare è che i ragazzi tra i 20 e i 29 anni spesso non sanno che nel nostro territorio, quello della Valle Peligna (che è un territorio di aree interne, zona periferica, zona molto difficile) c’è una realtà che lavora con le donne vittime di violenza e con i migranti. Noi gestiamo l’unico progetto di accoglienza SAI (Sistema Accoglienza Integrazione quindi richiedenti asilo) del Centro Abruzzo e abbiamo una casa per donne con minori e due centri antiviolenza per ospitare donne che fuggono dalla relazione violenta.
Quindi il nostro lavoro è anche un lavoro culturale e ci aspettiamo che i nostri ragazzi, i ragazzi che svolgono servizio da noi, siano dei portavoce della nostra realtà. E negli anni un po’ sta avvenendo.
C’è però questa particolare situazione delle giovani generazioni a Sulmona e in valle Peligna: la maggior parte dei ragazzi, terminata la scuola superiore, non avendo alcun tipo di motivazione a restare, vanno all’università e spesso hanno difficoltà a rientrare.
Quindi ci scontriamo anche con questo problema, perché spesso manca la generazione che dovrebbe alimentare il servizio civile, le sue reti… Quindi, questo è un problema del nostro territorio con cui noi ci scontriamo.
Vediamo, però, che il servizio civile è una risposta a questa problematica e questo, tra virgolette, ci fa ben sperare e ben resistere rispetto a tutto questo contesto di difficoltà che viviamo.
– Sulmona è stato il luogo in cui si è svolto il Convegno di studi sul Militarismo nel Gennaio del 1971 organizzato dal gruppo di Azione Pacifista locale. In quel gruppo c’era anche Mario Pizzola, che nel Febbraio dello stesso anno insieme ad altri sette compagni è stato protagonista della prima Dichiarazione Collettiva di Obiezione di Coscienza al Servizio Militare.
Tu da anni sei un suo collaboratore e amico, com’è lavorare con lui, com’è stato negli anni?
A cavallo tra gli anni ’60 e ’70, con una coda negli anni ’80, il Gruppo di Azione Pacifista, di cui Mario era uno dei componenti e dei fondatori, è stata l’unica realtà che ha cercato di smuovere qualcosa in città.
Infatti, quando sentiamo parlare di lungo ’68, possiamo dire che da noi non sono mai arrivate, non avendo un movimento operaio sviluppato, un movimento studentesco universitario, etc.
Quindi, come dice sempre anche Mario, il GAP (Gruppo di Azione Pacifista) ha sempre svolto una sorta di supplenza, poiché, partendo dalle tematiche del pacifismo, della nonviolenza e dell’antimilitarismo, riportava a livello locale tutta un’altra serie di tematiche sociali, culturali, di impegno anche sindacale. Per esempio, spesso il GAP ha sostenuto i contadini del territorio che dovevano fare delle battaglie per il diritto all’accesso all’acqua irrigua contro il consorzio di bonifica. Oppure andava fuori le fabbriche di Bussi e a Pescara (zona già all’epoca più sviluppata di Sulmona dal punto di vista industriale), a fare attivismo sindacale.
Questo ruolo di supplenza è stato molto importante, perché in quegli anni era diventato anche il catalizzatore di una serie di informazioni che sul territorio stentavano ad arrivare, non avendo internet e i social.
Tanto è vero che Mario racconta sempre che, quando loro andavano ad affiggere un manifesto, un volantino oppure un foglio di giornale sulla loro bacheca che avevano a disposizione nel centro storico, si creava subito il capannello di persone, perché c’era la curiosità di sapere cosa il GAP stesse facendo.
Quindi il GAP è stato un punto di riferimento importante localmente, ma anche a livello nazionale con il convegno del 1971 era diventato un nodo nella rete dei pacifisti italiani.
Per quanto riguarda la figura di Mario, io lo conosco da quando andavo al liceo. Abbiamo stretto subito amicizia, ormai saranno almeno vent’anni.
L’ho incontrato sulle questioni legate alla difesa dell’ambiente nel territorio della Valle Peligna e nell’ambito delle attività della Casa della Pace. Anzi, se devo essere più corretto, l’ho conosciuto quando avevo 15 anni, partecipando alle attività della casa per la pace.
Da subito mi ha appassionato il suo approccio alla vita politica e, in particolare, la sua storia personale, essendo io molto appassionato di storia. Quindi ho sempre vissuto i suoi racconti in prima persona. Mi ha sempre appassionato la sua capacità di analisi della situazione, che spesso anticipa un po’ i tempi.
Noi ci fermiamo sempre a parlare di tantissime cose… Di recente, una semplice riunione sul nostro progetto di servizio civile è diventata una mattinata a parlare di storia e di attualità. E anche di futuro, perché Mario ha una visione futura che è paurosa. È questo quello che mi appassiona di Mario Pizzola.
Nonostante la sua storia, infatti, è una persona molto umile, che si mette alla pari, che ascolta molto e che vuole trasferire anche il suo bagaglio di memoria, quindi io mi auguro che questo progetto di servizio civile che stiamo facendo aiuti anche a questo, perché poi l’obiettivo è mettere online tutto il suo archivio digitalizzato e metterlo a disposizione sia dei ragazzi in servizio civile sia degli appassionati di storia che vogliono approfondire quel pezzo.
Mario fa parte di una microstoria che è a sua volta parte di una storia più ampia: quella dell’obiezione di coscienza. È stato il primo, insieme ad altri sei compagni, a fare l’obiezione di coscienza collettiva nel ’71, dopo il convegno di Sulmona di gennaio, perché fino ad allora c’erano state le obiezioni di coscienza individuali, come quella di Pietro Pinna che conosciamo tutti.
Dopo la prima obiezione di coscienza collettiva ce ne sono state altre e anche questo ha fatto capire al governo, al parlamento che poi ha votato una legge sull’obiezione di coscienza, che, pur non essendo proprio in linea con quello che chiedevano gli obiettori, è stata un primo passo. C’era questo movimento che andava crescendo proprio a livello di popolo ed è normale che quando si comincia a fare delle cose uniti si ha più impatto rispetto ad azioni fatte singolarmente, che pure fanno parte della storia del Movimento Nonviolento e che hanno portato dei risultati importanti.
– Tra le cose fatte insieme a Mario, c’è stata la cura della mostra “Il gruppo di Azione Pacifista di Sulmona e il suo contributo al riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza”. Ti va di raccontarci il percorso con cui siete arrivati ad organizzarla?
L’idea della mostra nasce nel 2015, da una chiacchierata in ufficio con Mario e con Lorena Di Cristofaro, che è stata colei che ha introdotto per prima il servizio civile in Cooperativa. Infatti, prima del 2014, anno in cui io sono entrato in Cooperativa, la Cooperativa aveva gestito i progetti per conto delle comunità montane in cui lavorava con la gestione dei servizi. Poi Lorena ha avuto l’idea di attivare dei progetti autonomamente nella cooperativa e i primi partirono proprio nel 2014.
Quindi, nel 2015, parlando con Mario, abbiamo avuto l’idea di organizzare un convegno sul servizio civile, legato sia alla storia che all’attualità e i due cardini del servizio civile oggi: da un lato un aspetto valoriale, dall’altro un aspetto più odierno legato all’attualizzazione di quei valori, ma anche all’importanza del servizio civile oggi in un territorio come il nostro, come vi dicevo prima.
Abbiamo organizzato questo convegno importante che aveva visto la partecipazione della Regione Abruzzo, del presidente della CNESC Licio Palazzini, di Mao Valpiana del Movimento Nonviolento, ovviamente c’era anche Mario che fece la sua testimonianza.
Come corollario al convegno organizzammo una mostra che andava girando all’epoca negli ambienti del Movimento Nonviolento dal titolo “Abbasso la guerra”, che in occasione del centenario della Prima Guerra mondiale ripercorreva la storia del movimento pacifista dal 1915 al 2015. Vista la presenza di Mario Pizzola, in quanto obiettore di coscienza e animatore del Gruppo di Azione Pacifista, ci siamo detti di provare a rinarrare la storia del GAP di Sulmona, visto che a Sulmona è poco conosciuta ai più, e di cominciare a farlo per restituire alla collettività un pezzo di storia che era sceso nel dimenticatoio, tranne che per le persone che lo hanno animato e ne hanno sempre parlato. Però ci siamo accorti che in città, rispetto ad altri fenomeni storici di microstoria locale o di personaggi legati a Sulmona, questo pezzo del GAP era meno conosciuto.
Quindi abbiamo avuto l’idea di raccogliere in quattro totem come appendice alla mostra sulla pace, la storia del GAP legata al riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza, di cui quest’anno celebriamo il cinquantesimo. Ed è stato un grande lavoro di sintesi, da cui poi è nata l’idea di cominciare a fare un lavoro con Rossano del CESC Project di recupero della storia di Mario in particolare e di andare, oggi, a digitalizzare l’archivio di Mario Pizzola obiettore. Questo, però, equivale a digitalizzare l’archivio di una storia di una rete che era quella del Gruppo di Azione Pacifista, poiché era lui quello che teneva le fila e anche la memoria del conservare qualsiasi volantino o ritaglio di giornale…
La mostra è formata da quattro totem in cui si ripercorre la storia del GAP, sia quell’attività legata al pacifismo e all’antimilitarismo sia quell’attività di supplenza politica, sindacale, culturale e sociale che dicevamo prima. C’è una parte sui valori che hanno ispirato il Gruppo di Azione Pacifista e la figura di Mario Pizzola e c’era una parte dell’obiettore Mario Pizzola, dove abbiamo raccolto la sua dichiarazione di obiezione, il suo diario dal carcere (perché ha scontato 6 mesi nel carcere di Peschiera del Garda), la sua corrispondenza con Aldo Capitini, con Ignazio Silone, con persone di riferimento di alto spessore culturale dell’epoca.
Poi c’è tutta una parte sulle vignette di Mario Pizzola, perché Mario ha da sempre coltivato questa sua passione per il disegno e la vignetta, che gli riesce benissimo. Ha pubblicato anche un paio di libri di vignette, uno negli anni ’80 proprio legato al Movimento Nonviolento. È stato per molti anni anche il vignettista del Centro, che è il quotidiano principale dell’Abruzzo. Tuttora porta avanti questa attività, perché ogni tanto per le questioni legate all’ambiente o ad altre situazioni utilizziamo le sue vignette. Anche in cooperativa, un anno per il 25 novembre (Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne) abbiamo utilizzato come manifesto per sensibilizzare alla tematica una sua striscia.
Quelle vignette, pur essendo ambientate in quel periodo storico, hanno un’attualità e un impatto fortissimo anche alla luce dei tantissimi conflitti che abbiamo ancora in corso in Italia, al di là del conflitto in Ucraina che ormai conosciamo tutti.
Io ho provato a fare questo esperimento: ho riletto la sua dichiarazione di obiezione oggi, dopo che è scoppiata la guerra in Ucraina. E quello che lui scrive nella sua obiezione di coscienza è attualissimo (infatti la prima cosa che gli ho detto è questa). È attualissima rispetto a quanto continuiamo a dire oggi sulla necessità della pace.
Anche perché la sua dichiarazione, ma un po’ tutte le dichiarazioni che leggiamo hanno questo respiro molto più ampio rispetto alla questione dell’obiezione in sé. Si parla non solo di pace, di nonviolenza, di obiezione, ma anche di diritti sociali, di diritti civili, che sono alla base della società nonviolenta e di un mondo fatto di pace o, comunque, libero dagli armamenti.
La frase di Pertini “svuotiamo gli arsenali e riempiamo i granai” si può attualizzare in “compriamo meno F35 e finanziamo di più le scuole e gli asili” visto che mancano, “finanziamo di più i servizi sociali, invece di spedire armi in Ucraina”.
Forse una società di pace la costruiamo soprattutto garantendo quei diritti che oggi purtroppo mancano.
Riferimenti fotografici:
– La foto risale a una marcia della pace Sulmona – San Cosimo organizzata dal GAP.
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